Affresco | Ripristino degli intonaci

Colore «a fresco»

Riproposizione della decorazione a fresco su di una storica casa di pescatori a Prà (Ge).

Il manufatto oggetto dell’intervento è una tipica casetta di pescatori (si trova infatti sulla fascia litoranea un tempo a contatto con la spiaggia di Prà) a due piani, con tetto coperto in abbadini di ardesia e sistema distributivo articolato.

Ha due facciate a est, una a nord, una a ovest e una piccola a sud, quest’ultima prospiciente il cortile della casa a schiera cui il nostro edificio è parzialmente unito. Questa breve digressione sullo sviluppo planimetrico spiega in parte la scelta dell’intervento per un rifacimento ad affresco: infatti l’edificio non presenta prospetti fortemente interessati dal soleggiamento meridionale, ed è caratterizzato da campiture di estensione piuttosto limitata. Lo stato del degrado dei materiali (sia degli abbadini del tetto che dell’intonaco) erano tali da presumerne l’intera rimozione. Inoltre l’area nella quale si inserisce l’edificio ricade in zona vincolata dal punto di vista paesaggistico, cosicché era possibile evitare l’istanza per l’ottenimento dell’Autorizzazione Paesaggistica alla sola condizione che nulla venisse variato, sia per quanto riguarda i materiali sia per le tonalità cromatiche. 

Formulazione degli impasti dell’intonaco

Si è proceduto alla rimozione dell’intonaco fino al vivo della muratura e alla pulitura delle superfici, prima con spazzole di saggina poi con acqua ruscellante. Dopodiché si sono realizzati gli strati tradizionali di intonaco. Il primo rinzaffo è caratterizzato da inerti di granulometria di grandi e medie dimensioni (1/15 mm) e legante costituito da calce idraulica naturale Nhl 3,5 in proporzioni di 1/3 e 2/3. È importante l’esecuzione, che deve essere eseguita a mano: la forza impressa dall’operatore a ogni singolo lancio di malta sul muro, determina la maggiore o minore tenuta dello strato stesso al supporto. A operazione conclusa e quando lo strato è sufficientemente solido da reggere una seconda passata, si procede allo stesura dell’arriccio (secondo strato). Anche quest’ultimo avrà le medesime proporzioni tra legante e inerte, ma una granulometria inferiore (0,1/5 mm). È comunque buona norma evitare una sabbia troppo vagliata, cioè dimensionalmente uniforme, in modo tale da favorire una stagionatura priva di cavillature, in seguito si procede alla lisciatura con fratazzo di legno. Quando la consistenza dello strato lo permette, si procede all’ultimo strato: l’intonachino. Questo è caratterizzato dal medesimo legante e dalla sabbia fine, in proporzioni leggermente variate: 40% legante, 60% inerte. Lo spessore è invece ridotto a 0,5/1 cm e la lisciatura finale avviene mediante movimenti rotatori con il fratazzo di spugna. 

Scelta del colore

Prima della demolizione dell’intonaco si è provveduto al rilievo del colore nelle parti meno degradate. Si trattava di un rosso genovese, non realizzabile mediante la stesura dell’intonachino colorato, sia che fosse già preparato che realizzato in cantiere. Si è così scelto di operare conformemente al passato: stemperare i pigmenti nell’acqua di calce. Già in fase di allestimento del cantiere è stata messa in grandi bidoni calce aerea magnesiaca, aggiungendo poi acqua in proporzione tale da ricavarne una giusta quantità per l’occorrenza successiva. È necessario mescolare bene l’impasto e, successivamente, lasciarlo «riposare», in modo tale che la calce vada a depositarsi sul fondo e rimanga nella parte superiore l’acqua di calce satura di carbonato di calcio. Nel caso esaminato, dovendo ottenere un colore molto intenso simile al rosso genovese originario, si è proceduto a stemperare circa 80 g di pigmento in 1 l di acqua di calce. Nella scelta del colore occorre utilizzare pigmenti che siano resistenti alla causticità del legante: solitamente si utilizzano terre naturali o ossidi di minerali. Per le tonalità sul rosso, le terre naturali più usate in miscela con la calce e perfettamente resistenti a essa sono: la terra di Siena bruciata, il rosso pompeiano, il rosso inglese, il rosso di Venezia, il rosso di Marte. Per quanto riguarda gli ossidi, ossia i pigmenti derivati dall’ossidazione o dalla reazione chimica, più o meno complessa, di alcuni minerali (ferro.) si ha il rosso ossido e il rosso d’Alizarina. Gli ossidi hanno solitamente un potere colorante maggiore rispetto alle terre. Nel caso specifico si è scelto di utilizzare una terra: il rosso pompeiano.

