Studio economico | Nens - Inarcassa

Riportare il livello degli investimenti pubblici agli standard pre-crisi

Il paper Nens - Inarcassa ha calcolato - a fronte di un’espansione fiscale quantificabile in circa 54 miliardi di euro in tre anni – la creazione di maggior reddito complessivo per 98 miliardi di euro, l’innalzamento del sentiero di espansione del Pil di circa 1 punto percentuale in media all’anno e un’accelerazione del cammino di risanamento delle finanze pubbliche tale da contrastare la spinta verso l’alto del rapporto indebitamento-Pil.
Ing. Egidio Comodo | Presidente Fondazione Inarcassa.

Egidio Comodo, Presidente Fondazione Inarcassa

«Il rilancio degli investimenti pubblici e privati rappresenta un elemento fondamentale per la crescita e il rilancio dell’economia italiana. Da questo punto di vista, assumono particolare rilievo iniziative finalizzate alla tutela e riqualificazione del patrimonio immobiliare italiano, pubblico e privato, anche sotto il profilo della prevenzione sismica, e interventi di messa in sicurezza del territorio. Fondazione Inarcassa in questi anni si è distinta per l’impegno proprio in questi ambiti, con iniziative che vanno dalla messa in sicurezza degli edifici scolastici, con il progetto FondAzione Scuola, alla prima edizione della Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica, iniziativa dal grande spessore sociale che ha visto il coinvolgimento di 500 piazze in tutta Italia».

La crescita economica secondo lo studio Nens – Inarcassa

Il paper del centro studi Nuova Economia Nuova Società, in collaborazione con Fondazione Inarcassa, ha calcolato che, attraverso le misure proposte, a fronte di un’espansione fiscale quantificabile in circa 54 miliardi di euro in tre anni, la creazione di maggior reddito complessivo per 98 miliardi di euro, l’innalzamento del sentiero di espansione del Pil di circa 1 punto percentuale in media all’anno e un’accelerazione del cammino di risanamento delle finanze pubbliche tale da contrastare la spinta verso l’alto del rapporto indebitamento-Pil.

La ricetta proposta dallo studio ipotizza un aumento del Pil di circa 3,2 punti percentuali in tre anni e la possibilità di raggiungere il pareggio di bilancio già nel 2022.

In che modo? Attraverso una manovra di politica economica con interventi sia dal lato delle entrate che delle spese, oltre a specifiche misure che vanno dall’ambito fiscale al sostegno al welfare.

Ma è sul versante della spesa che lo studio riserva particolare attenzione con una proposta tanto ambiziosa quanto necessaria e sostenibile: riportare il livello degli investimenti pubblici agli standard pre-crisi.

Nello specifico, lo studio sottolinea la necessità d’intervenire attraverso l’estensione per i prossimi tre esercizi di bilancio dell’attuale struttura di sgravi fiscali per interventi di riqualificazione energetica, ristrutturazione edilizia e messa in sicurezza delle abitazioni residenziali:

L’estensione dei benefici fiscali anche alle spese di manutenzione ordinaria delle unità immobiliari residenziali, attualmente deducibili solo dai condomini; e infine, l’equiparazione delle spese per ristrutturazione delle unità abitative residenziali appartenenti ai centri storici dei comuni soggetti a spopolamento a quelle sostenute per la messa in sicurezza degli edifici posizionati in zone ad elevato rischio sismico.

Nel complesso, considerate le detrazioni definite dall’attuale assetto normativo e dalle ultime leggi di stabilità, gli interventi suggeriti dallo studio comporterebbero un flusso finanziario a carico dello Stato pari a 900 milioni di euro nel 2019, 2,2 miliardi nel 2020 e 3,2 miliardi nel 2010 garantendo una dinamica del Pil sempre positiva e pari, in media, ad un decimo di punto per esercizio fiscale (0,1%). Inizialmente, il maggior contributo alla crescita sarebbe determinato dall’incremento degli investimenti pubblici per il potenziamento della rete infrastrutturale italiana e la messa in sicurezza del territorio.

In un secondo momento, a questa fonte di crescita, si affiancherebbe anche il maggior reddito generato dall’incremento della domanda aggregata grazie al miglioramento del reddito disponibile delle famiglie con l’entrata a regime degli sgravi fiscali su Irpef, Ires e Irap previsti dal documento NENS – Fondazione Inarcassa.

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