Guida Pratica | Affresco

Recupero dell’intonaco colorato

L’intonaco colorato in pasta: due casi, due soluzioni. Interventi su un edificio di edilizia rurale e di nuova costruzione.

Nel primo caso descritto l’intervento è effettuato su di una costruzione rurale esistente mentre nel secondo su di una costruzione di nuova edificazione. Questa scelta non è casuale, ma permette di cogliere le differenze e le analogie dei due cantieri mettendo in risalto gli accorgimenti necessari nei diversi casi particolari.

Dopo aver rimosso l’intonaco originario fortemente ammalorato e ormai quasi totalmente privo di legante, si è proceduto al lavaggio delle superfici. Successivamente si è cominciata la stesura del primo strato di intonaco, quello che viene definito rinzaffo.
Dopo aver rimosso l’intonaco originario fortemente ammalorato e ormai quasi totalmente privo di legante, si è proceduto al lavaggio delle superfici. Successivamente si è cominciata la stesura del primo strato di intonaco, quello che viene definito rinzaffo.

Caso n.1 | Casa rurale dei Marchesi Cambiaso in località Maia. Si tratta di una casa rurale inserita all’interno di un appezzamento agricolo nella Val Polcevera, una delle due valli principali di Genova. La costruzione, una delle numerose realizzate dai Marchesi Cambiaso nella prima metà del XIX secolo per la gestione agricola del territorio, è costituita da muri in pietra, tetto con orditura in legno (con forma a «canestro», ossia con una particolare disposizione dei legni in modo tale da avere una maggiore superficie agibile priva di sostegni) e solai in legno. L’intonaco era di calce e il colore ocra leggibile solo in alcune zone riparate dalla copertura.
La casa è strutturata come una tipica «casa in pendio», ossia con l’ingresso a nord al piano terreno che dà direttamente in cucina, mentre al piano sottostante si trovano le cantine, fuoriterra nella parte meridionale e controterra in quella settentrionale. Le camere occupano l’intero piano superiore.
Non vi sono né persiane né scuri esterni, ma solo scuri interni: viene mantenuta, ovviamente, tale caratteristica. Così come sono mantenute le «feritoie» verticali che servivano per l’aereazione dell’essiccatoio, locale posto al di sopra della cucina dove si mettevano a seccare le castagne. In questa zona collinare era infatti diffusa la coltura della castagna quale risorsa alimentare fondamentale.

I prospetti denunciavano un marcato dissesto statico, evidenziato anche con il disassamento delle bucature esterne. Tale dissesto, risalente al secolo scorso, si era avuto a seguito dell’alluvione del 1890 che aveva provocato frane importanti nella zona sottostante.
I prospetti denunciavano un marcato dissesto statico, evidenziato anche con il disassamento delle bucature esterne. Tale dissesto, risalente al secolo scorso, si era avuto a seguito dell’alluvione del 1890 che aveva provocato frane importanti nella zona sottostante.

Fenomeni di degrado. I prospetti denunciavano un marcato dissesto statico, evidenziato anche con il disassamento delle bucature esterne. Tale dissesto, risalente al secolo scorso, si era avuto a seguito dell’alluvione del 1890 che aveva provocato frane importanti nella zona sottostante. Era stato quindi realizzato il rinforzo posto sull’angolo sud/ovest visibile nella foto.
Gli intonaci erano per la buona parte distaccati, in diverse aree erano presenti efflorenscenze, patine biologiche e disgregazioni.