Modalità di stesura dell’intonaco

Il manufatto in questione è caratterizzato da muratura mista in pietra e mattoni. Ha delle sporgenze sottointonaco e delle irregolarità dovute ad aggiunte e variazioni effettuate in epoche passate. Tutto ciò conferiva un aspetto irregolare che andava certamente preservato evitando la stesura di punti di lista e procedendo all’accompagnamento dell’intonaco sulla muratura sottostante.

Modalità di stesura del colore

Dopo aver determinato il colore si è proceduto alla stesura dello stesso dall’alto verso il basso, mediante l’utilizzo di una pennellessa di medie dimensioni. Occorre che lo strato dell’intonachino sia «fresco» cioè ancora umido, in modo tale da consentire la penetrazione dei pigmenti e il loro «ancoraggio» attraverso il processo chimico della carbonatazione. Se l’intonachino (e gli strati sottostanti) fossero già parzialmente carbonatati, asciugati e stagionati, non avverrebbe tale processo e il colore così applicato avrebbe vita breve, dilavato alle prime piogge. Occorre pertanto tinteggiare l’intonaco fresco con pennellate decise, a movimento rotatorio, e con pennello sempre ricco di acqua colorata. Per avere sempre la stessa cromia, bisogna avere l’accortezza di rimescolare frequentemente il liquido poiché il pigmento tende a depositarsi sul fondo.

Limiti e difficoltà incontrate

Prima di procedere alla scelta di un intervento «a fresco» bisogna bene considerare il cantiere, la conformazione del manufatto e non ultima, la disponibilità dell’impresa. Occorre che la manodopera non sia soltanto in grado di effettuare le corrette operazioni, ma che sia elastica e di buona volontà in grado di «adattarsi» ai tempi delle lavorazioni. Non si può infatti fare una lavorazione estesa a più facciate e poi passare a quella successiva e così via (cantiere in «orizzontale»), ma alla stesura del primo strato è seguito quello del secondo e dell’intonachino, per poi cominciare immediatamente dopo il tinteggio (cantiere in «verticale»), in modo tale da effettuare le corrette operazioni nei tempi giusti. Non si può pensare di tinteggiare una parte residua il giorno dopo, o lasciar passare troppo tempo tra uno strato e l’altro perché altrimenti verrebbe compromesso l’esito finale. Bisogna quindi calibrare bene le superfici da realizzare, soprattutto quella dell’intonachino e il tinteggio a fresco, in modo tale da terminare nella stessa giornata, oppure eliminare fisicamente lo strato che non si è potuto tinteggiare e stenderlo nuovamente il giorno successivo (vedi anche «pontata» e «giornata»).

L’edificio prima dei lavori.

