Guida pratica | Conservazione

Il recupero delle pavimentazioni in ardesia

Il recupero di un materiale, l’ardesia, che nella valle Fontanabuona (alle spalle di Genova) è presente in natura in abbondanza ed in particolare è descritto il recupero e la messa in sicurezza del transito pedonale di una porzione significativa della località di Ferrada, comune di Moconesi (Genova).

L’esperienza riportata in questa scheda è un po’ particolare e in parte si differenzia da quelle presentate in altre occasioni. Si tratta, in questo caso, di un restauro a scala maggiore, un restauro di tipo urbano.

Nella scheda, infatti, si descrive un recupero di un materiale, l’ardesia che nella valle Fontanabuona, alle spalle di Genova, è presente in natura in abbondanza e da secoli è stata cavata, lavorata ed esportata in tutto il mondo; in questa scheda, però, si descrive anche il recupero di una consuetudine.

Nell’entroterra ligure, infatti vi era in passato la tradizione della manutenzione delle «crose», le strette vie pedonali; tale tradizione voleva che la manutenzione fosse periodica e che fosse partecipata da tutta la collettività (si stabilivano dei turni ma ogni abitante abile al lavoro doveva, nel corso di un anno, apportare il proprio contributo). In questo progetto è stata recuperata anche questa tradizione revisionata, però, con modalità contemporanee.

Per la realizzazione della nuova pavimentazione oltre a pensare a un materiale caratteristico del luogo, quale l’ardesia, che sia testimonianza di antiche attività e di un tradizionale costruire, si è pensato che questo intervento potesse essere non una semplice sistemazione urbanistica, bensì occasione per diventare momento di trasmissione culturale dei differenti modi di utilizzo del materiale stesso.

Il progetto prevede la realizzazione di un tratto di marciapiede in via De Gasperi, lungo la strada provinciale 225, nella parte a valle, dove vi è il nucleo di edificazione più recente della località di Ferrada.

Il tratto oggetto di intervento ha una lunghezza di circa 340 m, il primo lotto, realizzato, misura 125 m. L’area, posta in adiacenza a un fronte continuo di edifici, è caratterizzata dalla presenza di attività commerciali e di pubblico interesse tra i quali: una banca, il palazzetto dello sport, il campo da calcio, l’auditorium e l’ostello della gioventù.

Sul tratto stradale in oggetto insistono inoltre numerosi accessi di pertinenza dei palazzi residenziali. In questo spazio si mescolano diverse funzioni la sosta, l’attraversamento, la percorrenza, ma tutto si svolgeva in modo disordinato, dove i pedoni sono costretti a passare tra le auto in sosta.

Unica protezione tra gli spazi pertinenziali degli edifici e il traffico, alberi e arbusti che spesso subiscono «la vendetta del pedone» passaggi selvaggi, creati rompendo le fronde degli arbusti esistenti. Inoltre parcheggi e soste, effettuati in modo disordinato, costringevano i pedoni a camminare pericolosamente sull’esterno, lungo la carreggiata della strada.

Al fine di agevolare il deflusso delle acque piovane verso la strada, si è provveduto a dare una pendenza del marciapiede pari al 2%, in modo da farle defluire lungo il bordo strada, comunque sui lati del marciapiede.

Obiettivi dell’intervento

L’intervento si poneva questi obiettivi:

  • messa in sicurezza del transito pedonale in una porzione significativa del paese, per la presenza di servizi, di attività commerciali e di numerose abitazioni;
  • riqualificazione di un ambito urbano con forti potenzialità ma non facilmente fruibile a piedi;
  • adeguamento dei servizi e sottoservizi presenti quali illuminazione pubblica e smaltimento acque superficiali;
  • realizzazione di piccole zone di sosta/relax, leggermente discoste dal marciapiede dotate di panchine ombreggiate da piante di langerostremia.
Le acque sono state convogliate in opportune bocche di lupo, e la conduttura principale di raccolta è stata posizionata al di sotto del marciapiede.

Realizzazione dell’intervento

La larghezza è di 1,50 m per il marciapiede, considerandola «ideale» a seconda dei diversi scopi quali passeggiare o sostare, per scambiare qualche parola, mentre la larghezza delle aiuole è di 50 cm, e infine le zone relax, a dimensioni variabili, a seconda dell’ubicazione. Non esistono studi particolari riguardo all’ergonomia per un corretto dimensionamento di un marciapiede, ma in questo caso, la larghezza si ritiene adeguata non essendoci particolari «ingombri» che possano ostacolare il percorso.

Per assenza di ingombri, in questo caso si intende per esempio, l’assenza di vetrine, in aderenza al marciapiede, di fronte alla quali la gente si ferma costituendo ostacolo per coloro che transitano. La distribuzione degli attraversamenti non è stata cambiata, mantenendo anche le medesime dimensioni in larghezza.

