Restauro | Palazzo Strafella, Lecce

Recupero funzionale sostenibile per Palazzo Strafella

L’insieme Palazzo Strafella - Chiesa del Carmine - Castello costituisce un’importante risorsa monumentale per la città di Morciano di Leuca. Il recupero funzionale e la ristrutturazione di Palazzo Strafella sono stati pensati per creare una casa di storie e di ospitalità, “Lu Cumentu”, dal nome dialettale della parola “Convento”, una casa della storia che offrisse un’attività culturale responsabile in cui la storia religiosa e civile, la campagna e l’enogastronomia si affiancassero al mare e alla musica.

Morciano di Leuca è un piccolo comune della provincia di Lecce, situato nell’estremo lembo meridionale della penisola salentina, a 10 km da Santa Maria di Leuca e si affaccia sulla costa jonica. Il centro storico conserva ancora oggi un discreto patrimonio architettonico caratterizzato da palazzi, chiese, il castello e dai frantoi ipogei; questi ultimi, simboli di un’economia passata, resero il centro importante ed erano numerosi, tanto da avere una via delle Cisterne, odierna via Roma, a causa della presenza di strutture ipogee.

Palazzo Strafella è ubicato nella zona centrale dell’abitato nelle immediate vicinanze del castello, incastonato tra abitazioni con cui crea quasi un’unica cortina a margine del tessuto urbano più antico, e la Chiesa del Carmine, in prossimità dell’odierna piazza S. Giovanni, antico trivio e nodo importante per la viabilità. L’edificio, una compatta struttura in muratura in carparo (pietra locale calcarenitica di colore giallo, tenace e lavorabile solo con ascia e scalpello) intonacata, è stato realizzato in tempi diversi, inglobando e trasformando parte dell’antico convento dei Carmelitani, situato tra la Chiesa del Carmine e il Castello.

In quanto testimonianza materiale, avente valore di civiltà costruttiva ispessita e stratificata nel tempo, l’insieme Palazzo StrafellaChiesa del CarmineCastello costituisce un’importante risorsa monumentale per la città di Morciano di Leuca. Il Castello, realizzato nella prima metà del XIV, fu acquistato da Baldassare della Ratta, conte di Caserta e di Alessano, e successivamente passò a metà del XV secolo al Principe di Taranto; a seguito della presa di Otranto da parte dei Turchi nel 1480 nel XVI dovette essere adeguato e potenziato per assolvere la funzione di difesa del borgo dagli assalti dei mori.

In prossimità del castello sorge la Chiesa del Carmine, edificata nel 1486 dal feudatario Ruggero Sambiasi; adiacente alla chiesa nel 1507 sorse il convento, per volere di Rodolfo Sambiasi in luogo della torre nord-ovest del castello. Del convento si hanno poche notizie, dalle forme austerie, con facciata tinteggiata di rosso, aveva un impianto planimetrico rettangolare con al centro il chiostro, intorno a cui si snodava un ambulacro su cui si prospettavano alcuni ambienti tra cui il refettorio e la biblioteca; due scalinate conducevano al primo piano dove un corridoio girava intorno al chiostro e su di esso si aprivano le celle per i monaci e conversi; alle spalle dell’immobile, vi era il classico orto a servizio del convento che confinava con il giardino del castello.

Scalone con volte e capitelli restaurati.

Con la soppressione napoleonica delle leggi sulla feudalità e l’abolizione degli ordini monastici il convento dei carmelitani, privato delle rendite fondiarie di proprietà e della stessa presenza della comunità religiosa, nel 1815 fu concesso da Ferdinando II al comune. L’immobile fu quindi diviso in due unità autonome cedute a due proprietà differenti: un corpo di fabbrica, quello posto affianco alla chiesa con ingresso dalla piazza San Giovanni che inglobava buona parte del convento e il chiostro, e l’altro che prendeva l’ala meridionale del convento, il refettorio e il giardino stesso.

