San Marco Award

Premio all'architettura riqualificata utilizzando il colore come fonte di emozione

Con l’obiettivo di promuovere la cultura cromatica in architettura Colorificio San Marco ha indetto la prima edizione del concorso internazionale San Marco Award patrocinato dall’Università di Venezia Iuav e dal Politecnico di Milano.

 

Il vincitore è stato un progetto che aveva l’obiettivo di utilizzare il colore come un’installazione d’arte e «trompe l’oeil» contemporanei realizzati utilizzando giochi di specchi, vetri e pigmenti speciali, proiezioni e retro illuminazioni atte a fornire delle illusioni ottiche. Il concorso è diviso in due sezioni: project e research. La prima è dedicata a progetti nazionali e internazionali in fase di realizzazione sul territorio italiano. I progetti possono essere sia di interni che di esterni, relativi a nuove costruzioni oppure a restauri e ristrutturazioni. La categoria research è invece aperta a tesi di studenti delle facoltà di architettura. La città di Venezia ha ospitato la premiazione di questa prima edizione, che ha raccolto oltre 90 iscrizioni. Il primo classificato è stato l’architetto Marco Poncellini con il progetto Collina degli elfi. Così ha deciso la giuria presieduta da Luca Molinari, curatore del padiglione Italia alla Biennale architettura di Venezia nel 2010, e composta da Anna Barbara (Facoltà di architettura e società del Politecnico di Milano, polo Piacenza), Giancarlo Carnevale (preside della Facoltà di Architettura dello Iuav di Venezia), Aldo Cibic (Cibic&Partners), Cherubino Gambardella (Gambardella Architetti), e Alessandrina Tamburini (Colorificio San Marco). Claudia Patuzzo con la tesi di progettazione «Il colore nell’architettura, superfici spazi luoghi» è invece la neolaureata vincitrice della sezione «Research». Claudia Patuzzo si è aggiudicata il primo premio della sua categoria grazie a un lavoro ricco e approfondito nella ricerca, maturo e sensibile nel progetto. Il premio San Marco Award consiste nella sponsorizzazione tecnica, da parte del Colorificio San Marco, in modo da poter concretizzare il progetto, attraverso la collaborazione con l’azienda, e rendere il colore protagonista dell’architettura. Il vincitore della categoria research ha invece l’opportunità di fare uno stage di 6 mesi, retribuito, presso il Colorificio San Marco.

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Il progetto
Si tratta del progetto di ristrutturazione e riqualificazione dell’ex convento di Graviano nel comune di Govone in Piemonte, un luogo per il recupero psicofisico dei bambini malati di cancro in remissione di malattia e per le loro famiglie. Il progetto architettonico è teso a favorire l’incontro delle famiglie ospitate con la struttura del convento, le sue suggestioni, le patine lasciate dal tempo, il tutto, però, da amplificare al fine di realizzare un’atmosfera ideale per i bambini i loro famigliari e i vari terapeuti. Sono necessari quindi, interventi atti ad accentuare l’eleganza, la sobrietà dell’antico edificio, trovare soluzioni che suggeriscano serenità ed emozioni positive: il luogo deve diventare la chiave che libera la fantasia. Per ottenere tale risultato in tutti i componenti della famiglia, aspetto primario del progetto, negli ambienti interni ed esterni, il progetto prevede di realizzare atmosfere inusuali, anche con aspetti surreali, sicuramente più astratte che figurative. Un esempio: se su di un muro si dipinge una foresta e gli elfi che l’abitano, la foresta e gli elfi riflettono fedelmente l’immaginazione di chi li ha dipinti, non quella di chi li guarda, nella fattispecie i bambini e i genitori. L’intento è di sollecitare un processo mentale capace di avviare l’immaginazione dei singoli e permetta, usando gli occhi della fantasia, di scorgere ciò che si desidera vedere e di cui, probabilmente, si ha bisogno. Per ottenere questo risultato, si farà ricorso a due sistemi, uno vicino all’installazione d’arte, senza la pretesa d’esserlo e un secondo che potremo definire «trompe l’oeil» contemporanei. Questi non saranno esclusivamente pittorici e saranno realizzati utilizzando giochi di specchi, vetri e pigmenti speciali, proiezioni e retro illuminazioni atte a fornire delle illusioni ottiche. In merito alle installazioni, nel convento saranno realizzati labirinti interni ed esterni, paesaggi cromo-terapeutici, porte, passaggi, camere segrete e nei sotterranei, cunicoli sonori, inoltre percorsi sugli alberi e altre soluzioni emozionanti e divertenti, progettate per essere condivise da tutti, però recepite diversamente dai piccoli e dagli adulti.