03 GUIDA AFFRESCO 15

Le fasi d’intervento. L’intervento manutentivo ha previsto il rifacimento della copertura, reimpiegando i travi lignei in buone condizioni di manutenzione e sostituendo soltanto quelli ammalorati, mantenendo le bucature nella posizione e nelle dimensioni originarie.
Per quanto riguarda il rifacimento degli intonaci, dopo aver rimosso l’intonaco originario fortemente ammalorato e ormai quasi totalmente privo di legante, si è proceduto al lavaggio delle superfici. Successivamente si è cominciata la stesura del primo strato di intonaco, quello che viene definito rinzaffo. Quest’ultimo è caratterizzato da uno spessore di circa 1-2 cm e avente una dimensione degli aggregati (o inerti) maggiore e varia: ciò permette di evitare o quantomeno attenuare il fenomeno delle cavillature da ritiro in fase di asciugatura della malta. Quando la superficie era ancora fresca, ma sufficientemente consistente, si è proceduto alla stesura del secondo strato, quello dell’intonaco. Rispetto a quello precedente ha inerti più piccoli ma è bene siano ancora diversificati: avere uno scheletro granulometrico differenziato agevola la distribuzione del legante attorno agli aggregati riducendo concentrazioni di calce e il fenomeno delle fessurazioni.
Essendo una casa con i muri di pietra e piuttosto articolata, l’andamento delle superfici non era regolare: sia per mantenerne la caratteristica, sia per evitare un differente assorbimento di umidità dell’intonachino colorato, sono state accuratamente evitate le «linee di lista».

Ultimata la stesura dell’intonachino reso liscio a frattazzo, si può cominciare a tinteggiare la facciata quando il supporto è ancora umido ma sufficientemente coeso da reggere la passata a pennello senza rovinarsi. Bisogna inoltre avere l’accortezza di rimescolare regolarmente.
Ultimata la stesura dell’intonachino reso liscio a frattazzo, si può cominciare a tinteggiare la facciata quando il supporto è ancora umido ma sufficientemente coeso da reggere la passata a pennello senza rovinarsi. Bisogna inoltre avere l’accortezza di rimescolare regolarmente.

Accorgimenti per la preparazione dell’intonaco colorato in pasta. Per la preparazione dello strato finale, occorreva fare attenzione alle prove preliminari che dovranno essere effettuate per la scelta cromatica. Dotati di contenitori campione, si fanno prove con il differente quantitativo di pigmento rispetto a un costante volume di legante e inerte. Quindi si procede alla prova con la stesura sul muro di una superficie definita (per esempio 0,5 mq), e se ne prende nota a parte, dopo aver opportunamente numerato il campione realizzato. Si fanno così alcune prove che dovranno poi asciugare, poiché l’effetto cromatico in un intonaco a calce varia notevolmente asciugando: infatti tende a schiarire.
Quando si è soddisfatti del risultato di una determinata prova, si dovrà fare il rapporto adeguato al volume di malta colorata necessario per tutte le facciate. Sarebbe bene preparare preventivamente e in un’unica soluzione il quantitativo al fine di evitare differenze cromatiche.
Dopo la delicata fase delle prove e delle misure, si dovrà quindi procedere alla stesura dell’intonachino colorato.
Quest’ultimo strato sarà caratterizzato da inerti di minori dimensioni e la stesura (rigorosamente a mano senza l’ausilio di mezzi meccanici) verrà terminata con la passata a frattazzo di spugna.

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Caso n.2 | Stesura di affresco in un edificio di nuova costruzione a Genova-Prà. Si presenta ora un altro caso relativo a un piccolo edificio di nuova costruzione. Si tratta di un volume aggiunto a una casetta indipendente. Detto volume, che occupa parzialmente la terrazza di accesso all’unità abitativa del piano primo, è stato progettato e costruito in linea con i principi di contenimento dei consumi energetici.
La struttura portante è costituita da muro in mattoni con isolante e parete ventilata, e intonaco di calce sia nella pareti interne che in quelle esterne.