Del primo purtroppo non resta più nulla perché fu abbattuto nel 1967 per costruirvi un immobile di scarsa qualità; il secondo con accesso dall’odierna via Roma mediante un portone, posto sotto un terrazzo che immetteva nel cortile e in quello che era un tempo l’orto, fu trasformato in residenza dalla famiglia Strafella, giunta da Copertino a Morciano nel XIX secolo, per poi divenire proprietà comunale alla fine del XX secolo.

Scalone.

L’edificio nel 2006 è stato oggetto di una pesante ristrutturazione che ne ha un po’ stravolto la fisionomia; in particolare, l’intervento più importante è stato la chiusura del terrazzo posto sull’androne, con la realizzazione di un ambiente con tetto a falde, due finestre uguali a quella già esistente, per completare simmetricamente la facciata, e la realizzazione dell’ascensore esterno.

Stato di conservazione

L’organismo architettonico si sviluppa su un lotto di 1.172 mq occupando una superficie di 460 mq al piano terra e 442 mq al primo livello per complessivi 902 mq. Il palazzo presenta su via Roma un portone d’ingresso con arco a tutto sesto e due porte minori rettangolari poste simmetricamente a destra e sinistra dello stesso; al piano superiore un caratteristico balcone con balaustra e porta finestra e due finestre poste simmetricamente e in asse con le aperture presenti a piano terra.

La struttura presenta caratteri architettonici tipici della seconda metà del XIX secolo, simili a quelle che si riscontrano in altri palazzi del territorio; tutta la facciata presentava un diffuso fenomeno del distacco dell’intonaco (cementizio) e ampie tracce di umidità di risalita. Attraverso il portone in legno, si giunge in un androne basolato in cui si affacciano gli accessi dei due locali voltati posti a piano terra a destra e sinistra dell’ingresso; superato l’androne si giunge in una prima piccola corte delimitata da una recinzione caratterizzata da due pilastri in muratura in prossimità del portone d’ingresso al primo piano.

Ambienti al primo piano restaurati e con i mobili allestiti.

Superato il primo cortiletto, si entra in una seconda corte più ampia delimitata su due lati dall’immobile e sugli altri due da un grande spiazzo pavimentato, utilizzato per manifestazioni all’aperto; soprelevato rispetto al cortile e a esso collegato mediante una cordonata e una rampa per disabili. Gli ambienti che si affacciano su questa seconda corte sono caratterizzati da degli archi che reggono un passetto scoperto di disimpegno addossato alla struttura originaria dell’immobile.

Anche le facciate interne presentavano un diffuso fenomeno di distacco dell’intonaco (cementizio) e ampie tracce di umidità di risalita e pluviali rotti. Varcato il portone d’ingresso si percorre una prima rampa di scale per arrivare a un pianerottolo su cui si apre l’ingresso di un locale, oggi adibito a bagno ma che un tempo collegava con il chiostro del convento, e una nicchia con pregevole cornice barocca in pietra leccese molto danneggiate che un tempo probabilmente doveva contenere una tela.

Sala conferenze.

A partire dalla seconda rampa lo scalone acquista una sua monumentalità e importanza che termina con la terza rampa su un pianerottolo con un arco, che presenta capitelli in pietra a facciavista; la copertura di questa scala è a volta a stella, sul pianerottolo tra seconda e terza rampa sono presenti due grandi finestre sormontate da un ulteriore finestra ovale. Dal pianerottolo di arrivo dello scalone si accede, mediante un disimpegno, agli ambienti posti al primo livello dell’immobile che si articolano a destra e a sinistra dello scalone.

Gli ambienti posti a destra sono la cucina, una sala e la sala riunioni; le prime due presentano una copertura a volta mentre la sala riunioni, che è frutto della chiusura di un terrazzo posto sopra l’accesso principale realizzata nei lavori del 2006, ha copertura con un tetto a due falde in legno lamellare a vista, mentre verso sinistra ci si immette in lungo corridoio coperto con volta a botte su cui si affacciavano le camere de letto patronali (le alcove) e un altro ambiente coperto.