Il colore
La facciata del convento, che s’affaccia su uno dei due cortiletti interni, da cui s’accede per entrare nel loggiato chiuso degli «affreschi specchianti e della notte inaspettata» e quindi nella reception della Collina degli elfi, verrà decorata con una decorazione pittorica, un modulo ripetuto in tutti gli sfondati della facciata, simile a una tappezzeria e raffigurante il fiore della vita. Questo decoro verrà realizzato applicando diverse leggere sfumature sovrapposte di colori differenti, opachi e morbidi, di sapore antico e favolistico. Il laboratorio di arte-terapia che verrà realizzato all’interno della struttura sarà posizionato in una sala voltata di 31 mq, posta al piano terra e molto luminosa. L’idea è di trasformare questo spazio in una grande tavolozza tridimensionale con il pavimento in graniglia e con le varie stratificazioni dei colori dell’intonaco, con l’avvertenza di eliminare l’ultimo strato giallo di pittura sintetica data in tempi recenti. Sulle macchie di colore dei pezzetti di marmo levigati della graniglia, si sovrapporranno gocce di colore, alcune trasparenti, altre coprenti: piccole gocce irregolari di tanti diversi colori. Sui muri verranno date delle leggere velature colorate e trasparenti le quali interagiranno con gli strati dei residui colori dati in epoche diverse, provocando un’esplosione di colori. Il risultato finale sarà una stanza imbrattata di colore, a completa disposizione dei bambini, che potranno continuare a imbrattarla senza l’assillo di dover fare attenzione a non sporcare e finalmente liberi da freni inibitori, le loro gocce di colore acquisiranno il senso di un continuo «lavori in corso» arricchendo d’interesse e di vissuto l’ambiente. Su di una parete, ad altezza bambini, verrà creata una specie di lunghissima e stretta lavagna di diversi colori, integrata e complanare al muro, utilizzando una speciale pittura a base acqua atta a poter essere scritta e disegnate con i gessetti colorati e cancellata con uno straccetto. Le pareti del loggiato chiuso, da cui si dovrà passare per raggiungere il laboratorio, saranno rasate in calce di color sabbia, le arcate di color bianco in calce con un intonaco più liscio, le volte di bianco sporco, dello stesso colore del pigmento fluorescente in polvere, miscelato a una resina che non ne altera il potere. Nelle due pareti di fondo verranno posizionati degli specchi che ricopriranno le intere pareti tranne le vecchie porticine in legno; gli specchi saranno poi parzialmente rasati con calce e quindi, affrescati con tinte molto sfumate e delicate. Nella parte bassa, lasciandovi solo poche porzioni inalterate, appariranno delle sottilissime fessure, nelle quali sarà impossibile specchiarsi e quindi, capire che si tratta di fessure di specchio, ma alle quali sarà consentito di riflettere luci e colori, per esempio, i colori dei vestiti di chi vi sta davanti: colori in movimento e in vibrazione all’interno delle minuscole fessure. Nella parte più alta, alcune strisce volanti, anch’esse intonacate e affrescate, ma ancora più chiare, s’intrecceranno fra di loro dando vita a fughe e lasciando libere grandi porzioni di specchio ed essendo gli specchi, l’uno rispetto all’altro  a rimarchevole distanza e dirimpettai, amplificheranno all’infinito le volte, le arcate, le lanterne di vetro appese alle catene e le fini linee di calce diverranno infiniti filamenti volanti. Sempre nel loggiato, la notte, una sola notte, regalerà alle famiglie là convocate, un’inaspettata atmosfera magica. Le luci d’illuminazione normali si spegneranno di colpo, allora, il pigmento fluorescente, carico di luce, trasformerà le volte in un luminoso cielo stellato, nello stesso tempo e modo, sul pavimento, grazie al medesimo pigmento inserito dentro piccoli fori praticati sul selciato e ricoperti di resina trasparente, il cielo stellato darà l’impressione di riflettersi a terra come se si specchiasse in un velo d’acqua cristallina.
Anche nel corridoio il colore avrà un importante ruolo, qui s’intende realizzare un percorso cromo-terapeutico, già tale di per sé essendo le finestre aperte su di un bel paesaggio che offre a chi s’affaccia una visione multicolore. L’idea è di accentuarlo intervenendo sulla luce proveniente dalle finestre attraverso l’utilizzo di gelatine teatrali applicate ai vetri. La scelta delle gelatine è dovuta al fatto che, a differenza dei vetri cattedrali, consentono di vedere perfettamente l’esterno, ma di vederlo come se si fossero inforcati occhiali con lenti rosse, gialle, blu e via dicendo.
Nelle camere da letto dei sei appartamenti destinati a ospitare le famiglie, un muro verrà colorato con decorazioni pittoriche informali; guardando quel muro, dovrà succedere lo stesso fenomeno visivo di quando si guardano le nubi gonfie e bianche in movimento, nelle quali ognuno vede un succedersi di figure diverse e in esse si perde alla ricerca di altre e poi altre ancora. Tale dovrà essere l’effetto, sia alla sera prima d’addormentarsi, sia al mattino all’inizio di una nuova giornata. I bagni dei vari appartamenti verranno ristrutturati asportando le piastrelle dei pavimenti, sostituendole con pavimenti in malta di calce lisci e lavabili, le piastrelle di rivestimento, previa apposito primer d’ancoraggio, saranno tinteggiate con colori perlescenti e interferenti, successivamente protette con finitura poliuretanica all’acqua che le rende lavabili. I bagni di nuova costruzione verranno trattati alla stessa maniera con l’unica differenza che le pitture perlescenti e interferenti saranno stese direttamente sulla parete rasata e liscia.

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