Consolidamento

Ripristino delle murature ammalorate

Gli interventi sulla chiesa di Santa Giustina (Ra) hanno riportato il complesso all'originale splendore garantendone la piena fruibilità.
La Chiesa di Santa Giustina.

La struttura del campanile, esile e rovinata da alcuni crolli e da una fessurazione diffusa, evidenziava l’esigenza di un consolidamento, anche la finitura superficiale della muratura esterna si presentava in forte stato di deterioramento.

La chiesa di Santa Giustina, situata in piazza duomo a Ravenna, fu fondata nel 1747 su progetto di Gian Francesco Buonamici. L’attuale chiesa fu costruita per conto della confraternita del Ss. Sacramento della comunità di Ravenna. La struttura, di pianta circolare, ha un diametro di circa 13 m ed è caratterizzata dalle linee settecentesche e dal rivestimento esterno di mattoni faccia vista. L’interno, portato a termine nel 1750, è un organismo a pianta centrale sul quale è innestato l’abside, secondo uno schema molto usato in epoca barocca e tardo barocca. L’aula centrale ha forma poligonale ed è dominata da alti muri che, per mezzo di lesene binate inframmezzate da nicchie, sostengono la trabeazione su cui poggiano tamburo e cupola. La cupola è ripartita in dodici spicchi disuguali che si raccordano al centro in un medaglione poligono, frutto di un intervento nell’’800 per sostituire la lanterna originale. Dopo la seconda guerra mondiale Santa Giustina è stata sede delle celebrazioni diocesane e delle funzioni religiose della Metropolitana. In seguito, scomparsi gli ultimi confratelli, la gestione della chiesa è passata alla Curia Arcivescovile di Ravenna. Alla chiusura del cantiere (metà ‘700) la chiesa era rimasta grezza e disadorna all’esterno: l’abbellimento della facciata è iniziato nel 1856. A fianco della chiesa sono presenti due case gemelle, costruite contemporaneamente per esigenze di servizio: a destra quella del cappellano, a sinistra quella del priore (ora sede della Caritas Dioscesana).

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I lavori. Sono state effettuate indagini volte a valutare lo stato di conservazione e la stabilità del fabbricato, la resistenza degli elementi strutturali, il grado di umidità della muratura, i degradi degli intonaci e delle superfici interne ed esterne. Gli interventi hanno permesso all’edificio di tornare a vivere, riportando il complesso all’originale splendore e garantendone la piena fruibilità. La struttura del campanile, particolarmente esile, era rovinata da alcuni crolli e da una fessurazione diffusa, ed evidenziava l’esigenza di un consolidamento sia del tetto sia delle pareti. Inoltre la muratura esterna presentava una finitura superficiale in forte stato di deterioramento che necessitava di essere ripristinata. L’intervento sulla copertura della chiesa è stata l’opera più lunga e onerosa del restauro: l’edificio infatti si stava aprendo dall’alto, come era visibile dalle numerose crepe e lesioni. Inoltre le arcate dell’abside erano sfondate e facevano penetrare l’acqua piovana. Per ripristinare la copertura è stato realizzato un cordolo in fibra di carbonio. Dopo la rimozione del tetto, è stato possibile verificare le condizioni dell’apparato strutturale e della volta dell’abside. La struttura era stata realizzata costruendo una centina in legno, a filari doppi e tripli, e stuoie di canne intrecciate assicurate mediante chiodature e cordicelle alla centinatura, che necessitavano di sostituzione. Successivamente è stato effettuato il consolidamento dell’arcata tramite l’utilizzo di lamine di carbonio.

I materiali. Il Sistema risanamento Fassa Bortolo, certificato per la bioedilizia (Anab-Icea) e conforme alla normativa dell’unione europea è stato impiegato per ripristinare la zoccolatura interna della chiesa, le pareti esterne delle case gemelle e il retro della sacrestia. Il ciclo è stato applicato anche per alcune riprese interne alla chiesa, laddove era stato eseguito il cuci scuci della muratura e ad altezze inferiori ai 3 m (per esempio l’area coro) e nelle pareti interne dei locali della sacrestia, interessati in maniera diffusa da fenomeni di umidità di risalita capillare. In una prima fase è stato applicato il bio rinzaffo S 650 e successivamente uno strato di intonaco risanante macroporoso S 639. Il tutto è stato rifinito con la bio finitura S 605. Per il consolidamento dell’arco nell’aula centrale, del campanile e del cordolo in carbonio sul tetto dell’abside è stata impiegata la malta fibrorinforzata tixotropica B 550 M, che fa parte del Sistema ristrutturazione Fassa Bortolo. B 550 M è una malta specifica per ripristini di murature ammalorate, composta da speciali cementi solfatoresistenti, sabbie classificate, fibre sintetiche e additivi per migliorare la lavorazione e l’adesione. Questo materiale è stato utilizzato come base sulla quale stendere e applicare le lamine di carbonio, e, nel campanile, per il fissaggio di tutti gli ancoraggi in acciaio collocati negli angoli nella sommità della cella campanaria.

Chi ha fatto Cosa
Progetto architettonico e direzione lavori: 
arch. Annalisa Barbieri
Progetto e direzione lavori strutturali e sicurezza: ing. Riccardo Ulisse Padovani Progetto e direzione lavori impianti: Studio Associato p.i. Weiner Pierantoni e
p.i. Ivan Navarra
Materiali impiegati: Fassa Bortolo Sistema risanamento rinzaffo biologico S650 risanante biologico (intonaco) S639 finitura per risanamento S605 Sistema ristrutturazione Malta fibrorinforzata tixotropica B 550 M Chiesa di Santa Giustina (Ra).

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