Ponteggio

A garanzia della continuità operativa

La portata elevata unita alla modularità del ponteggio Layher consente di progettare strutture meno intrusive grazie anche alla disponibilità di molti accessori speciali.
La facciata della basilica di San Petronio a Bologna coperta dal ponteggio rivestito dal telo scenografico che la rappresenta.

Durante la realizzazione dell’impalcato sulla facciata della Basilica di San Petronio a Bologna si sono resi necessari numerosi adattamenti, resi possibili dalla modularità e dalla gamma di accessori del ponteggio multidirezionale Layher.

Uno dei lati di Piazza Maggiore, la piazza più importante di Bologna, è dominato dalla Basilica di San Petronio la cui facciata marmorea fu completata solo in parte. Per due terzi dell’altezza (51 m) i mattoni grezzi sono esposti alle intemperie da oltre cinque secoli.

La facciata. Il rilievo della facciata ha mostrato che non si tratta di un piano continuo, ma una serie di superfici variamente raccordate, non complanari né perfettamente verticali. Inoltre sotto il sagrato della Basilica si trovano due antiche gallerie, solo in parte accessibili che non ne permettevano una sicura tenuta. Il sagrato è stato quindi rivestito con uno strato di particolare poliuretano, realizzato appositamente, gli eventuali carichi puntiformi, pericolosi per le lastre di marmo sottostante, sono stati così ripartiti su una «impronta» molto più larga, limitando il carico medio a un valore prudenzialmente accettabile. Al poliuretano è stata sovrapposta una struttura di pannelli in legno e travi lamellari, a più strati, su cui poggiano i montanti del ponteggio. Per i montanti più critici sono state previste particolari strutture ausiliarie «di soccorso» per sorreggere il carico nel caso di un cedimento improvviso e localizzato del sagrato. La struttura è poi stata zavorrata in maniera asimmetrica, per imporre un momento di antiribaltamento durante la costruzione delle parti a sbalzo ed equilibrare ulteriormente i carichi sulle volte delle gallerie sottostanti.

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Il ponteggio. Per risolvere questi problemi si è scelto di utilizzare il ponteggio Multidirezionale Layher. La portata elevata unita alla modularità consente di progettare strutture meno intrusive grazie anche alla disponibilità di molti accessori speciali. La struttura risultante è intrinsecamente rigida, ma ha nel contempo una piccola elasticità nei singoli nodi, unita a un modulo di resistenza molto elevato. Questa caratteristica aiuta la struttura a reagire nel caso di improvvisi carichi localizzati, che vengono automaticamente distribuiti tra i nodi vicini. I primi 24 m in elevazione sono stati realizzati senza nessun ancoraggio alla parete di marmo, oggetto del restauro e di tenuta inconsistente. Proseguendo in elevazione, la struttura si è protesa a sbalzo per circa 6 metri per poi proseguire in altezza fino a 54 m; qui gli ancoraggi erano possibili ma dovevano essere il meno invasivi possibile per non intralciare il restauro. Infine, l’intera struttura è stata rivestita con un telo scenografico della superficie di oltre 4000 mq. All’altezza di 24 m era prevista la realizzazione di un terrazzo panoramico, accessibile a turisti e visitatori e quindi occorrevano due scale comode e omologate per il pubblico, oltre a un ascensore, da utilizzare anche come montacarichi, il tutto doveva essere invisibile all’esterno  Infine, una volta raggiunta la facciata superiore, dopo aver superato uno sbalzo di 6 m, gli ancoraggi primari sono stati realizzati utilizzando le buche pontaie lasciate nella facciata dai costruttori nel 1600 il cui ancoraggio è avvenuto per espansione. Ogni ancoraggio è stato testato, con una attrezzatura idraulica realizzata appositamente, per uno sforzo di 2.500 decanewton, e successivamente ricontrollato mensilmente, annotando i risultati di prova su di un apposito registro.

Il telo scenografico. Oltre 4000 mq di pvc microforato ad alta resistenza ricoprivano il ponteggio con la riproduzione fotografica della facciata della Basilica corretta prospetticamente e colorimetricamente. La Soprintendenza per i beni culturali e ambientali ha richiesto che l’immagine rappresentata fosse in tutto e per tutto identica a quella reale. Sono quindi state realizzate 256 fotografie della facciata che sono state poi cucite insieme per mantenere le proporzioni. Inoltre sono state fatte cinque prove colore a grandezza naturale e sottoposte all’approvazione della soprintendenza, con porzioni rappresentative del telo, controllate a varie ore del giorno per verificare che la resa cromatica, con il movimento del sole, mantenesse l’effetto della facciata reale. La notevole ampiezza della superficie di questo telo scenografico ha comportato diverse problematiche: se si considera che l’Amerigo Vespucci ha una superficie velica di 2600 mq, ci si può fare un’idea degli sforzi indotti dal vento non solo sui bordi, ma su tutta la superficie; quindi dietro alle varie sezioni del telo sono state saldate strisce di terzaroli in modo da ripartire gli sforzi di trazione (molto forti, quando il vento è di bolina e corre parallelo alla facciata) portandoli sui singoli nodi del ponteggio retrostante, e da qui agli ancoraggi. Sono stati installati anemometri digitali, collegati all’impianto di allarme per segnalare progressivamente l’evolvere della situazione ed eventualmente ordinare, automaticamente, la successiva evacuazione dei visitatori e del personale presente sul ponteggio. Una telecamera a infrarossi, accessibile via internet, consentiva infine la sorveglianza continua del ponteggio.

Chi ha fatto Cosa
Committenza, progetto e dir. lavori architettonici: arch. Roberto Terra;
arch. Guido Cavina
Assistente dir. lavori: arch. Marco Berti
Progettazione ing.: Lucca Bergamin
Progettista del ponteggio, progetto esecutivo e dir. lavori strutture: prof. ing. Raffaele Poluzzi
Direzione tecnica: Giuliano Gramigna di Gramigna srl
Direzione del cantiere: Nicola Coppetta
Esecuzione e montaggio: Paolo Gramigna di Gramigna srl

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