L’intervista | Arch. Matteo Noto

Computational designer e uso dell’algoritmo in architettura

L'arch. Matteo Noto spiega cosa sono i cosiddetti cosiddetti computational designer e come riescono ad avere un maggiore controllo sulla modellazione 3d unendo conoscenze di programmazione a fondamenti di geometria e matematica. Grazie a questi nuovi strumenti si possono progettare edifici o strutture dalle forme anche molto complesse.
Arch. Matteo Noto | Computational designer and Lead Architect of L22 DDlab (L22 digital design lab).

Per progettare il nuovo ponte avete usato gli algoritmi. Cos’è un algoritmo?

Un algoritmo è una sequenza di azioni svolte da un computer per risolvere un dato problema. Nel campo dell’architettura significa dare al computer delle regole per disegnare per esempio una geometria semplice come può essere un quadrato oppure più complessa come i ponti sul Naviglio. Oggi i cosiddetti computational designer sono fondamentalmente architetti che riescono ad avere un maggiore controllo sulla modellazione 3d perché uniscono conoscenze di programmazione a fondamenti di geometria e matematica. Grazie a questi nuovi strumenti si possono progettare edifici o strutture dalle forme anche molto complesse.

In che modo avete utilizzato gli algoritmi per la progettazione del ponte?

Il ponte ha in realtà una forma abbastanza complessa, la sua sezione varia lungo tutta la sua lunghezza, ed è per questo che si è deciso di usare questi strumenti alternativi. Si è usato Rhinoceros (programma Cad) assieme a Grasshopper ovvero l’editor di algoritmi. Per fare un esempio, le lamelle che sembrano tutte uguali, in realtà assumono forme leggermente diverse tra loro perché devono adattarsi all’andamento sinuoso della piastra e della trave. Inoltre hanno il lato faccia a vista che varia in maniera incrementale da una linea retta, sulle estremità del ponte, a un arco di circonferenza, nella zona centrale. Per far questo le lamelle non sono state disegnate manualmente in 3d, ma è stata scritta una funzione che controlla il loro disegno, posizione e quindi anche la curvatura. Inoltre, la trave portante nella sezione longitudinale ha una curvatura superiore che varia la pendenza da 0% alle estremità e al centro a un massimo dell’8% nel punto più inclinato. Tutte queste accortezze, di difficile modellazione ma controllate con l’algoritmo, hanno reso la forma del ponte elegante e sinuosa. Un altro vantaggio è che con un algoritmo si potrebbero modellare un numero infinito di ponti di simile design ma con caratteristiche diverse.

In quale fase della progettazione è stato utilizzato lo strumento dell’algoritmo?

Quando si parla di algoritmi nel campo del design e dell’architettura spesso si usa una frase “From concept to fabrication” per descrivere la possibilità di lavorare fin dalle fasi iniziali su modelli 3d precisi e completi anche negli aspetti costruttivi. Essendo l’algoritmo uno strumento matematico che nel nostro campo s’interfaccia con programmi Cad l’errore di disegno manuale non esiste. Ad esempio, la funzione che stabilisce il passo delle lamelle a 75 cm, non potrà mai generare un modello 3d dove ce ne sia una con un passo di 74 cm. Per questo motivo si è usato l’algoritmo in ogni fase anche in quella più esecutiva e costruttiva del processo di progettazione. In fase di concorso, con i tempi strettissimi l’algoritmo disegnato ci ha permesso di essere molto precisi fin dall’inizio e di poter lavorare praticamente in contemporanea su due ponti, di verificarne simultaneamente tutte le caratteristiche. In fase esecutiva si è aumentato il dettaglio descrittivo dell’algoritmo raffinandolo, come gli spessori delle lamiere o la pavimentazione, la balaustra … il modello 3d del ponte è stato importato poi in Revit per la produzione dei dwg.

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