Gli ambienti posti a sinistra dello scalone si articolano su di un lungo corridoio coperto con volta a botte su cui si affacciavano le camere da letto patronali e un disimpegno da cui si accedeva al bagno e a un’altra camera coperta con tetto a falde con notevoli perdite di acqua. Le camere poste lungo il corridoio presentano la copertura a volta e le cosiddette alcove, ambienti più piccoli e più bassi, anch’essi coperti con volte, che ospitavano i letti; le camere si affacciano sul cortiletto con porte/finestra che danno sul passetto e in alto a quota tetto, sfruttando il dislivello tra la copertura della sala e quella delle alcove vi è un finestrone che essendo sottoposto rispetto alla quota del lastrico solare era causa di infiltrazioni.

Gli infissi in legno, sebbene di recente fattura, presentavano avanzato degrado dei montanti e delle ante, con alcuni vetri rotti. Gli ambienti al primo piano, poiché già oggetto di recente intervento, presentavano gli intonaci in buono, fatta eccezione in prossimità delle finestre e dei lucernai sul tetto, dove erano ampie le macchie dovute ad infiltrazioni ed i pavimenti in mosaico presentavano parecchie lesioni: gli estradossi delle volte degli ambienti a primo livello erano stati coperte con un massetto e una guaina che in più punti aveva creato infiltrazioni ben visibili all’interno. Al primo piano vi era un solo servizio igienico, alquanto piccolo, collocato in fondo al grande corridoio.

Linee guida e metodologia d’intervento

Da un’idea chiara di fruizione virtuosa dei beni sostenuta anche da studi sul Salento effettuati dal Ciset della Ca’ Foscari di Venezia e dai dati sul crollo delle utenze nelle maxi imprese ricettive quali Resort e Residence, nasce l’idea di recuperare funzionalmente e ristrutturare il Palazzo Strafella per la creazione di una casa di storie e di ospitalità, “Lu Cumentu” dal nome dialettale della parola “Convento”, una casa della storia che offra un’attività culturale responsabile in cui la storia religiosa e civile, la campagna e l’enogastronomia siano una fetta importante accanto al mare e alla musica.

L’immobile al piano terra accogliere l’ufficio Iat, una biblioteca con sala lettura e sale di servizio come sala internet o multimediale. L’intervento in oggetto quindi si è dedicato in particolar modo alla porzione del palazzo collocata al piano primo, agli spazi esterni di pertinenza e a tutte le strutture murarie esterne.

Intervento sulla facciata.

Nello specifico la “Casa della storia” collocata al piano primo ha previsto la realizzazione: di una sala polifunzionale con esposizione di pezzi d’archivio datati tra il 1604 e la fine del XIX° secolo: di un ambiente per l’illustrazione dei “cultivar locali”, come il pomodoro di Morciano, il loro studio, le loro proprietà e saletta di degustazione divulgativa della storia della cucina; di un ambiente didattico attrezzato con tavoli; di quattro camere da letto per l’accoglienza di un massimo di 20 artisti e docenti coinvolti nella realizzazione delle attività culturali di teatro, di narrazione, di docenza, di archivistica e biblioteconomia legate anche al tema della via leucadensis e del sistema ambientale e culturale in cui il bene è inserito.

A servizio degli ambienti interni del Palazzo Strafella, i cortili di pertinenza, accessibili tramite rampe esistenti, sono recuperati con il rifacimento parziale della pavimentazione e attrezzati.

Rifacimento cocciopesto sulla copertura.

I lavori

La direzione dei lavori ha presentato non poche difficoltà per via della complessità dell’impianto architettonico, risultato di numerose aggiunte e trasformazioni. Dal punto di vista architettonico gli interventi sono stati pensati ed eseguiti mirando alla indispensabile riqualificazione e riorganizzazione funzionale degli ambienti interni, senza alterare la materia costruita.

