Edilizia residenziale | Lastra a Signa-Carcheri, Firenze

Strategie e tecniche di recupero conservativo

Gli interventi hanno riguardato il ripristino delle vecchie aperture e dei solai. I nuovi solai sono stati realizzati con la conformazione tipica dell’architettura rurale fiorentina. Sono stati conservati integralmente i pavimenti, le coperture, gli elementi in cotto e lapidei. Gli impianti sono in distribuzione verticali in cavedi armonizzati con gli ambienti interni.
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Arch. Silvia Nanni | Il valore dell’«Energia Grigia».

Arch. Silvia Nanni | Il valore
dell’«Energia Grigia»
«Stiamo parlando di recupero del patrimonio edilizio esistente. Comunemente il termine «patrimonio» è in riferimento al suo valore commerciale, quindi alla sua rendita. Recentemente tale accezione ha perso in parte la sua forza, responsabile la crisi del settore edile e delle quotazioni immobiliari. Pare quindi, nell’estremo caso, che il «patrimonio» edilizio esistente non sempre possa più definirsi tale, un «patrimonio» in senso stretto. Ma è grazie a questa spoliazione del suo valore commerciale che l’accezione di «patrimonio» trova o, meglio, ritrova, un suo significato più profondo: quello di patrimonio di memoria, di valore testimoniale e, non ultimo, di valore «energetico» inteso come «energia grigia».
Affrontare il recupero di un manufatto edilizio privo di particolari peculiarità è un viaggio alla scoperta del suo patrimonio immateriale: quello, appunto, della memoria. Come osserva acutamente Zygmunt Bauman «Se di questi tempi ci sentiamo costretti a tornare ossessivamente sul tema della memoria, ciò avviene perché siamo stati trasportati da una civiltà della durata – e quindi dell’apprendimento e della memorizzazione – a una civiltà del transitorio, e quindi dell’oblio» (Zygmunt Bauman, «Vite di corsa, come salvarsi dalla tirannia dell’effimero» Il Mulino 2008). Recuperare è quindi un’azione di apprendimento e memorizzazione che riconduce il patrimonio edilizio – e un po’ anche noi – dall’oblio alla consapevolezza. Ed è un viaggio alla scoperta del suo patrimonio intrinseco: le qualità specifiche degli ambienti, gli affacci, il materiale che è possibile recuperare, anche in chiave di sostenibilità. Tra i valori intrinseci di un fabbricato vi è anche quello della sua «energia grigia» ovvero la somma dell’energia occorsa per la produzione e trasporto dei materiali che lo compongono, l’energia occorsa alla sua realizzazione e, successivamente, al suo mantenimento. Nella valutazione, in chiave energetica, del recupero di un fabbricato esistente va necessariamente computato il valore della «energia grigia» incorporata che, in caso invece di demolizione, sarebbe definitivamente dispersa oltre all’aggravio di quella impiegata per il suo smaltimento».

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Vista generale del fabbricato ex limonaia dopo i lavori.

La scala interna

Quello che abbiamo affrontato è il recupero di un brano di patrimonio edilizio, nello specifico un fabbricato cadente posto sul limitare di un piccolo abitato delle colline fiorentine. Accessorio dell’adiacente villa era utilizzato originariamente come ricovero per animali con annesse serre e limonaia e modificato nel tempo più volte, fino alla sua trasformazione, in tempi recenti, ad abitazione; quindi rimasto inutilizzato e soggetto a degrado.

Il lotto su cui sorge è di forma oblunga, inserito tra un’oliveta e il giardino della vicina villa, denominato «Villino Giocondo»: il fabbricato è costituito da un corpo di fabbrica principale, a due pani, e uno secondario adiacente, a un unico piano e utilizzato come serra/limonaia.

Trattandosi di un fabbricato di secondaria importanza pochi sono stati i documenti che ne hanno consentito una datazione e rilettura storica; in tali casi è allora il fabbricato stesso a parlare attraverso l’esame delle sue caratteristiche intrinseche.

Analisi dello stato di conservazione

L’inutilizzo del fabbricato ha consentito l’esecuzione preventiva di una serie di saggi ed interventi, volti ad accertare non solo l’effettivo stato di conservazione dell’immobile ma, elemento ancora più rilevante, la ricostruzione delle dinamiche di realizzazione e successive modifiche, fino all’attuale consistenza.

Si è quindi proceduto, dopo aver accertato tramite saggi pittorici l’assenza di affreschi sottostanti l’imbiancatura, alla stonacatura integrale degli ambienti interni, che ha consentito di leggere la storia del fabbricato e di ritrovare alcune aperture originarie; è stato così inoltre possibile analizzare meglio anche dal punto di vista strutturale la necessità o meno di interventi di consolidamento valutandone i più opportuni.

