Punti di Vista | Virginio Trivella, Coordinatore Comitato Tecnico Scientifico Rete Irene

Decreto Crescita: il monopolio della riqualificazione energetica in mano a un pugno di multiutilities

L’art. 10 del decreto legge n. 34 del 30 aprile 2019 introduce la facoltà di optare, in luogo dell’utilizzo diretto delle detrazioni per gli interventi di efficienza energetica e di adozione di misure antisismiche, per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi. Su questo si esprime Virginio Trivella, Rete Irene.
Virginio Trivella | Coordinatore Comitato Rete Irene.

Un sentito grazie al Governo da parte di pochi operatori energetici per il bel regalo contenuto nel Decreto Crescita.

Ma nei prossimi mesi il settore della riqualificazione energetica degli edifici si bloccherà, in attesa di un nuovo provvedimento dell’Agenzia delle Entrate.

Il primo maggio nella Gazzetta Ufficiale è approdato, dopo varie settimane di contorsionismi politici, il decreto legge 34 che, con l’art. 10, porta in dote a un pugno di multiutilities territoriali nientemeno che il monopolio della riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare italiano.

Potrà piacere a qualcuno (a me non piace) che un mercato così potenzialmente vasto, finalizzato a ridurre i consumi di energia, diventi territorio di caccia esclusivo di soggetti che, per mission aziendale, vendono energia.

Potrà piacere a qualcuno (a me non piace) cercare di raccattare qualche voto con la bufala che, in questo modo, si semplifica la burocrazia della cessione dei crediti: studiatevi bene la legge, incrociatela con il codice civile e vi accorgerete che, per i condomini, non si semplifica proprio niente.

E poco importa se, nei prossimi mesi, la domanda di sostituzione di finestre, installazione di cappotti termici, rifacimento di tetti, ristrutturazione di terrazzi e balconi si rivolgerà a operatori che dovranno improvvisarsi appaltatori edili senza avere la minima esperienza.

Poco importa se le imprese vere dovranno fare la fila davanti agli uffici acquisti delle multiutilities e scannarsi in gare al massimo ribasso, mortificando la loro professionalità e la qualità degli interventi.

Ma non è accettabile che un provvedimento di legge così mal concepito istighi l’elusione fiscale di massa e sia causa di un futuro contenzioso sistematico: leggetevi bene le circolari dell’Agenzia delle Entrate (visto che il legislatore non lo ha fatto) e capirete perché.

Non è accettabile che un provvedimento inserito nel Decreto Crescita sia costruito in modo talmente becero da bloccare, a partire da domani, un intero settore: chi, pur di beneficiare di una cessione a costo zero (per il cittadino, ma non per lo Stato), non vorrà attendere i tre (ma che dico?), sei, sedici mesi che l’Agenzia delle Entrate impiegherà per rilasciare il suo nuovo provvedimento, salvo poi scoprire che la ex municipalizzata di turno a cui necessariamente dovrà rivolgersi non è in grado di evadere la sua richiesta? (Per la cronaca, non sto dando i numeri: sedici è il numero dei mesi impiegati per far uscire il provvedimento del 19 aprile 2019 per la cessione dell’ecobonus sulle singole unità immobiliari). Alla faccia della crescita.

E non è accettabile che la conseguenza di tutto questo sia un rallentamento del faticoso processo di riqualificazione del patrimonio immobiliare nazionale e di riduzione dei consumi di energia, delle emissioni climalteranti e dell’inquinamento, cioè l’esatto contrario degli obiettivi del Piano Energia e Clima 2030 che, giusto qualche mese fa, i nostri governanti ci hanno sbandierato come esempio di rigore e impegno.

L’unica cosa che consola è che, a parte i pochi soggetti del titolo e quelli ben più numerosi pronti a bersi qualunque bufala, questo provvedimento scontenta tutti: Ance, Cna, Confartigianato, Finco, CaseItaly si sono già espressi duramente, e di sicuro si organizzeranno per contrastarlo nella fase di conversione in legge.

E, a ben vedere, non conviene nemmeno ai grandissimi e ipercapienti operatori dell’energia, che dovrebbero accettare di fare i general contractor di una miriade di piccoli interventi, prendendosene la responsabilità, e che probabilmente ritireranno la loro disponibilità a mettere a disposizione la propria capienza fiscale.

Quindi, è probabile che alla fine il provvedimento verrà corretto, ma si sarà perso un sacco di tempo e di occasioni di ridurre gli sprechi.

Esagero? Fate un po’ voi, ma prima leggetevi l’articolo di approfondimento. Non mi interessa sapere se chi ha scritto il provvedimento era o meno in buona fede, o se era solo distratto dai rimborsi ai truffati dalle banche. Mi interessano i risultati. E non mi consola poter dire che «vi avevo avvisati».

Grazie a Conte, Salvini, Di Maio, e a tutti coloro che, pur essendo stati avvisati, hanno partorito questa porcheria.

Virginio Trivella, Coordinatore Comitato Tecnico Scientifico Rete Irene

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