L’intervento si è tradotto nell’adeguamento tecnologico e relativa realizzazione di opere (tramezzature, pavimentazioni, controsoffittature…) che introducono nuovi elementi nella compagine interna ed esterna dell’opera. In questo caso, come per ogni altra tipologia d’intervento, vale il principio della diversa durabilità dei prodotti moderni rispetto a quelli del passato premoderno e quindi della necessità di eseguire interventi di dotazione tecnologica senza apportare distruzioni della materia antica.

Restauro capitelli volta scalone.

Nello specifico, la casa della storia collocata al piano primo ha previsto la realizzazione di una sala polifunzionale con esposizione di pezzi d’archivio datati tra il 1604 e la fine del XIX secolo, come specificato nel progetto; di un ambiente per l’illustrazione dellecultivar locali” come il pomodoro di Morciano, il loro studio, le loro proprietà con piano attrezzato di lavorazione e saletta di degustazione divulgativa, della storia della cucina; di un ambiente didattico attrezzato con tavoli, di quattro camere da letto per l’accoglienza di un massimo di 20 artisti e docenti coinvolti nella realizzazione delle attività culturali diteatro, di narrazione, di docenza, di archivistica e biblioteconomia legate anche al tema della via leucadensis e del sistema ambientale e culturale in cui il bene è inserito.

A servizio degli ambienti interni del Palazzo Strafella, i cortili di pertinenza, accessibili tramite rampe esistenti, sono stati recuperati con il rifacimento parziale della pavimentazione ed attrezzati con fioriere fornite di panca. Uno degli obiettivi principali del progetto è stata la sostenibilità: il riciclo delle acque meteoriche, convogliate in una vecchia cisterna da 350 litri posta nel primo cortiletto, pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria, pompe di calore che utilizzano la geotermia, riducendo significativamente le emissioni di anidride carbonica e i costi energetici poiché utilizzano energia rinnovabile all’80% con efficienza energetica A++, materiali da costruzioni impiegati rispettosi dell’ambiente, possibilmente naturali o facenti parte della tradizione edificatoria locale e quindi tipici del posto.

I lavori eseguiti dall’impresa La Meridionale Costruzioni srl

  • Recupero dei paramenti murari nelle parti dissestate e pulitura generale delle facciate previa realizzazione di saggi atti a verificare la presenza di eventuali tracce e cromie più antiche;
  • Lucidatura pavimentazione in mosaico;
  • Restauro e integrazione di cornici e ornie sulle aperture;
  • Esecuzione dei servizi igienici;
  • Realizzazione di pannellature divisorie come tramezzature;
  • Posa in opera dei pavimenti nuovi e dei rivestimenti;
  • Posa in opera di infissi in legno, con alte prestazioni termiche, acustiche e di sicurezza;
  • Rimozione della guaina presente sul lastricato solare e successivo rifacimento del coccio preesiste;
  • Raccolta e smaltimento delle acque meteoriche;
  • Ripristino della muratura con fenomeni d’infiltrazioni in corrispondenza delle sale con capriate in legno;
  • Impermeabilizzazione e integrazione dei manti con coppi e canali;
  • Attintature interne;
  • Pulitura, consolidamento e velatura degli intonaci;
  • Sistemazione della corte;
  • Recupero del portone d’ingresso.
    Intervento sulle facciate della corte.

Interventi di restauro

Per quanto concerne gli interventi di restauro, è stata eseguita una campagna di saggi stratigrafici di pulitura sulle pareti del corridoio posto al primo piano, in particolare sulla volta, in prossimità e al di sopra delle porte. Gli stessi hanno messo in luce sovrapposizioni pittoriche di scarsa importanza artistica: di base è presente un intonaco a base di calce tradizionale, su cui sono stati applicati numerosi scialbi e tre strati pittorici; lo strato d’intonaco di base s’interrompeva in prossimità alle estremità del corridoio dove sono stati rinvenuti gli archi di collegamento con le altre ali del convento.

