Filiera delle costruzioni | La giornata della collera

Da Milano un patto per la crescita del Paese

Un "colpo d'occhio" straordinario in piazza Affari, a Milano, il cuore produttivo della città. Dei caschetti gialli, depositati sul selciato della piazza, a rappresentare i lavoratori delle costruzioni che al posto di essere nei cantieri vivono il dramma della mancanza di lavoro. Così ha avuto inizio la Giornata della collera, iniziativa che ha raccolto 20 rappresentanze delle associazioni attive nella filiera delle costruzioni.

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«Le imprese di costruzione sono allo stremo delle forze: hanno resistito per anni ma oggi hanno esaurito tutte le loro le risorse e non vedono all’orizzonte nessuna possibilità d’invertire un ciclo economico così negativo. La disperazione degli imprenditori che vedono morire le loro aziende si accompagna a quella dei lavoratori, vera ricchezza delle imprese, che perdono il loro lavoro, il loro futuro. 600 lavoratori allontanati da un’azienda fanno notizia per mesi sui media, mentre 360.000 addetti delle costruzioni senza lavoro non fanno notizia perché frammentati in decine di migliaia d’imprese e perché fino a oggi noi non eravamo scesi mai in piazza. Oggi lo abbiamo fatto».

Così Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil Ance introducendo a Milano (a Palazzo Mezzanotte) «La Giornata della Collera»promossa da 20 associazioni del comparto delle costruzioni, un’occasione per dichiarare la volontà di fermare un inaccettabile declino e per rilanciare un settore fondamentale per la tenuta sociale ed economica dell’intero Paese: basti pensare che una domanda aggiuntiva di 1 miliardo di euro nelle costruzioni genera una ricaduta complessiva nell’intero sistema economico di 3.374 milioni di euro e un aumento di 17.000 occupati.
Alla giornata hanno preso parte più di mille persone, in rappresentanza delle imprese, degli operatori e dei professionisti dell’intera filiera delle costruzioni.

Caschetti gialli. Con un gesto di protesta simbolica per denunciare lo stato di profonda crisi che il settore vive, l’intera Piazza Affari è stata ricoperta da caschetti gialli, che rappresentano idealmente i posti di lavoro persi a Milano nel 2012.
Ma la collera si è tradotta in un Manifesto con il quale il mondo delle costruzioni ha rivolto un ultimo appello alla classe politica perché trasformi le istanze del settore in concrete e rapide azioni e provvedimenti legislativi.

All’iniziativa sono intervenuti diversi esponenti del mondo politico e istituzionale: Umberto Ambrosoli, Nichi Vendola, Carlo Dell’Aringa, Gian Luca Galletti, Maurizio Lupi, Oscar Giannino, Roberto Maroni, Giuliano Pisapia, Guido Podestà e in collegamento telefonico il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi.
L’ing. De Albertis nel suo intervento aveva evidenziato come l’impegno di generazioni di costruttori aveva fatto sì che l’Italia divenisse il settimo Paese industriale al mondo, e questo in meno di venti anni dalla fine del secondo conflitto mondiale ma ora «sembra che alla classe politica non interessi più cambiare il volto di città e territori rendendoli moderni, vivibili, belli e attrattivi. Il territorio, i beni storici monumentali e ambientali sono i gioielli di famiglia da valorizzare ma nel contempo occorre consentire alle persone di muoversi liberamente nelle città e nel Paese, alle merci di raggiungere ogni luogo, ai rifiuti di essere smaltiti, agli stranieri di raggiungere l’Italia con facilità e con ogni mezzo. Siamo costruttori, siamo capaci di fare e di metterci in gioco.
La scommessa di un futuro migliore per il paese passa, ne siamo consapevoli, anche attraverso una impresa moderna, diversa e migliore, anche a costo di una dura selezione.
Vogliamo fuori dal mercato chi fa l’imprenditore edile senza requisiti professionali, senza capacità patrimoniale adeguata, senza reputazione e rispetto delle regole e dei propri lavoratori. Ma non possiamo accettare che questo avvenga senza avere la certezza che lo Stato, le istituzioni coinvolte, svolgano il proprio ruolo di sorveglianza e di controllo»
 ha sostenuto il presidente di Assimpredil Ance evidenziando come al Paese e per lo sviluppo dell’economia italiana «non serve uno Stato giustizialista ma uno Stato che sia in grado di far rispettare con equità le proprie leggi senza pregiudizi, che sia in grado di intervenire con efficacia, recuperando l’efficienza della sua struttura burocratica amministrativa. Noi stiamo lavorando per innovare il nostro prodotto, per aumentarne le prestazioni e ridurne i costi, affinché diventi un vero prodotto industriale.
Stiamo investendo nella trasformazione dei nostri processi produttivi. Puntiamo ad offrire al mercato un prodotto qualitativamente diverso, migliore nelle prestazioni, con una data di fabbricazione e una data di scadenza, per questo vogliamo essere più trasparenti dando certezze al consumatore finale anche sui costi di esercizio e di manutenzione offrendo garanzie reali, con la certezza in caso di inadempimento di essere messi ai margini del mercato. Questi sono i presupposti del patto che il mondo dell’edilizia che rappresento propone alla politica e al Paese.
Ci aspettiamo risposte concrete per fronteggiare l’emergenza: un cambio di rotta nelle politiche fiscali che possano divenire strumenti premiali di crescita; il rispetto degli accordi contrattuali e il pagamento del dovuto; azioni di riattivazione della leva del credito per le imprese e le famiglie; un vero alleggerimento del peso della burocrazia; l’intensificazione della vigilanza e del controllo per stanare e combattere chi opera fuori dalle regole; il sostegno alla domanda per far ripartire gli investimenti nel settore.