Dall’analisi delle tessiture murarie emerge come la costruzione del fabbricato sia avvenuta in almeno due fasi successive: la prima, corrispondente agli attuali vani pranzo e cucina, portò alla realizzazione di un fabbricato a un solo piano con tetto a capanna e porta carraia; successivamente, presumibilmente nei primi anni del ‘900, l’edificio è stato sopraelevato e ampliato; nello stesso periodo probabilmente è avvenuta la realizzazione dei corpi di fabbrica secondari, destinati a serra-limonaia.

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Vista del fabbricato e della limonaia prima dei lavori.

nanni_06nanni_07Tutte le strutture murarie risultano realizzate in pietrame mentre le porzioni più recenti sono realizzate in «cantoni» ovvero masselli in calcestruzzo e ghiaia, molto in uso nel fiorentino nei primi decenni del secolo scorso, con ricorsi in laterizio; lo spessore murario è variabile.

I solai interni, in parte pericolanti, erano in struttura lignea con soprastante scempiato in laterizio; le coperture, sempre con struttura lignea, si presentavano sono in discreto stato.

Il rinvenimento, al piano terra, delle basi di una mangiatoia e, al piano primo, di aperture munite di mandorlato in cotto testimoniano il suo utilizzo originario come rimessa agricola con i locali al piano terra utilizzati per il ricovero di animali e il piano primo come fienile.

I pavimenti degli ambienti posti ai piani superiori erano in cotto, integralmente recuperato, mentre gli ambienti posti al piano terra risultavano pavimentati in piastrelle di cemento o ceramica al di sotto dei quali è stato ritrovato, e integralmente recuperato, l’originario lastricato in pietra, di ottima qualità anche se molto deteriorato dall’usura. Negli anni ’80 il fabbricato è stato trasformato a civile abitazione.

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Sono stati recuperati integralmente pavimenti, elementi in cotto e lapidei.

JpegStato di conservazione prima dell’intervento

Il fabbricato principale si presentava in stato di grave abbandono ma senza rilevare particolari problematiche di natura statica, eccezion fatta per i solai, pericolanti. Le finiture esterne risultavano in pessimo stato, con superfici intonacate vistosamente degradate, riquadrature delle aperture lesionate e infissi fatiscenti. Gli impianti, di vetusta realizzazione, risultavano non più funzionanti. Diversa la situazione dell’ex-limonaia, con le strutture di copertura gravemente ammalorate e, conseguentemente, con rilevante degrado delle strutture murarie.

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Rinforzo strutturale Frcm della muratura all’altezza del solaio del tetto e degli spigoli verticali del fabbricato a costituire due cinture continue per tutto il perimetro dell’edificio e un collegamento verticale tra le due fasce sui quattro spigoli dell’edificio.

Le strategie di ripristino e conservazione

L’ispirazione di progetto ha trovato la sua fonte nei tanti segni, nelle tracce che la storia ha lasciato sul fabbricato; nell’immaginare il recupero degli spazi il progetto nasce dal recupero dei valori ancora presenti e dal rendere di nuovo leggibile, nei limiti del possibile, il racconto della storia del fabbricato. Gli interventi previsti sono stati quindi sostanzialmente di ripristino delle vecchie aperture, dei solai e conservativi di tutto ciò che fosse possibile conservare integralmente, tutti i pavimenti, gli elementi in cotto e lapidei, le coperture.

Gli interventi necessari per adeguare gli ambienti interni alle esigenze della committenza sono ridotti e leggibili; tutti gli elementi non originali del fabbricato sono chiaramente databili nella loro attualità.

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Ritrovamento al piano terra dell’originario lastricato.

Gli interventi di rinforzo strutturale

Tutti gli interventi, compresi quelli di consolidamento, sono stati previsti sempre nell’ottica del recupero del fabbricato nei suoi caratteri originari.