Altri saggi sono stati effettuati sui capitelli dello scalone, che una volta descialbati hanno mostrato un notevole stato di degrado, infatti sono risultati non realizzati in pietra, ma con una tecnica simile allo stucco su di un concio appena sbozzato, per cui è stato necessario un intervento importante che, dopo aver rimosso gli scialbi con il bisturi, ha previsto il consolidamento dell’intonaco distaccato con malte iniettate, la sigillatura dei numerosi vuoti con calce, l’equilibratura cromatica con latte di calce e la finitura traslucida con cera microcristallina.

Interventi di manutenzione alle capriate.

Sempre sullo scalone si è intervenuti sulla cornice barocca in pietra leccese, un tempo ricoperta da intonaco (come dalle tracce rinvenute nei saggi), presentava la superfice lapidea molto danneggiata proprio in seguito ai lavori di pulizia e rimozione dell’intonaco effettuati in maniera molto grossolana. Per tale motivo è stato necessario intervenire prima con la pulizia e la rimozione con bisturi dei scialbi presenti, la stuccatura delle giunture e di alcuni punti sbeccati, poi l’equilibratura cromatica mediante il latte di calce e la finitura con cera microcristallina.

Tutti gli impianti sono stati progettati tenendo conto dei principi di conservazione del bene e realizzati utilizzando tracce e canalizzazioni già esistenti:

  • opere fognarie;
  • impianti idrici;
  • impianti elettrici;
  • impianti speciali (Tvcc, Allarme, Trasmissione dati);
  • impianti termici e di climatizzazione a pompa di calore con unità interne Daikin;
  • impianto geotermico composto da 12 sonde verticali collegati all’unità a pompa di calore del sistema Daikin Altherma, specifica per l’energia geotermica, per la produzione di acqua calda e riscaldamento.
    Impianto geotermico, saggi archeologici e pozzi.

Sia i tracciati delle linee di alimentazione elettrica sia i quadri elettrici, le utenze e l’illuminazione esterna-interna, sono stati adeguati in modo da evitare nuove tracce, utilizzando laddove possibile quelle preesistenti e /o vecchie canne fumarie.

Per la realizzazione dell’impianto geotermico nella zona esterna e nel cortile la Soprintendenza ha richiesto dei saggi archeologici, visto che nelle vicinanze sono stati effettuati numerosi rinvenimenti archeologici: 72 tombe a fossa, in gran parte distrutte, 37 imboccature di silos e due frantoi ipogei. I 10 saggi realizzati non hanno restituito evidenze archeologiche e, per ottimizzare i costi, gli stessi sono stati poi riutilizzati adattando sia i tracciati degli impianti idrico-fognante-gas-antincendio-climatizzazione che l’impianto geotermico.

Pavimentazione in Pietra di Soleto.

CHI HA FATTO COSA

Studio Associato di architettura Carafa e Guadagno.

Progetto: Restauro e valorizzazione di Palazzo Strafella in Morciano di Leuca, Ex Convento dei Carmelitani
Luogo: Morciano di Leuca, Lecce
Committente: Comune di Morciano di Leuca, Lecce
Gruppo di progettazione:
Progetto: arch. De Giuseppe Matteo Vito e ing. Giovanni Bleve
Ufficio direzione dei lavori
Direzione lavori: arch. De Giuseppe Matteo Vito
Direttore Operativo architettura e Restauro: Studio Associato di architettura Carafa e Guadagno (arch. Vincenzo Guadagno e arch. Enrico Carafa)
Direttore Operativo impianti e coordinatore per la sicurezza: ing. Giovanni Bleve
Impresa esecutrice: La Meridionale costruzioni srl, Monteroni, Lecce

CHI HA FORNITO COSA

Intonaci: Fassa Bortolo
Impianti climatizzazione e geotermico: Daikin
Arredi: AngeloPo, Carpi (Mo); Infiniti, Castello di Godego (Tv); Dearkids Cremnago di Inverigo (Co)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here