Rivestimenti impermeabili | Torggler Chimica

Una risposta alle infiltrazioni

L'aspetto più grave riguardava l'infiltrazione dell'acqua nelle strutture orizzontali portanti al di sotto della guaina, con manifestazione sul lato opposto cioè sul soffitto dei locali al piano terra dove gli intonaci erano pesantemente degradati.

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Si sono da poco conclusi i lavori di manutenzione della chiesa di Santa Maria Ausiliatrice in piazza Trieste al Lido di Jesolo. Le problematiche che affliggevano, da tempo ormai, alcuni ambiti della chiesa, erano tutte riconducibili all’infiltrazione dell’acqua per carenze delle impermeabilizzazioni imputabili alla vetustà dei manti più che a difetti di posa.

Il problema
Una volta salita la scalinata principale, la terrazza di accesso alla chiesa era pavimentata con lastre di calcare nodulare ammonitico (Rosso e Rosa Verona) posate a malta direttamente sulla guaina, come si faceva negli anni ’60. Il letto collante-massetto sottostante era pesantemente imbibito e questo, oltre ai problemi di gelività che avevano provocato in alcuni punti il distacco delle lastre, aveva portato all’affioramento di sali e alla formazione di aloni scuri in corrispondenza delle fughe tra le lastre stesse. In ogni caso l’aspetto più grave riguardava l’infiltrazione dell’acqua nelle strutture orizzontali portanti al di sotto della guaina, con manifestazione sul lato opposto cioè sul soffitto dei locali al piano terra dove gli intonaci erano pesantemente degradati. Prima di proporre il tipo d’intervento sono stati rimossi alcuni elementi dal pavimento in pietra per capire le condizioni della guaina bituminosa sottostante, le sovrapposizioni-saldature lungo le linee di affiancamento e i risvolti in verticale a ridosso del perimetro del pavimento. A quel punto è emersa la necessità di un intervento radicale che riguardasse la stratigrafia completa sull’intera superficie.

La soluzione
Innanzitutto si è rimossa attentamente la pavimentazione facendo attenzione a non rompere le lastre che, opportunamente numerate, sono state ricollocate a fine lavoro. Si è poi preferito, anziché ripristinare la guaina esistente nei punti di lacerazione o di distacco, applicare una nuova guaina bituminosa, incrociata rispetto all’esistente, prevedendo opportuni risvolti in verticale che risultassero superiori al piano di calpestio finale. Perimetralmente si è posizionata una bandella in politene a cellule chiuse che consentisse al massetto di avere una certa possibilità di movimento; infatti in seguito alla dilatazione termica intrinseca dei materiali e ai piccoli movimenti a cui una struttura è sempre soggetta, per evitare l’accumulo di tensioni e la sollecitazione su punti critici, è opportuno che il massetto sia staccato e sufficientemente “libero”; per lo stesso motivo, ed in considerazione delle dimensioni della superficie, si sono previsti dei giunti di dilatazione la frazionassero in moduli da circa 3×4 metri.
Valutando la quota delle soglie e lo spessore esiguo disponibile, si è optato per la posa di un massetto fibrato che non necessitasse di rete di armatura; per favorire il deflusso dell’acqua meteorica, nella realizzazione del getto si è fatto in modo ci fosse un’opportuna pendenza verso gli scarichi. Una volta intasati i raccordi perimetrali tra massetto e parete, nonché i giunti di dilatazione, utilizzando il sigillante siliconico neutro a basso modulo elastico Sitol Silicon Basso Modulo, si è passati alle operazioni di impermeabilizzazione vera e propria. Sul massetto stagionato, solido, regolare, sufficientemente irruvidito e libero da patine di cemento si è applicato, in due mani, l’impermeabilizzante Antol Flexistar, guaina polimero-cementizia elastica monocomponente e fibrorinforzata, per un consumo complessivo di 2 kg/mq.
A garanzia ulteriore della tenuta del sistema impermeabilizzante nel suo complesso, tra la prima e la seconda mano, in corrispondenza dei raccordi tra verticale e orizzontale e dei giunti di dilatazione del massetto sottostante, si è posizionato il nastro di sormonto autoadesivo, giunto elastico idoneo a garantire la tenuta all’acqua a fronte di qualsiasi movimento della struttura.
Una volta risvoltato in verticale, esso è risultato superiore al livello di posa delle lastre in Rosso Verona in modo da evitare che l’acqua potesse scavalcare l’impermeabilizzazione. Con questo sistema si realizzano rivestimenti impermeabili e flessibili, resistenti ai cicli di gelo/disgelo che permettono l’applicazione diretta della pavimentazione. Sull’impermeabilizzazione lasciata stagionare qualche giorno sono state quindi posate le lastre in Rosso di Verona con X-Tile 450, adesivo cementizio in polvere flessibilizzato, monocomponente, certificato C2 Te secondo Uni En 12004, adatto per l’incollaggio a spessore di grandi formati.
Dopo almeno 24 ore dalla posa delle lastre i giunti sono stati stuccati con X-Tile Giunto 215 grigio, riempitivo cementizio flessibilizzato e idrofobizzato per spessori da 2 a 15 mm. Il profilo inferiore dei battiscopa e i giunti di dilatazione anziché essere intasati con lo stucco cementizio sono stati raccordati con sigillante a reticolazione neutra e a indurimento rapido Sitol silicon marmo; il materiale è idoneo al contatto con pietra naturale in quanto, essendo esente da plastificanti esterni, evita l’alonatura dei fianchi del giunto; dopo l’estrusione con apposita pistola il cordone è stato lisciato con spatolina bagnata in acqua saponata.