Le fasi d’intervento. Si è proceduto alla realizzazione dei tre strati canonici di intonaco: rinzaffo, intonaco e intonachino. A differenza del precedente cantiere qui si è proposta la colorazione finale mediante la tecnica dell’affresco.
I tre strati vanno stesi consequenzialmente quando il precedente è ancora umido: in tale modo la coesione fra gli stessi sarà di tipo non solo meccanico ma anche chimico. Per la preparazione del colore si è impiegato pigmento di colore giallo ocra, stemperato in acqua di calce. Anche in questo caso si dovranno fare alcune campionature del colore desiderato, e attenderne la completa asciugatura, poiché questo tende a schiarire.
Ultimata la stesura dell’intonachino reso liscio a frattazzo, si può cominciare a tinteggiare la facciata quando il supporto è ancora umido ma sufficientemente coeso da reggere la passata a pennello senza rovinarsi. Bisogna inoltre avere l’accortezza di rimescolare regolarmente: l’ocra tende a precipitare sul fondo rendendo il liquido colorato meno carico di pigmento.

06 GUIDA AFFRESCO 15

L’applicazione va fatta con pennellate ampie, veloci, cariche di liquido e a movimento circolare, evitando colature che andrebbero comunque immediatamente riprese, altrimenti sarebbero segni indelebili sulla facciata.
È bene che l’asciugatura delle superfici avvenga più lentamente possibile in modo tale da favorire il processo chimico di carbonatazione della calce, cioè la reazione della calce con l’anidride carbonica dell’aria. Se le condizioni atmosferiche non lo consentono naturalmente, per esempio in caso di giornate molto ventilate o particolarmente calde, occorrerà provvedere altrimenti. Mediante un irroratore idrico si nebulizzerà la superficie anche più volte al giorno, oppure –ed è meglio ancora- si potranno dare più passate di acqua di calce e, volendo, di pigmento con la pennellessa. Questo favorisce la carbonatazione lenta e nello stesso tempo consolida ulteriormente il supporto.

La colorazione ad affresco non solo ha il vantaggio di avere il supporto a calce e quindi altamente traspirante, di essere più duraturo nel tempo, ma anche di avere una superficie altamente cangiante al variante della luce del giorno grazie ai cristalli di calcite che riverberano ciascuno in maniera differente. Ai raggi diretti del sole è inoltre apprezzabile l’effetto traslucido che solo la trasparenza dell’affresco sa offrire. Alla fine dei lavori si è potuto notare la netta differenza visiva tra la parte superiore, che è stata realizzata ad affresco, dalla parte sottostante che, essendo una preesistenza, è stato realizzato su intonaco asciutto con l’impiego di silicati di potassio della medesima colorazione.

Nella foto conclusiva si può notare la netta differenza visiva tra la parte superiore, che è stata realizzata ad affresco, dalla parte sottostante che, essendo una preesistenza, è stato realizzato su intonaco asciutto con l’impiego di silicati di potassio della medesima colorazione.
Nella foto conclusiva si può notare la netta differenza visiva tra la parte superiore, che è stata realizzata ad affresco, dalla parte sottostante che, essendo una preesistenza, è stato realizzato su intonaco asciutto con l’impiego di silicati di potassio della medesima colorazione.

Riflessioni a margine dell’esperienza. I casi presentati offrono una panoramica particolare sui modi di realizzare una parete colorata. È possibile, inoltre, fare il confronto tra le tre differenti tecniche di stesura: 1- l’intonaco colorato in pasta del primo esempio, 2- l’intonaco affrescato della porzione costruita ex-novo del secondo esempio e 3- la tinteggiatura a secco realizzata nella parte basamentale del secondo esempio.
Come è stato sottolineato più volte l’affresco oltre a garantire una durata maggiore presenta alcune caratteristiche di trasparenza e di cangianza del colore al variare della luce uniche. Tuttavia, a seconda delle condizioni può risultare più conveniente o più adeguato scegliere altre tecniche di stesura; È importante però che nella scelta si sia consapevoli delle diverse caratteristiche e degli esiti finali.

Chi ha fatto Cosa
Progettazione e direzione lavori arch. Patrizia Pittaluga
Impresa esecutrice intonaci caso 1 impresa Rinaldis Nicodemo di Campomorone e Pittaluga Roberto di Manesseno
Impresa esecutrice intonaci caso 2 Cgme srl di Emanuel Ageno di Sori

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