Consolidamenti

Pulitura superficie in marmo

È stato realizzato il restauro del Monumento ai caduti di Borzoli di Luigi Venzano e la ricollocazione in adeguato ambiente, protetto da agenti atmosferici e vandalici.

Borzoli è un quartiere genovese posto su di un’altura a cavallo tra Sestri Ponente e Rivarolo, tra la costa e la Val Polcevera, già comune autonomo fino alla costituzione della Grande Genova nel 1926.

Il monumento ai Caduti, realizzato dallo scultore sestrese Luigi Venzano, fu inaugurato il 4 novembre 1925. È costituito da una statua del «Caduto», in marmo bianco di Carrara, che si ergeva al centro del parco della Rimembranza, collocata su un semplice basamento in pietra di Finale addossato al terreno in forte pendenza. Lontana dai toni retorici al tempo in voga, rappresenta l’eroe nel momento in cui cade colpito a morte, la tragedia di una giovane vita stroncata, evidenziata dal capo reclinato e ormai senza vita, dalle ginocchia flesse, dalla mano che comprime il petto colpito, ancor oggi espressivo monito sulle molte vite che le guerre hanno tragicamente reciso.

Al tempo in cui è stato inaugurato si pensava che il marmo fosse un materiale adeguato a garantire la persistenza nei secoli di questo ricordo e segno. Quella che era una tranquilla strada di campagna, con una viabilità locale e modesta, in cui era appunto collocato il parco delle Rimembranza, si è trasformata in una arteria di traffico pesante, che ha inciso il pendio e il parco. L’attacco chimico combinato dei gas di scarico dei veicoli, delle piogge acide e del degrado portato dalla vegetazione hanno minato il marmo dell’opera, come sta succedendo più in generale un po’ per tutte le superfici in marmo lavorato situate all’aperto in centri urbani. 

I materiali e il degrado
Piogge acide che intaccano il carbonato di calcio delle pietre, smog grasso-carbonioso che si deposita negli anfratti, sottosquadri e zone non dilavate dalla pioggia, accumuli di fogliame, polvere, attentati vandalici, graffiti, sono molti gli agenti che hanno contribuito allo stato di degrado presente a inizio progetto. D’altronde l’impossibilità di provvedere a un’adeguata manutenzione comporta che, dopo periodi anche relativamente brevi, le opere presentino una serie di patologie di deterioramento. Nel caso in esame, la statua aveva una superficie particolarmente corrosa e ruvida e presentava asperità dovute alla presenza di impurità nel blocco di marmo.

Si trattava di intrusioni e venature di manganese e ferro (solfuro di ferro) che, essendo più resistenti della calcite pura (di colore bianco) all’aggressione delle piogge acide, erano rimaste in superficie come sporgenze; queste avevano la forma di piccoli noduli, costolature e bugne. I cristalli di calcite della superficie erano liberi e al tatto si poteva osservare che si staccavano facilmente, provocando una minuta precipitazione di cristalli simili al sale. La presenza di una fitta vegetazione composta da alberi che sovrastavano l’opera, aveva peggiorato ulteriormente lo stato di conservazione; infatti l’ombra che si veniva a creare aveva favorito la crescita di biodeteriogeni (alghe, muschi, licheni e colonie batteriche) e inoltre il rilascio di tannini dovuto all’accumulo di fogliame, aveva macchiato in profondità con un colore marrone chiaro il marmo già reso poroso negli anni dalle piogge acide. Il denso strato di sporco che in buona parte copriva l’opera era composto da un insieme di terriccio, fogliame e smog nerastro. Ottimo terreno per i muschi, le alghe e le colonie batteriche (biodeteriogeni).

Il progetto di restauro 
Per ogni progetto di restauro è bene analizzare lo stato di degrado per comprenderne le cause, provvedere con l’intervento a rimuoverle, ove possibile, e successivamente riparare agli effetti del degrado stesso. Nel caso in oggetto molte delle cause di degrado erano di fatto ineliminabili; pensando, dunque, a un intervento che comprendesse la pulitura e il consolidamento del monumento stesso, era necessario contemporaneamente trovare una nuova sistemazione all’opera di Venzano in ambiente protetto. Si è scelto di comprendere nel restauro anche un ripristino del sito di Borzoli, eseguendo un calco della statua e la collocazione della copia risultante da questa operazione nel luogo d’origine.

L’intervento ha quindi visto il seguente iter progettuale:
1. rimozione della statua da Borzoli;
2. interventi in laboratorio sulla statua originale (pulitura, consolidamento, protezione);
3. esecuzione di un calco dell’opera;
4. realizzazione di una copia, partendo dal calco;
5. collocazione dell’opera originale nel Palazzo Fieschi, sede del municipio di Sestri Ponente, a cui amministrativamente afferisce oggi l’area di Borzoli, posizionata su un nuovo supporto appositamente progettato e realizzato, che è avvenuta nel maggio 2012;
6. collocazione della copia in situ (a Borzoli), nell’autunno 2012.

Interventi in sito e rimozione dell’opera
I primi interventi sono stati di documentazione fotografica, valutazione dello stato del degrado ed esecuzione in situ di prove di pulitura per scegliere e calibrare i materiali da adoperare. Per agevolare e rendere possibile quest’opera di restauro si è poi deciso di trasportare la statua in un laboratorio chiuso dove procedere agli interventi progettati. È stata quindi disancorata dal basamento, imbrigliata con una gru e caricata su un automezzo per il trasporto al laboratorio; operazione non semplice considerando il peso di 1600 kg e la delicatezza dell’opera.