Riflessioni a margine dell’esperienza

Nel caso qui trattato, si è optato per una riproposizione della coloritura a fresco dopo un’attenta riflessione. Sono stati cioè valutati sia i pro sia i contro che questa operazione poteva comportare. Tra i vantaggi vi è la possibilità di ottenere una durata maggiore della coloritura, in quanto l’intonaco così trattato è comunque traspirante, con tonalità più vicine a quelle delle antiche case dei pescatori; tra gli aspetti negativi vi è quello di sacrificare l’intonaco pre-esistente. Questa decisione molto onerosa per quanto riguarda la conservazione della materia, può essere presa, a mio parere, solo quando, come in questo caso, lo stato di degrado dell’intonaco è molto avanzato. Riproporre un intonaco affrescato presuppone la perfetta conoscenza della tecnica e la sapiente valutazione del colore; l’operatore deve saper dosare la saturazione del colore sapendo che la resa finale sarà diversa da quella di applicazione, il colore infatti dato su intonaco bagnato tenderà ad apparire molto più scuro e più saturo di quello che poi sarà a intonaco asciutto. L’operatore dovrà inoltre valutare, da caso a caso, la più idonea stesura dell’intonaco; dovrà decidere per esempio se optare per una stesura «a giornate», una stesura «a pontate», o, come nel caso descritto, se l’oggetto architettonico lo permette, procedere per singole facciate. Dovrà essere comunque, in tutti i casi, molto attento a una buona esecuzione delle commettiture tra le diverse porzioni di intonaco. La soluzione qui presentata minimizza questo problema in quanto la commettitura tra porzioni omogenee di intonaco risulta essere in corrispondenza dello spigolo dell’edificio. Le particolari variazioni di colore sulla superficie finita sono volute in quanto segni e memoria di quanto questa «piccola casa» nel tempo ha subito.

Il degrado dell’intonaco.

Per saperne di più

Si veda l’articolo di P. Bensi e L. Taccia, «Pontate e giornate», in rivista «Progetto colore», n. 6/2006, ed. Tecniche Nuove, Milano, pp.21-22 e l’articolo di T. Mannoni «Conoscenza e recupero edilizio» in Nam (Notiziario di archeologia medievale) n. 53, 1990, Sagep, Genova, pp.3-4 e il libro di S. Ghigino, «La realtà dell’illusione. Teoria e pratica nella decorazione architettonica dipinta», ed. Hoepli, Milano, 2006.

Glossario

Acqua di calce si ottiene dalla soluzione di acqua e grassello di calce; se si lascia riposare a lungo la miscela di acqua e grassello di calce si avrà il deposito del calcare e dunque un’acqua limpida e incolore ma capace di un effetto legante ereditato dal grassello stesso. Viene utilizzata quando si vogliono ottenere colori molto accesi, in questo caso i pigmenti vengono direttamente aggiunti all’acqua di calce.

Calci idrauliche i prodotti ottenuti con la cottura di marne naturali oppure di mescolanze omogenee di pietre calcaree e di materie argillose sono indicati come Calci idrauliche naturali. Le calci idrauliche naturali vengono contraddistinte con la sigla Nhl (Natural hydraulic limes) in quanto non sono modificate e idraulicizzate con l’aggiunta di materiali pozzolanici o idraulici (clinker, cemento, ceneri). La normativa prevede la distinzione, basata sulla resistenza meccanica a 28 gg, tale distinzione si traduce nella definizione di tre classi: Nhl 2, Nhl 3,5 e Nhl 5. Commettitura giuntura tra due porzioni di intonaco, in genere tra due pontate o due giornate.

Grassello di calce prodotto derivato dallo spegnimento in «fossa» di sassi calcarei cotti in fornace. Si presenta come una crema bianca molto densa, ha un’ottima capacità legante.

Giornata porzione di intonaco applicata seguendo la logica dettata dal disegno progettuale, può essere più o meno estesa a seconda della difficoltà di esecuzione delle varie parti della decorazione.

Latte di calce soluzione di acqua e grassello di calce nelle percentuali necessarie a produrre un vero e proprio latte che il pittore usa come base legante per i suoi pigmenti. Il latte di calce è una pittura perfettamente bianca. Se vi si aggiungono pigmenti colorati si avranno pitture colorate. Se il colore finale deve essere molto acceso, la percentuale di latte di calce della miscela deve essere ridotta.

Pontata porzione di intonachino che si stende in corrispondenza dei diversi livelli del ponteggio: ha una forma rettangolare e non prevede divisioni interne verticali, se non quelle dettate da limiti fisici quali per esempio la presenza di aperture.

Chi ha fatto Cosa

Progetto e direzione lavori arch. Patrizia Pittaluga

Impresa esecutrice Nani Gianfranco di Genova

Autori

Patrizia Pittaluga, architetto, libero professionista 

Daniela Pittaluga, Dsa – Università degli Studi di Genova

 

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