Claudio De Albertis, presidente Assimpredil Ance.

Ci aspettiamo – ha concluso De Albertis raccogliendo un consenso generale degli addetti ai lavori che ha rasentato la standing ovation – che sia data priorità in termini di strategie pubbliche ai nodi del territorio, alle nostre aree metropolitane, perché senza città attrattive l’economia del Paese non riparte e l’edilizia non può contribuire al progetto di sviluppo italiano».

Le venti associazioni di settore. Insieme ad Assimpredil Ance la Giornata della collera è stata promossa da:

  • Acai (Associazione cristiani artigiani italiani)
  • Anit (Associazione nazionale per l’isolamento acustico e termico)
  • Aspesi (Associazione società di sviluppo immobiliare)
  • Assogesso (Associazione produttori italiani gesso)
  • Assoimmobiliare (Associazione dell’industria immobiliare, coordinamento Milano)
  • Assolombarda
  • Assomalte
  • Cna (Confederazione artigianato e pmi)
  • Casartigiani Lombardia
  • Unione artigiani della provincia di Milano e di Monza e Brianza
  • Consulta regionale geometri e geometri laureati della Lombardia
  • Uncsaal (Unione nazionale costruttori serramenti alluminio acciai e leghe)
  • Confindustria Monza e Brianza
  • Confindustria alto milanese
  • Confartigianato (Apa Milano Monza e Brianza)
  • Croil (Consulta regionale ingegneri Lombardia)
  • Fimaa (Collegio agenti di affari in mediazione province di Milano, Monza e Brianza),
  • Federcomated (Federazione nazionale commercianti materiali edili)
  • Consulta regionale lombarda degli ordini degli architetti, pianificatori e paesaggisti conservatori)

Cosa si deve fare. Per i vertici delle venti associazioni che hanno partecipato all’iniziativa per far ripartire il settore e quindi far ripartire il Paese occorre:

  • liberare le risorse disponibili bloccate da una burocrazia soffocante e da regole disincentivanti come il Patto di stabilità interno;
  • valorizzare la qualità italiana del prodotto edilizio accentuandone il valore di sostenibilità ambientale;
  • attrarre investimenti privati ridefinendo politiche fiscali che oggi deprimono l’investimento immobiliare rispetto a quello mobiliare e colpiscono maggiormente i processi di trasformazione e rigenerazione urbana;
  • ridare equità ai contratti dando certezza ai tempi di pagamento;
  • riportare le banche al loro storico ruolo di partner degli operatori e delle famiglie;
  • definire una moderna politica industriale basata su credibilità, trasparenza, garanzie reali, qualificazione, merito, professionalità.

Giorgio Squinzi: «Confindustria per l’Italia»

Giorgio Squinzi, in collegamento audio da Roma.

I numeri della crisi. La crisi economico-finanziaria sta trascinando il settore delle costruzioni – un’industria motore dell’intero sistema economico – nella recessione più grave dal dopoguerra. Sono necessarie una politica industriale nel medio-lungo periodo e misure strutturali in grado di invertire le tendenze in atto, con risposte alla domanda abitativa, infrastrutturale e di qualità urbana, per stimolare la crescita duratura del Paese.
Tra il 2008 e il 2012 il settore ha perso il 26% in termini reali di produzione, ovvero 43 miliardi di euro. Dalla fine del 2009, 40.000 imprese hanno chiuso e moltissime sono sull’orlo della chiusura o del fallimento.
Nel 2012 gli investimenti in costruzioni registrano una flessione del 7,6% in termini reali e a fine 2013 il settore delle costruzioni avrà perso, in 6 anni, circa il 30% degli investimenti. Soffrono tutti i comparti, dalla produzione di nuove abitazioni, che in questi sei anni (dal 2008 al 2013) avrà perso il 54,2%, all’edilizia non residenziale privata, che segna già una riduzione del 31,6%, alle opere pubbliche, che registrano una caduta del 42,9%.
Gli effetti sulle imprese e sull’occupazione sono pesantissimi: le costruzioni hanno perso, dall’inizio della crisi a oggi, 360.000 posti di lavoro. La perdita occupazionale supera i 550.000, se si considerano anche i settori collegati, senza tener conto degli studi professionali costretti a ridurre i collaboratori.

Perché a Milano? Perché la giornata della collera si è tenuta a Milano? È stato scelto il capoluogo lombardo perché ospiterà l’Esposizione Universale del 2015 e sarà quindi la vetrina dell’Italia in tutto il mondo; perché qui ha sede la maggior parte delle imprese della filiera delle costruzioni e degli studi professionali; perché qui è concentrato il più alto numero di lavoratori delle costruzioni; perché in questo territorio è il motore economico del Paese.
Milano città da sempre motore e avanguardia del Paese, può e deve un esempio positivo e virtuoso di capacità di visione strategica, di cultura della trasformazione, della qualificazione, della rigenerazione urbana, di interventi che producano ricadute in termini economici, ma anche sociali ed ambientali.
Rebecca Alberti  (immagini e video di Giovanna Ferraresi)

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