Stratigrafie degli intonaci

Ripristinare le cromie d'origine

Le facciate dell’edificio erano caratterizzate da intonaci originali con effetto superficiale a granulometria fine. Le finiture di tipo sintetico risultavano degradate; erano rilevabili distacchi e decoesioni della consistenza degli intonaci oltre a esfoliazioni delle finiture superficiali.

Gli apparati decorativi della facciata del palazzo del Teatro Carignano a Torino sono seriali e tutto il prospetto oltre il piano terreno è segnato da un calligrafico e chiaroscurale bugnato. Il fondo ceruleo o gridellino ritrovato è il colore tipico del barocco italiano e i rilievi richiamano il colore biancastro del marmo di Gassino.

La facciata del palazzo del Teatro Carignano a Torino, già riedificato a metà del Settecento dal primo architetto regio Benedetto Alfieri, fu interamente riplasmata negli anni ‘30 dell’Ottocento su disegno dall’architetto Giuseppe Talucchi. Noto come autore dell’archivio di Stato e dell’ospedale San Luigi lavorò nelle immediate vicinanze del teatro costruendo la facciata di San Filippo Neri (seguendo il progetto juvarriano) e completando la fabbrica guariniana del Collegio dei Nobili. Per il Carignano il Talucchi elaborò un prospetto classicistico che, ispirandosi ai modelli degli edifici circostanti, si confrontava senza conflitti con il l’opera del Guarini del palazzo dei principi di Carignano. La tipologia architettonica con i due padiglioni laterali avanzati e la facciata arretrata sembra quasi ricalcare in sordina e in sottordine l’andamento del palazzo principesco. Gli apparati decorativi risultano seriali e tutto il prospetto oltre il piano terreno è segnato da un calligrafico e chiaroscurale bugnato. Le coloriture originali ritrovate attraverso le stratigrafie degli intonaci mostrano anch’esse l’adesione del Talucchi al Settecento. Il fondo ceruleo o gridellino è il colore tipico del barocco italiano le cui tracce si riscontrano in molti edifici in Italia e in Europa, i rilievi richiamano il colore biancastro del marmo di Gassino con cui vennero costruite a Torino molte parti architettoniche dei principali monumenti sei settecenteschi.

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Stato di fatto. Le facciate dell’edificio erano caratterizzate da intonaci originali con effetto superficiale a granulometria fine. Le finiture di tipo sintetico risultavano degradate; erano rilevabili distacchi e decoesioni della consistenza degli intonaci oltre a esfoliazioni delle finiture superficiali. Erano presenti inoltre ampie micro cavillature, fessurazioni, difformità e irregolarità dei supporti. Cornici, fasce marcapiano, pannelli sottofinestra erano costituite da intonaci originali a base di calce con effetto superficiale a granulometria fine, su cui erano presenti micro cavillature. Le finiture, anch’esse di tipo sintetico, risultavano uniformemente degradate; erano rilevabili fenomeni localizzati di distacchi e decoesioni della consistenza degli intonaci oltre a esfoliazioni delle finiture superficiali.

Gli elementi metallici in ferro/ ghisa manifestavano fenomeni diffusi di ruggine e gli smalti in opera non offrivano più l’adeguata protezione nei confronti degli agenti atmosferici. Anche i parapetti dei balconi necessitavano di manutenzione urgente a causa dell’evidente stato di degrado. In particolare la struttura portante in ferro era in avanzato stato di ossidazione, gli ancoraggi nella pietra risultavano spesso compromessi. Nonostante la presenza, in alcuni casi, di rinforzi eseguiti in epoche passate, la generale stabilità di questi parapetti era spesso compromessa.

Le lose in pietra dei balconi presentavano un degrado superficiale dovuto all’azione atmosferica con i bordi delle lastre friabili. Destava particolare preoccupazione la presenza di profonde crepe sugli spigoli, infatti alcune porzioni delle lastre erano in condizione di distacco incipiente con rischio per l’incolumità dei passanti.

Gli elementi in legno, superfici in legno smaltate, serramenti e persiane, presentavano finiture fortemente deteriorate, in parte mancanti e sollevate dai supporti, inoltre molte persiane risultavano fuori quadro e con aggiunte di parti metalliche eseguite in periodi successivi.

I lavori. Sui fondi di facciata, le cornici, le fasce marcapiano e i pannelli sottofinestra, dopo un’accurata rimozione degli intonaci deteriorati dagli effetti della thaumasite ed ettringite (composti chimici indesiderati che si creano per reazione tra l’acqua presente nelle murature sotto forma di umidità e la presenza spesso non voluta di solfato di calcio biidrato), sono state utilizzate malte a base di calce naturale per effettuare i ripristini. Le decorazioni sono state effettuate con marmorino ai silicati previa stesura di fondo tipo Silgrund, in alcune zone è stata effettuata una velatura con il medesimo rivestimento decorativo ma di differente tonalità. Le ringhiere del piano nobile sono state restaurate in laboratori specializzati nella lavorazione della ghisa. Il ciclo d’intervento effettuato ha previsto: lo smontaggio completo in cantiere, un nuovo assemblaggio degli elementi in ghisa (dopo aver effettuato le nuove saldature), il nuovo riposizionamento sul balcone comprensivo di una nuova fornitura di mancorrente in legno naturale e pomoli angolari decorativi in ottone. La verniciatura finale è stata effettuata con utilizzo di Ferrotech smalto sintetico ferro micaceo. Anche le lose in pietra dei balconi sono state ricostruite per intere porzioni mediante l’utilizzo di malte epossidiche bi-componenti supportate da barre in vetroresina. Dopo il lavaggio è stato applicato un idoneo idrorepellente per la protezione dei manufatti. Il ciclo di lavorazione delle superfici in legno smaltate e i serramenti ha previsto lo smontaggio delle persiane sul ponteggio, il restauro delle parti lignee deteriorate e l’applicazione a finire di uno smalto sintetico satinato tipo Rubbol Bl Satin. In tutto sono stati utilizzati sette colori prescritti dalla Soprintendenza ai beni architettonici del Piemonte, dalla Fondazione Contradatorino onlus e dall’Ufficio colore della città di Torino.

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