Il percorso, non è stato realizzato tutto allo stesso livello, ma in relazione alle differenti criticità riscontrate: la quota del marciapiede, in corrispondenza degli attraversamenti, si abbassa fino alla quota della ss 225 per consentire l’accesso veicolare, egualmente, in corrispondenza delle strisce di attraversamento pedonale, al fine di consentire il passaggio ai pedoni e disabili. Diversamente, ove non necessita l’accesso diretto alla strada, il marciapiede è rialzato da essa di circa 15 cm.

Inoltre ove non esisteva la barriera verde naturale di divisione tra la strada e il marciapiede sono stati posizionati dei dissuasori in acciaio colorato in modo da avere sempre una protezione per i pedoni.

I materiali che componevano la pavimentazione erano disomogenei, con asfalto e ghiaia, segno di interventi di riparazione eseguiti nel tempo: questi elementi facevano di questo aggregato urbano un lungo e dispersivo spazio che non facilitava il raggiungimento dei servizi che si trovavano lungo il percorso.

Zone di sosta e relax

Il marciapiede è stato valorizzato dalla dotazione di un sistema di sedute a semicerchio o lineari, distribuito organicamente, per creare delle polarità destinate alla sosta e relax. Queste aree misurano  5×2,8 m o 4×2,5 m: la dimensione variabile è stata scelta per non intralciare in punti critici il passaggio dietro di esse, sono dotate di illuminazione dedicata e panchine in acciaio inox semicerchio senza schienale, in modo da avere un doppio affaccio e una doppia possibilità di seduta.

Sono state pensate a una equidistanza di  85 m. Sono stati realizzati nuovi impianti di base quali l’elettrico interrato e lo smaltimento delle acque meteoriche, per il miglioramento della qualità ambientale ed estetica.

Sono stati effettuati degli studi illuminotecnici, che hanno previsto un illuminazione diffusa, con una serie di pali a doppio corpo illuminante: uno posto a 6,50 m da terra per lo spazio di percorrenza stradale e l’altro a 4,50 m da terra per gli spazi pedonali e quelli dedicati al relax.

Nuovo assetto vegetazionale

La vegetazione arborea era costituita da platani in filare tipico degli anni 70 che avevano raggiunto il loro naturale ciclo vitale. Nell’ambito della scelta delle essenze della progettazione del verde pubblico le scelte derivano da diversi fattori:

  • crescita limitata
  • manutenzione limitata
  • fioriture limitate
  • sempreverdi
  • fattori allergici
  • economicita’

Le dimensioni delle essenze scelte sono contenute: visivamente l’impatto dato dal passaggio ad alberi ad alto fusto a quelli a fusto medio è stato forte . Le scelte si sono orientate su specie che presentano determinati requisiti, quali resistenza ai diversi inquinanti atmosferici ai fluoruri presenti nelle benzine: per esempio l’Acer campestre, ha una altezza tra i 3 e i 7 m con allergenicità minima.

Le siepi di ligustro (ligustrum) che sottolineavano lo sviluppo longitudinale dello spazio, ormai cresciute disordinatamente e a dismisura, sono state sostituite con piante più giovani di fotinia (Photinia), che vengono potate stagionalmente per evitare problemi di visibilità durante le immissioni delle auto lungo la SS 225.

L’alberatura da platani (Platanus) è stata sostituita da alberi di dimensioni più contenute quali l’acero (acer campestre) e per le zone relax, la langerstroemia (langerstroemia). Tali essenze meglio rispondono alle richieste sia di equilibrio termico che di mitigazione dell’impatto sulle superfici pavimentate.

L’intervento, in un’ottica di organizzazione e riqualificazione urbana di un’area caratterizzata dalla presenza dell’asfalto, della ghiaia (e della sosta selvaggia), ha previsto l’impiego di un materiale tradizionale come l’ardesia, già utilizzato nella realizzazione dei marciapiedi della vicina frazione di Gattorna, che ha creato una continuità tipologica tra i due interventi e ha ridotto l’impatto sull’ambiente, ben armonizzandosi nel contesto: il colore grigio dell’ardesia unito alle tinte terrose degli intonaci degli edifici confinanti, ha definito una delle caratteristiche principali del paesaggio genovese.

Affinché la soluzione finale fosse omogenea e armonica si è reso necessario provvedere a una pianificazione concertata tra il progettista e i diversi operatori che definisse un filo conduttore e una corretta coordinazione e alternanza tra i vari linguaggi compositivi.

