Costruire in Laterizio | Novara

Restauro e ricostruzione del Castello di Novara

Il progetto del gruppo di architetti coordinato da Paolo Zermani per il restauro e la ricostruzione del castello di Novara è stato elaborato in seguito alla vittoria del concorso internazionale che prevedeva, oltre al suo restauro, una nuova destinazione museale (Museo archeologico, Collezione civica di arte antica, Galleria d’arte contemporanea).

CIL 180 – Le prime notizie storiche confermate sull’esistenza del Castello di Novara risalgono al 1272, quando una casa a torre fu eretta a ridosso delle mura di fortificazione cittadine.

In seguito, la sua vicenda è contrassegnata da numerosi passaggi di proprietà (le famiglie dei Visconti e degli Sforza) e di amministrazioni (spagnola, sabauda, napoleonica), fino al 1973, quando il castello cambia un’ultima volta la proprietà passando dal Demanio dello Stato (per 170 anni ebbe funzioni di carcere) all’amministrazione municipale della città.

Vista dello skyline di Novara, dalla torre nord.

I frequenti cambi di proprietà stavano quasi sempre a indicare anche nuove destinazioni d’uso e opere architettoniche, che, alla fine, determinarono una struttura planimetrica del castello poco omogenea, contraddistinta da molti ampliamenti, rimaneggiamenti e demolizioni effettuati nel corso della sua esistenza.

Questo è il complesso contesto storico, architettonico e amministrativo in cui s’inserisce il progetto del gruppo di architetti coordinato da Paolo Zermani per il restauro e la ricostruzione del castello di Novara, elaborato in seguito alla vittoria del relativo concorso internazionale che prevedeva, oltre al suo restauro, una nuova destinazione museale (Museo archeologico, Collezione civica di arte antica, Galleria d’arte contemporanea).

La pratica cantieristica e progettuale si rivelò lunga e, secondo le parole dello stesso Zermani, fu «contemporaneamente, per tutto questo tempo, un cantiere di scavo e di progetto, ove quest’ultimo si è continuamente modificato, adattandosi ai rinvenimenti archeologici».

Ala ovest del castello adibita a funzioni museali.

In compenso, i lavori di scavo permisero di riportare alla luce, sul lato ovest del castello, i frammenti sotterranei del castrum romano di Novaria, ai quali fu dedicato grande rilievo nella fase progettuale.

Nel corso del periodo di scavo e di progetto, durato oltre dieci anni, sono state tenute in conto le numerose tracce di stratificazioni storiche facenti parte della ricca storia del castello piemontese, realizzando interventi mirati di restauro e di ricostruzione sulle quattro ali, nella ricerca di restituirgli l’identità perduta. Sul lato est sono state effettuate operazioni di conservazione e di reintegro dei volumi esistenti.

Dettaglio del fronte nord.

L’ala sud del castello è stata anch’essa completata attuando alcune demolizioni di corpi giudicati secondari, atte a valorizzare la torre angolare a sud-ovest; inoltre, nella parte est, sono stati aggiunti quattro contrafforti strutturali, elementi architettonici collocati sulle misure stabilite dall’antica merlatura.

Sul lato ovest, è stato eretto un volume alto due piani, posizionato sopra il sedime del muro sotterraneo d’epoca romana. La nuova ala, destinata a ospitare la Galleria d’arte contemporanea, presenta alcune grandi porzioni vetrate di disegno contemporaneo, le quali s’inseriscono con armonia nel resto dei volumi caratterizzati da ampi paramenti murari realizzati in mattoni faccia a vista.

Dettaglio dell’ala ovest.

Anche nell’ala nord del castello sono state effettuate opere di conservazione restauro e reintegro completamento, ma l’elemento architettonico che maggiormente contraddistingue questa parte, è il volume centrale adibito a torre.

Essa è stata ricostruita, anche se «nessuna documentazione storica o di rilievo ha consentito di comprendere quale forma e sviluppo in altezza avesse la versione originaria, a partire dal sedime planimetrico ritrovato e dai costoloni posti sopra l’ingresso voltato della parte interna, ma celata dalle coperture a falde».

Paramento murario dell’ala ovest.

Il nuovo volume, oltre a indicare l’entrata al castello da nord, assolve la funzione di un belvedere civico a cielo scoperto, con i tre lati chiusi, mentre il quarto viene rivolto verso lo skyline di Novara e uno dei suoi simboli, la cupola della basilica di San Gaudenzio, opera ottocentesca di Alessandro Antonelli.

servizio a cura di Igor Maglica PhD, architetto e giornalista

1 commento

  1. E’ importante al fine della salvaguardia delle opere architettoniche il poter addivenire al restauro e contemporaneamente alla ricostruzione degli elementi diruti di queste opere pregevoli del passato. Considerò però che sia necessario procedere per una ri costruzione dei corpi di fabbrica secondo la logica del “com’era e dov’era” – ‘docet’. il famoso campanile di San Marco a Venezia. Sarebbe necessario a mio avviso, ricorrere ad una fase preliminare di accurata indagine e ricerca, e che oltre ai fondamentali rilievi, reperendo con la massima accuratezza la maggior parte che fosse possibile delle stampe, dei dipinti e dei disegni antichi, possano consentire attraverso accurate rielaborazioni, il maggior grado di fedeltà della ricostruzione dell’opera antica architettonica. Mi permetto di rilevare in questo caso, un eccesso di corpi resi estremamente sintetizzati nella costruzione, che idealmente possono richiamare gli antichi volumi ma che alla fine, troppo astratti divengono “nuova architettura in tutti i sensi” che vanno poi ad interferire e snaturare la poetica del luogo, creando un ibrido, interessante, ma assai lontano dalla vera logica conservativa del restauro che é conservazione ideale anche dell’antico ‘pathos’ ambientale che va il più possibile ricreato il più possibile simile all’originale.

    Rodolfo Corrias – Restauratore MiBAC dei Beni Culturali – Consigliere nazionale di Italia Nostra

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