Il recupero delle facciate e delle balaustre
Diverso è stato il discorso per quanto concerneva il recupero delle facciate e delle balaustre cioè, in genere, dei paramenti verticali anch’essi costituiti da elementi in calcare nodulare ammonitico. Analizzandone lo stato di conservazione si osservava la presenza di inestetiche concrezioni carbonatiche in corrispondenza delle vie preferenziali di percolazione dell’acqua piovana; ben più pericolosa era comunque l’erosione delle malte collanti a sostegno di alcune lastre, ad opera della pioggia che non si limitava a scorrere per gravità sulla superficie ma, dove poteva, si infiltrava al di sotto delle stesse andandone a pregiudicare l’adesione. Il lavoro svolto è consistito innanzitutto nella messa in sicurezza dei rivestimenti attraverso il monitoraggio di tutte le lastre, lo smontaggio di quelle pericolanti e il loro ricollocamento con opportune colle e perni. Successivamente si è passati alla pulitura dei supporti da polvere ed elementi incoerenti, semplicemente con l’ausilio di aria in pressione, con lo scopo di consentire la massima penetrazione al prodotto impregnante prescelto per il trattamento protettivo della pietra.
Promural Silicon è un idrofobizzante trasparente a base di polimeri silossanici disciolti in solvente con eccezionali caratteristiche di penetrazione e protezione di supporti anche umidi; garantisce idrorepellenza (evitando la crescita di microorganismi sulle superfici) ed un’elevatissima permeabilità al vapore acqueo ai sottofondi trattati. L’applicazione, in due mani a pennello, è stata uniforme fino alla completa saturazione del supporto. Ad asciugatura avvenuta è stato possibile sigillare ogni giunto tra le lastre della facciata e ogni elemento della balaustra utilizzando ancora una volta il sigillante a reticolazione neutra e ad indurimento rapido Sitol Silicon Marmo.
Allo scopo di mimetizzare il più possibile i giunti, Torggler Chimica si è resa disponibile a mettere a punto una tinta campione ad hoc che garantisse il raggiungimento di un risultato estetico all’altezza dell’importanza del manufatto.

Chi ha fatto Cosa
Committente: Parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice
Impresa esecutrice: Bi.Effe snc di Franzo Bruno & C., Jesolo (Ve)
Direttore tecnico: Geom. Fabio Visentin
Subappaltore impermeabilizzazioni: Ferretti Alberto, San Donà di Piave (Ve)
Subappaltore posa marmi: Teso Luigino, Eraclea (Ve)
Prodotti utilizzati: Sitol Silicon Basso Modulo, Antol Flexistar, Nastro di sormonto autoadesivo, X-Tile 450, X-Tile Giunto 215, Sitol Silicon Marmo, Promural Silicon
Periodo intervento: dicembre 2012

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