Gli interventi strutturali, progettati e diretti dall’ing. Piero Bagnoli di Firenze, hanno riguardato le fondazioni del fabbricato, i solai e un setto murario. Al fine di un miglioramento delle prestazioni antisismiche del fabbricato è stato realizzato un rinforzo strutturale Frcm della muratura all’altezza del solaio, del tetto e degli spigoli verticali del fabbricato (a costituire due cinture continue per tutto il perimetro dell’edificio e un collegamento verticale tra le due fasce sui quattro spigoli dell’edificio) con fornitura e posa in opera di un sistema costituito da rete di carbonio Ruredil X Mesh C10 e applicazione della malta idraulica pozzolanica Ruredil X Mesh M25 unitamente a un sistema di connessioni strutturali costituito da fibre di carbonio unidirezionali Ruredil X Joint 10.0 e da una matrice pozzolanica stabilizzata X Joint inject per la realizzazione di connessioni d’aggancio fra le strutture murarie esistenti e il rinforzo strutturale di tipo Frcm (fibre di carbonio) per realizzare un efficace collegamento tra la struttura dell’edificio e il rinforzo applicato e realizzare la continuità necessaria a garantire l’affidabilità del rinforzo. Gli interventi di rinforzo strutturale sono stati eseguiti preventivamente agli interventi da effettuare all’interno del fabbricato, per garantire una maggiore sicurezza agli operatori.

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Al piano terra nei locali interessati dai fenomeni di umidità di risalita sono stati realizzati solai areati con canalizzazioni condotte fino alla copertura allo scopo di assicurare il processo deumidificante.

Il contrasto all’umidità di risalita al piano terra

Nei locali al piano terra, interessati da fenomeni di umidità di risalita, sono stati realizzati solai areati con canalizzazioni condotte fino alla copertura, al fine di assicurare il processo deumidificante. Prima di procedere alle operazioni di scavo si è proceduto allo smontaggio del solo pavimento e scempiato in cotto dei solai soprastanti, mantenendo le strutture lignee di orizzontamento, al fine di garantire una maggiore sicurezza agli operatori.

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Ricostruzione dei solai di calpestio del primo piano. Posa dello scempiano in pianelle di cotto precedentemente smontate e accatastate in cantiere a giunti sfalsati come da tradizione.

Sostituzione dei solai

L’avanzato stato di degrado ha reso necessaria l’integrale sostituzione dei solai, che sono stati realizzati con la conformazione tipica dell’architettura rurale fiorentina, ovvero travi e travicelli in legno e scempiato con pianelle in cotto precedentemente smontate, con in aggiunta soprastante soletta di ripartizione in calcestruzzo armato.

La sostituzione dei solai orizzontali ha richiesto uno studio della loro collocazione in quota dato il loro maggiore spessore per non alterare i volumi preesistenti e ottimizzare l’inserimento degli impianti sotto-pavimento.

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Dettaglio del solaio prima del getto.

La copertura

Le strutture di copertura si presentavano complessivamente in buono stato; si è preferito mantenerle e, al fine della riqualificazione energetica dell’intera copertura utilizzare come isolante un prodotto a spruzzo in schiuma poliuretanica, il sistema bicomponente senza Cfc e Hcfc Dunapol S 230 E dens. applicata kg/m³ 43 ± 2 conducibilità termica iniziale W/m°k 0,021; il prodotto ha fornito innegabili vantaggi, essendo molto leggero e sufficientemente rigido da fungere da elemento di ripartizione, senza necessitare di ulteriori interventi di impermeabilizzazione, tranne lungo le linee di gronda.

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Operazione di posa del prodotto a spruzzo in schiuma poliuretanica.

La scala interna

Il disegno della scala interna, realizzata dalla Ditta Marretti srl, è stato studiato al fine di garantire la massima leggibilità degli ambienti, integrandosi con gli spazi e la struttura del solaio pur mantenendo una sua caratterizzazione e chiara datazione; a protezione dal vuoto non una ringhiera ma una parete di cristallo, al fine di creare una armonica integrazione della scala stessa con l’edificio.

JpegL’inserimento degli impianti

Una particolare attenzione è stata rivolta all’inserimento degli impianti, prevedendo la loro distribuzione verticale in cavedi opportunamente collocati e armonizzati con gli ambienti interni. Gli impianti di riscaldamento sono, su richiesta della committenza, di tipo tradizionale, con caldaia a condensazione e corpi radianti; questi ultimi, per ottimizzarne l’inserimento, sono in acciaio dalle linee essenziali. Gli impianti elettrici e speciali sono in parte sotto-traccia e in parte esterni realizzati con cavo a treccia rivestita in tessuto e isolatori in ceramica.

Le finiture superificiali

Le superfici interne sono finite a intonaco a calce naturale altamente traspirante KeraKoll linea Biocalce, senza imbiancatura; per gli ambienti posti al piano terra si è utilizzato Biocalce Zoccolatura, ai piani superiori Biocalce Intonaco e successiva finitura superficiale a grana finissima Biocalce Intonachino Tipo 00 in calce idraulica naturale non pigmentato, lisciato con spatola americana. Tutte le strutture lignee sono lasciate a vista, e trattate con vernici all’acqua a-tossiche. Le riquadrature di porte e finestre sono originali o ricostruite in massello di pietra serena, rigato con nastrino.

