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Grande Milano, la dimensione metropolitana

L’evento, organizzato dall’Ordine degli Architetti di Milano e dalla sua Fondazione, si è concentrato sulla città metropolitana e le necessità per il futuro: crescita collaborativa, riduzione delle disuguaglianze, criteri omogenei per l’area vasta, con strumenti che consentano di ripartire le risorse per la comunità. Fondamentale anche il tema delle Olimpiadi invernali per le quali si procederà con il “sistema Expo”, con l’intento di lasciare un’eredità culturale per il territorio.

Il webinar Grande Milano, la dimensione metropolitana è stato promosso da Fondazione e Ordine degli Architetti Ppc della Provincia di Milano, insieme a Città Metropolitana e organizzato grazie al contributo concesso dalla direzione generale Educazione, Ricerca e istituti Culturali – Servizio II Istituti Culturali del Mibact.

Una giornata di studio dedicata alla città metropolitana di Milano, impegnata nella preparazione delle Olimpiadi Invernali del 2026 che, per la prima volta nella storia più recente, si terranno a ridosso di una pandemia, con tutto ciò che ne conseguirà.

Un evento senza dubbio di grande portata che sarà affrontato seguendo il cosiddetto sistema Expo: l’esposizione universale è stata, infatti, il tassello di una più ampia offerta di occasioni ricreative, culturali, imprenditoriali che ha garantito al quinquennio successivo un benessere collettivo. Come nel 2015 anche le Olimpiadi invernali dovranno lasciare un’eredità, in termini di infrastrutture, strutture e impianti, sul territorio, costituendo un investimento in grado di accompagnare nel futuro la città.

Altro tema centrale della discussione ha riguardato il futuro ruolo della città metropolitana, che continua ad “allungarsi” verso l’esterno in termini territoriali, mantenendo il proprio peso economico nel nucleo interno. Fondamentale sarà definirne l’identità, oltre ad attuare un cambiamento, un vero coordinamento sulla progettualità e lavorare alla costruzione di un immaginario della città metropolitana.

Pierfrancesco Maran | Assessore a Urbanistica, Verde e Agricoltura.

Pierfrancesco Maran | Assessore all’Urbanistica, Verde e Agricoltura Comune di Milano

«L’approccio sarà lo stesso del 2015, e cioè un evento internazionale per far fronte ad un appuntamento di scala mondiale, che dovrà lasciare un’eredità, un lascito in termini di infrastrutture, strutture, impianti, sul territorio. Con un valore sociale ed economico che non passa e non si conclude con l’evento. E che potrebbe diventare più rilevante per la città, dell’evento in sé. Così anche le Olimpiadi invernali dovranno essere un investimento per tutta la città metropolitana e dovrebbero accompagnarla fino almeno al 2030».

Roberta Guaineri | Assessora al Turismo, Sport e Qualità della vita Comune di Milano.

Roberta Guaineri | Assessora al Turismo, Sport e Qualità della vita Comune di Milano

«Questo è un evento a cui abbiamo lavorato per i primi tre anni del nostro insediamento e altri 5 ce ne aspettano. Un grosso investimento di energie che mirano alla valorizzazione del territorio. Il Villaggio olimpico al termine dei Giochi diventerà una residenza per studenti universitari. Il palazzetto di Santa Giulia sarà uno spazio polisportivo che ospiterà altri eventi negli anni successivi. Tutto quello che verrà creato rimarrà per sempre nella nostra città».

Paolo Mazzoleni | Presidente Ordine Architetti Ppc Provincia di Milano.

