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Il futuro prossimo di Unieco: grandi opere infrastrutturali e ambiente

Nell’arco dei prossimi quattro anni il gruppo si concentrerà sulle attività legate ai lavori ferroviari in Italia ed all’estero, sullo sviluppo delle competenze nel settore ambientale focalizzando nel settore costruzioni i progetti legati a concessioni e grandi infrastrutture.

Al termine dell’assemblea dei soci, Unieco ha ribadito la volontà di procedere a un riassetto organizzativo della struttura operativa del gruppo (attivo da oltre 110 anni), coerente con il mutato contesto di mercato.

Mauro Casoli, presidente gruppo Unieco.

Secondo il contenuto del piano poliennale presentato e condiviso dai soci, nei prossimi quattro anni (ovvero nell’orizzonte temporale del Piano) il gruppo Unieco si concentrerà sulle attività legate ai lavori ferroviari (Clf e le sue controllate da sole fatturano oltre 100 milioni di euro e vantano un portafoglio lavori commesse che supera i 400 milioni, per oltre la metà all’estero); privilegerà lo sviluppo del settore ambientale (Unieco da oltre 30 anni opera nelle attività industriali legate all’ambiente con progetti e realizzazioni sia in Italia che all’estero dove sono possibili ulteriori espansioni); focalizzerà le sue attività nel settore delle costruzioni su progetti legati a grandi infrastrutture (il portafoglio lavori producibile prevalentemente nei prossimi due anni è di oltre 1 miliardo) e su concessioni autostradali; e infine, concentrerà le sue attività, quanto al settore laterizi, sulle produzioni che hanno concrete opportunità di sviluppo (ovvero le fornaci di Fosdondo e Gral, i prefabbricati Ape e il cemento cellulare Airbeton).

Unieco confermerà quindi il suo posizionamento tra le grandi imprese italiane di costruzione, bilanciando, tuttavia, la sua attività caratteristica, ancora naturalmente legata al mercato delle costruzioni e delle grandi opere infrastrutturali, con attività industriali, destinate a utenze nazionali e straniere, connesse ai settori dell’ambiente e dei lavori ferroviari.

Sulla base di ragionevoli e prudenti assunzioni (si ricorda peraltro che a sostegno del proprio sviluppo Unieco può mettere in campo una patrimonializzazione superiore ai 290 milioni di euro), alla fine del periodo considerato, fatturato e redditività saranno in crescita rispetto ai livelli pre-crisi e, anche in virtù della dismissione di assets non strategici e immobiliari, il rapporto debiti/equity si attesterà, alla fine del 2016, intorno al 60% (valore quest’ultimo considerato ottimale dagli analisti finanziari).

Il Piano per la sua completa realizzazione richiede la condivisione e il sostegno in tempi rapidi del ceto bancario per assicurare quei flussi di liquidità di cui Unieco necessita (per completare gli investimenti avviati e per consentire il mantenimento di corretti rapporti con i propri fornitori) e rispetto ai quali i fondamentali economici e patrimoniali della società e del suo gruppo costituiscono una sicura e affidabile garanzia.
A questo fine Unieco ha avviato con il ceto bancario un confronto serrato ormai da qualche mese, sui cui esiti ancora pendono incognite, anche dipendenti dall’attuale particolare congiuntura economica, che ove non fugate in breve termine potrebbero dimostrarsi capaci di indebolire la sostenibilità del Piano nella sua dinamica temporale.

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