Società di ingegneria e architettura | Sentenza Consiglio di Stato del 3/10/2017

Scicolone (Oice): «Il Consiglio di Stato vuole inspiegabilmente distruggere l’ingegneria e l’architettura italiana; noi non ci stiamo»

Estremamente dura la presa di posizione del vertice Oice riguardo la sentenza del Consiglio di Stato del 3/10/2017 che ha ammesso la possibilità che servizi tecnico-professionali possano essere resi anche senza corrispettivo quando la committenza è una pubblica amministrazione.

La presa di posizione dellOice sulla sentenza del Consiglio di Stato del 3 ottobre 2017 che ha ammesso la possibilità che servizi tecnico-professionali possano essere resi anche senza corrispettivo quando il committente sia una pubblica amministrazione è da considerarsi «durissima».

Gabriele Scicolone | Presidente Oice

Gabriele Scicolone | Presidente Oice.

«Innanzitutto va precisato che la sentenza riguarda un caso precedente il decreto correttivo del codice che ha vietato alle amministrazioni di prevedere come corrispettivo forme di sponsorizzazioni o rimborsi come remunerazione delle attività di ingegneria e architettura, ma è nel merito delle argomentazioni che non si può essere in alcun modo d’accordo con la sentenza.
È semplicemente folle immaginare che un professionista o una società possano svolgere attività che impattano sulla sicurezza dei cittadini e sull’efficienza ed efficacia degli investimenti pubblici senza alcun corrispettivo, nel presupposto di non meglio identificate, e francamente inquietanti, altre utilità. I giudici, animati dal solo intento di legittimare ogni forma di contenimento della spesa, anche sulle spalle di giovani professionisti che lavorano in studi e società, hanno preso un vero e proprio abbaglio non considerando che il paragone con gli enti no profit è palesemente improprio perché anche per tali enti i fattori della produzione, cioè il lavoro, sono ovviamente inglobati nel corrispettivo, ancorché ridotto.
Si deve decidere se, dopo le vessazioni continue del settore pubblico che costringe a pagare una tassa per partecipare alle gare, a rimborsare le spese di pubblicità dei bandi di gara e ad accettare clausole inique sui pagamenti, progettisti, studi e società di ingegneria devono definitivamente chiudere o rivolgere la propria attenzione all’estero dove
la professionalità è apprezzata (nel senso letterale della parola).
Noi non ci stiamo e ci appelliamo al Governo, al Parlamento, all’Anac e agli altri colleghi del nostro settore affinché prendano posizione su questa scellerata pronuncia che rappresenta un vero e proprio insulto alla dignità di chi in Italia lavora per progettate edifici e infrastrutture all’avanguardia, investendo in innovazione e ricerca, per non parlare di chi all’estero porta alta la bandiera del Made in Italy professionale; e, a monte di tutto, vale ancora in questo paese l’articolo 1 della costituzione? Siamo ancora una Repubblica fondata sul lavoro?
».