Paolo Mazzoleni | Presidente Ordine Architetti Provincia di Milano

«Sarebbe interessante capire se siamo attrezzati, tanto sul piano disciplinare quanto su quello dell’immaginario di città, per concepire e coltivare forme di città a scala metropolitana. L’Ordine di Milano ha sempre sostenuto l’importanza di mettere in gioco i saperi della disciplina per cercare queste risposte. E proprio nel caso delle grandi trasformazioni legate alle Olimpiadi, l’Ordine dovrà poter contare nel dibattito, per mettere mano ai disequilibri del nostro territorio. Un obbligo, per esempio, quello dei concorsi, che il Comune ha riconosciuto con l’accordo per gli Scali milanesi (e quindi ne dovrà essere indetto uno anche per Porta Romana, dove è previsto proprio il villaggio olimpico). Questo potrebbe aprire scenari nuovi. Quando parliamo di rigenerazione, di aree dismesse, di periferie da riqualificare, non possiamo non tenere presente che un’area dismessa in una area centrale ha un valore diverso da quello in un’area più periferica. La densità o il valore economico, per esempio sono temi che fanno la differenza. Ignorare questi scarti è un gravissimo errore. Se lavoriamo al progetto urbano, dobbiamo rivedere queste fragilità e quello che oggi manca, e su cui serve con urgenza lavorare è la costruzione di un immaginario della città metropolitana. Siamo ancora legati a delle categorie: città/paesi e borghi, ma la realtà è più complessa».

Arianna Censi | Vicesindaca Città Metropolitana.

Arianna Censi | Vicesindaca Città Metropolitana

«Viviamo un cambiamento molto interessante nonostante la criticità del periodo. La dimensione metropolitana porta con sé diversi interrogativi: la mobilità e le infrastrutture, la cura e la salute, il modo e dove si lavora, la qualità della vita. Insomma, la dimensione dell’abitare con i luoghi della produzione e della vita. Alla luce di questo, Comune di Milano e Città Metropolitana devono avere una relazione virtuosa e coordinare questo cambiamento. Insieme con l’università, i privati, le altre istituzioni».

Ezio Micelli | Professore ordinario Iuav di Venezia.

Ezio Micelli | Professore ordinario Iuav di Venezia

«Le città si sono trasformate ed è doveroso ragionare per aree vaste: quello che dobbiamo fare è immaginare di realizzare un percorso di armonizzazione delle regole all’interno di un quadro più esteso, non municipale, per avere un concorso più equo al finanziamento della città pubblica. Un primo passo può essere quello dell’armonizzazione delle regole perequative tra tutti i comuni della città metropolitana, mentre un secondo potrebbe essere quello di un ampliamento del bacino di operatività dei diritti edificatori dal centro ai comuni limitrofi».

Isabella Susi Botto | Direttore progetto Wmru.

Isabella Susi Botto | Direttore progetto Wmru

«Con strumenti efficaci per gestire il rapporto tra pubblico e privato, ma soprattutto puntando alla collaborazione tra amministrazioni. Con strategie utili per promuovere e sostenere processi di rigenerazione diffusa. Ecco che Città Metropolitana sta percorrendo due linee di lavoro. Una è la realizzazione dell’incubatore metropolitano (Remix) per la rigenerazione territoriale, mentre l’altra riguarda il ripensamento dello strumento della perequazione urbana e territoriale, per attivare risorse da investire in progetti di rigenerazione, ponendo le base per un innovativo rapporto tra pubblico e privato, e più efficaci forme  di interazione  tra i diversi livelli di governo  del territorio (Comuni, Zone omogenee, Città metropolitana, Regione) sul modello dello strumento europeo dell’Integrated territorial investiment (Iti)».

Franco Sacchi | Direttore Centro Studi Pim.

Franco Sacchi | Direttore Centro Studi Pim

«Siamo chiamati a pianificare il futuro, seppur in condizioni di incertezza. Occorre che Città metropolitana e Comune di Milano collaborino, da sole nessuna delle due istituzioni può farcela. In particolare, il Comune di Milano deve programmarsi pensando anche al “fuori”, verso il territorio plurale metropolitano. E poi bisogna darsi una strategia di sviluppo sostenibile, che superi il contrasto tra ambientalismo conservativo e negazionismo dell’emergenza ambientale». (vb)

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