Video_Intervista | Arch. Silvia Nanni

«Ascoltare la voce del luogo e quello che ci dice la sua storia»

Con una serie di richiami al ruolo e alla professione dell’architetto nell’ambito del restauro e della conservazione dei beni edilizi storici-architettonici, l’architetto Silvia Nanni ci illustra la sua esperienza professionale auspicando che il futuro riservi agli operatori dell’architettura un equilibrato uso delle risorse e, soprattutto, la capacità di «ascoltare il luogo».

Come si può constatare dalle affermazioni contenute nella video_intervista il concetto base dell’arch. Silvia Nanni, quello che muove il suo impegno nella pratica quotidiana di architetto, è legato alla manutenzione di un bene architettonico, alla conservazione di un manufatto.

L’architetto ci spiega che è fondamentale «arrivare  a concepire la manutenzione e il restauro utilizzando tutti gli strumenti che possediamo. Una manutenzione non estemporanea bensì risultato di un’attenta programmazione: questo anche a fronte delle numerose difficoltà che la nostra professione incontra. Il recupero del tessuto edilizio nell’ambito di un’attenta e più vasta ricostruzione del territorio deve procedere con interventi tesi a localizzare nuovamente le necessità».

Al servizio della committenza ma mantenendo gli aspetti deontologici. L’architetto Nanni lambisce con le sue considerazioni il confronto che troppe volte ha diviso gli architetti innovatori da quelli considerati conservatori, riconfermando la sua linea guida che vede la professione di architetto al servizio della committenza mantenendo comunque i legittimi comportamenti deontologici: «resta il fatto che non si può eludere il carattere dei luoghi».

Facendo riferimento alla sua terra, la Toscana, l’arch. Nanni ci ricorda come le sue genti siano particolarmente affezionate al loro habitat, alle tradizioni e per questo il suo agire per la conservazione di un bene di edilizia storica è di connubio con i materiali che si trovano sul posto, dando così valore alla storia e al passato del bene. Di qui lo sforzo di riprogettarlo come l’avrebbe disegnato al tempo in cui il bene è stato realizzato. L’architetto deve dunque assumere un ruolo culturale di conoscenza del passato.

Il complesso colonico denominato “Podere Aiaccia”, a Rignano sull’Arno in località Volognano (Fi)
Un esempio degli interventi compiuti dall’arch. Nanni: il complesso colonico denominato Podere Aiaccia, a Rignano sull’Arno in località Volognano (Fi).

L’oggi e il domani. L’architetto oggi, l’eccesso di norme che rischiano di essere frenanti, il rapporto con l’imprenditoria edile che sta resistendo a una crisi congiunturale che ha provveduto di fatto a una selezione naturale tra imprese capaci e qualificate e «imprese non capaci e non qualificate» sono state altre facce del considerare l’architettura oggi, un processo che sta subendo una vasta dilapidazione di risorse (nell’intervista un esempio ci viene dal riferimento ai fabbricati energivori), processo al quale si pone rimedio proprio con un equilibrato uso delle risorse, con lo studio del buon uso di queste e con gli aggiornamenti continui che «non possono prescindere dall’ascolto del luogo, quello che ci dice la sua storia, caso per caso».

Livia Randaccio, direttore editoriale Imprese Edili