Ufficio Studi Unicmi | Bonifici bancari

Unicmi: insostenibile drenaggio di liquidità per aziende che hanno dimezzato il proprio reddito operativo

Detrazioni del  50 e del 65%: dal 2015 aumenterà la ritenuta d’acconto sui bonifici bancari dal 4 all’8%.

Logo UnicmiNella Legge di stabilità presentata nei giorni scorsi dall’Esecutivo, oltre alla proroga di un anno dei bonus fiscali per le ristrutturazioni edilizie, la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza sismica, con le stesse aliquote di detrazione, è contenuta anche una sostanziale modifica della percentuale della ritenuta d’acconto sui bonifici bancari a carico degli operatori dell’edilizia: il raddoppio dall’attuale 4% all’8%.

Ricordiamo che la ritenuta d’acconto sui bonifici bancari effettuati per i lavori per i quali in seguito il contribuente avrebbe richiesto la detrazione fiscale (50% per le ristrutturazioni, 65% per la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza sismica) era stata introdotta dal Governo Berlusconi con due motivazioni sostanziali : fare cassa con entrate immediate e introdurre un monitoraggio oggettivo delle entrate delle imprese operanti nell’edilizia derivanti dai bonus edilizia.

Nel 2010 Uncsaal >>, insieme all’intero settore delle costruzioni, condusse una battaglia per ottenere la riduzione della ritenuta d’acconto dal 10% (fissato dal Governo) ad una percentuale sostenibile dagli operatori dell’edilizia. Questa impostazione fu accettata da Esecutivo e Parlamento e la percentuale fu ridotta al 4%, percentuale attualmente ancora in vigore.
Come già affermato nel 2010 dall’Ufficio Studi economici di Unicmi >>, il prelievo del 10% significava un insostenibile drenaggio di liquidità e il sostanziale congelamento dell’intera redditività operativa per tutti gli operatori dell’edilizia che operano sui fronti del risparmio energetico e delle ristrutturazioni edilizie.

A proposito del raddoppio della percentuale della ritenuta d’acconto, il coordinatore scientifico dell’Ufficio Studi economici Unicmi Carmine Garzia, ha dichiarato: «Se si considera che dall’inizio della crisi il settore ha perso circa il 35% del valore della produzione aggregata e il reddito operativo (prima degli interessi passivi, degli oneri straordinari e delle tasse) si è più che dimezzato, passando dal 6% del valore della produzione del 2008 a meno del 3% del 2013, il raddoppio dell’aliquota della ritenuta d’acconto rischia di essere insostenibile dalla maggioranza degli operatori».

Pertanto Unicmi opererà immediatamente presso Esecutivo e Parlamento affinché la percentuale della ritenuta d’acconto sia confermata all’attuale 4% permettendo in questo modo alle aziende di mantenere una liquidità sufficiente a non ridurre investimenti nei processi di innovazione tecnologica.