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Rimontaggio del lastricato originario al piano terra.

La maggior parte dei pavimenti interni dell’edificio principale sono realizzati con i materiali rinvenuti in loco; la pavimentazione dell’ampio locale soggiorno-pranzo è realizzata con il lastricato di pietra lì rinvenuto, nella medesima collocazione, così come i pavimenti al piano primo, per i quali si sono riutilizzate le pianelle di cotto precedentemente sabbiate, smontate, pulite e nuovamente posate riproponendo uno schema di posa molto diffuso nell’architettura rurale delle colline fiorentine anche se oggi poco utilizzato (una fila orizzontale e due verticali).

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Pavimentazione del ballatoio al primo piano.

Per il pavimento del locale cucina sono state invece utilizzate lastre in pietra serena “a fil di sega” con rivisitazione in chiave moderna dello schema di posa a riquadri, a 11 formati.

Per i locali bagno, che costituiscono degli ambienti estranei alla tradizione dell’architettura rurale, sono stati utilizzati materiali in chiave moderna, essenziale ed evocativa insieme. Per il bagno padronale si è optato per un caldo colore nero (Bisazza Frozen Garden con Porcellanosa «Extreme black») sanitari Galassia serie Ergo, rubinetteria Gessi serie Mimì; per il secondo bagno, sempre al piano primo, un caldo bianco assoluto (Porcellanosa «Extreme white») illuminato dalle lastre Mirage «Jewels Privilege», sanitari Catalano serie Sfera con lavandino Impronta (design Doriana e Massimiliano Fuksas ), rubinetteria Gessi serie «Goccia».

Gli spazi esterni son recuperati nel loro carattere originario, ripristinando l’esistente lastricato e con l’introduzione, ove non più recuperabile, di pavimentazione in lastre di Alberese rigato posato «a correre».

Preventivi di spesa rispettati

Il fabbricato ex-limonaia, solo in parte ultimato, è recuperato nella sua conformazione originaria riproponendo il disegno degli infissi tipico delle limonaie dell’area fiorentina.

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Posa del pavimento in pietra Serena nel locale cucina.
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Posa della pavimentazione esterna in pietra Alberese.
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Vista della scala interna: a protezione dal vuoto non è posta una ringhiera ma una parete di cristallo allo scopo di creare un’armonica integrazione della scala con l’edificio.
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Da sinistra ballatoio e balaustra di cristallo, al primo piano la vista di una camera e destra un dettaglio della scala a sbalzo.

L’esecuzione di saggi unitamente alla stonacatura degli ambienti interni, oltre a consentire una lettura del fabbricato in chiave storica dando alla progettazione spunti e materiale di lavoro, ha consentito un’accurata verifica preventiva degli interventi necessari e, quindi, un’accurata preventivazione. La chiusura della contabilità a consuntivo è stata quindi agevole confermando gli importi già preventivati, con soddisfazione della committenza.

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Da sinistra pavimento del primo piano con dettaglio dello schema di posa molto diffuso nell’architettura rurale delle colline fiorentine, anche se ora poco utilizzato, consistente in una fila orizzontale e due verticali e a destra uno dei bagni.

Chi ha Fatto Cosa
Committente: Gilda Mura
Progettazione Architettonica, direzione lavori architettonica, coordinamento sicurezza progettazione ed esecuzione:
Arch. Silvia Nanni, San Casciano in Val di Pesa
Progettazione e direzione lavori opere strutturali:
Ing. Piero Bagnoli, Firenze
Progettazione e direzione lavori impianti elettrici e illuminotecnica:
Per. Ind. Alessandro Cuccuini, Campi Bisenzio
Progettazione e direzione lavori impianti riscaldamento e raffrescamento:
Geom. Dario Valeri, Scandicci
Opere edili:
Edil Più srl Frosinone
Intonaci: Ditta Fabbri Alessio
Isolamento coperture: Ditta Cois srl
Impianti elettrici e speciali: Braccini Mario snc di Braccini e Figli
Impianti idrotermosanitari, impianto di condizionamento:
Termosanitari Lunghi di Lunghi Giuseppe
Imbiancature, verniciature, opere in cartongesso: M.G. Imbiancature di Gori Maurizio
Fornitura e posa di scala:
Marretti srl
Posa pavimenti e rivestimenti: Ianne Oronzo

Chi ha Fornito Cosa
Pavimenti, rivestimenti, sanitari: Nicola Mela
Infissi interni ed esterni:
Cipriani Serramenti
Pavimentazioni ed elementi in pietra serena ed alberese:
Eurocave
Opere in carpenteria metallica: G. S. di Galardi Simone

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