Materiale e metodo di intervento

Ardesia proveniente da cave della Fontanabuona. L’ardesia ha un’ottima resistenza all’urto, le principali caratteristiche fisiche e meccaniche sono: resistenza a compressione, flessibilità, resistenza all’urto, bassa gelività, resistenza al fuoco. Tutte queste caratteristiche ne hanno consentito anche in passato un largo impiego nelle pavimentazioni sia in interni che in esterni. Nell’intervento l’altezza delle lastre è di 2 cm per le porzioni pedonali, 3 cm per quelle carrabili applicate con metodo di posa a «spolvero».

Un’idea partecipata

La pavimentazione potrebbe essere una sorta di esposizione permanente a cielo aperto che mostri i diversi e possibili modi di posa. A questo punto sono stati coinvolti concretamente gli ardesiaci locali; che hanno fornito, tramite una convenzione con il comune, coordinata da un imprenditore ardesiaco, il dott. Carlo Dondero, la materia prima, proveniente dalle loro cave con pezzatura e lavorazione a loro scelta, e l’intero percorso è stato suddiviso in porzioni eguali caratterizzate da questo o quel particolare disegno e modo di posa che rappresenta il linguaggio distintivo proprio di quella determinata maestranza.

Riflessioni a margine dell’esperienza

Il progetto interessa una fascia di terreno posta in fregio alla strada provinciale 225 del centro abitato di Ferrada, che si presenta in uno stato destrutturato dal punto di vista funzionale e della qualità ambientale, caratterizzato dall’assenza di un disegno complessivo di organizzazione funzionale e definizione formale dello spazio pubblico, dalla presenza di una edificazione frammentaria e disorganica nella diversità di carattere degli edifici, e dalla disordinata sosta veicolare che costringe il pedone a camminare sulla strada senza alcuna protezione.

I numerosi servizi di interesse pubblico, che si trovano lungo questa fascia, necessitano di un collegamento pedonale sicuro che li unisca e che, allo stesso tempo, riqualifichi lo spazio urbano. Obiettivo primario del progetto è il disegno e l’organizzazione del suolo, al fine di conferire un’identità di luogo pubblico e chiarezza di rapporti tra edificato e spazio urbano, tra gli elementi di valore presenti e gli elementi introdotti dal progetto.

Assicurare al percorso una rappresentatività urbana e nel contempo conferire identità e qualità formale agli edifici e luoghi esistenti lungo l’area d’intervento. Definire lo spazio urbano secondo una geometria chiara, che organizzi e assolva in modo adeguato le richieste di tipo funzionale quali un ordinato svolgimento dei servizi e delle attività presenti, la qualificazione delle diverse aree di sosta e dei diversi tipi di percorso pedonale e veicolare e garantire un decoro formale allo spazio pubblico attraverso l’uso di materiali tradizionali come quelli lapidei. Il tutto secondo un linguaggio riconoscibile ma nel contempo essenziale e privo di protagonismi, finalizzato a costituire un ambiente capace di armonizzare le differenti presenze.

La stesura del progetto è stata molto stimolante perché ha coinvolto tutta l’amministrazione che è intervenuta in modo positivo, con osservazioni e attenzione a tutta la fase che ha poi portato a questa idea definitiva, che unisce la sicurezza di un percorso ben delimitato e definito a un intervento di riqualificazione vero e proprio con un riferimento alle nostre radici ben specifico.

Chi ha fatto Cosa

Progetto preliminare, definitivo ed esecutivo: arch. Nicla Lercari Lagomarsino, arch Stefania Pantarotto
Direzione lavori e coordinamento sicurezza: arch. Nicla Lagomarsino, arch Stefania Pantarotto
Utc comune di Moconesi area lavori pubblici Responsabile unico del procedimento: geom. Agostino Nicolini
Impresa esecutrice: Ear Edilizia Appalti srl Santa Margherita Ligure (Ge)
Direttore tecnico: sig. Giuseppe Rapuzzi

Aziende fornitrici a titolo gratuito delle piastrelle di ardesia:

  • Adi Ardesia Dondero Italia snc
  • Euroslate srl
  • Ala Ardesie liguri Artigiane snc
  • Mnv snc
  • Cuneo F. & Lagomarsino E. srl
  • Ardesia Demartini _Fratelli Demartini
  • Biondi Ugo e Mauro & C. snc
  • Leani slate _ Garbarino e Cuneo
  • Ardesia Mangini snc
  • Lsa di Garbarino Davide e c. snc
  • Ardesia Raggio
  • Ardesia Casagrande
  • Dondero Gian Luigi

Per saperne di più

Lavori di realizzazione marciapiedi in fregio alla s.p. 225 della Fontanabuona, 1° lotto comune di Moconesi località Ferrada.

arch. Stefania Pantarotto, libero professionista
arch. Nicla Lercari Lagomarsino, libero professionista
Daniela Pittaluga, Università di Genova, Scuola di specializzazione in Beni architettonici e del paesaggio