Gli interventi in laboratorio
La pulituraSi è scelto di lavare la statua con materiali a base di sali di ammonio quaternario (Cloruro di Benzalconio, disinfettante) per eliminare i biodeteriogeni e di spazzolare la superficie con microspazzolini di setole morbide. Successivi lavaggi hanno portato alla rimozione di tutto lo strato di materia organica. L’intervento di pulitura è proseguito poi con la rimozione delle croste nere che macchiavano fortemente la superficie. In questo caso, dato che non erano particolarmente spesse ne’ dure, il lavoro è stato eseguito con bisturi, spazzolini di setole dure e micro spazzolini rotanti. Finita la fase della pulitura è stato possibile osservare con maggiore chiarezza la forte presenza di venature grigie del blocco (impurità di manganese). Alcune segnavano viso, braccia e gambe. Una leggera velatura, estremamente localizzata, ha smorzato i contrasti più evidenti.

Il consolidamentoLa fase finale dell’intervento, propedeutica all’esecuzione di un calco dell’opera è stata il consolidamento della superficie: bisognava impregnare l’opera con un materiale che garantisse un ottimale ancoraggio dei cristalli di calcite che tendevano a staccarsi e, allo stesso tempo facilitasse il distacco dello strato di silicone che si doveva applicare per prendere l’impronta della superficie. Il tutto senza scurire la superficie ne’ renderla lucida. Dopo un attento confronto, è stato scelto il «Safe Stone» (polimero acrilico della Sinco Mec Kolor a basso peso molecolare) dato a pennello in due mani. A questo punto si è potuto iniziare l’esecuzione del calco dell’opera.

Nuova collocazione dell’originale
A inizio progetto era stata concepita l’idea di uno spostamento dell’opera originale in una sede al riparo dagli agenti atmosferici e tale da garantire la sopravvivenza dell’opera. In un sopralluogo a Palazzo Fieschi, sede del Municipio di Sestri, è stata poi individuata l’opportunità di collocare la statua nell’atrio del Palazzo, in una posizione congrua e visibile e circondata da altre targhe e memorie della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza. Occorreva per la scultura una base che richiamasse la collocazione originaria, ma nel segno dell’essenzialità e dell’uso di un materiale idoneo e moderno. Si è pertanto provveduto a un progetto di base specifico, curato dall’arch. G. Bozzo, che tenesse conto di tutte le diverse istanze.

Riflessioni a margine dell’esperienza
Il problema qui affrontato è quello del degrado dei monumenti conservati all’intemperie. Dal momento in cui una statua o un monumento viene sistemato all’aperto in una piazza o in un centro urbano inizia un percorso di degrado che attualmente, dovuto l’alto livello di inquinamento atmosferico, è molto veloce e comporta negli anni problemi molto seri al manufatto. Gli interventi sempre più numerosi sui paramenti esterni di edifici monumentali e sui loro apparati scultorei, motivati nella maggior parte dei casi da effettive esigenze di conservazione hanno comportato polemiche aspre sugli esiti della pulitura, soprattutto dal punto di vista estetico: si è lamentata la rimozione della «patina» e il conseguente eccessivo risalto del colore della pietra o del biancore dei marmi, spesso potenziati anche dalle sostanze usate per la protezione superficiale. Queste polemiche non hanno risparmiato interventi di restauro corretti, che certo in nulla hanno scalfito i materiali originari, e che hanno dato buon esito dal punto di vista conservativo, almeno sulla base delle conoscenze e delle esperienze attuali. A questo riguardo è bene distinguere i termini di «patina», intesa come naturale e inevitabile alterazione della superficie determinata dall’interazione con l’ambiente e dall’ovvio invecchiamento dei materiali, e «patinatura», intesa come intenzionale risultato di una specifica lavorazione e come esplicita sovrammissione di strati di finitura.

Nel passato la confusione tra questi due termini ha dato luogo a un dibattito poco chiaro e, talvolta, anche, approssimativo che ha scambiato la giusta esigenza di conservare patine e patinature originarie, o comunque antiche e storiche, con il mantenimento dello sporco e dei depositi atmosferici, spesso anche inquinanti, o delle sostanze utilizzate in manutenzioni o restauri precedenti e a volte soggette a evidenti alterazioni. In parte tale polemica è spiegabile per il fatto che interventi di pulitura condotti su edifici e monumenti isolati stridono se confrontati con lo stato di edifici contigui, dando una sensazione di «nuovo» che sembra distruggere, o comunque diminuire, l’evidenza della loro qualificazione storica ed estetica. Occorre pertanto distinguere caso per caso la necessità e il risultato di un intervento di restauro sui manufatti lapidei, cogliendo, al di là dell’impatto iniziale che può apparire più o meno deviante, le motivate ragioni conservative e il rispetto portato al mantenimento delle caratteristiche costitutive dei materiali e della loro conformazione storicamente pervenuta. In questo senso gli esiti dell’intervento di pulitura sulle superfici del monumento di Borzoli, sembrano collocarsi in una linea rispettosa del manufatto artistico ma anche delle vicende che nel tempo lo stesso ha subito.

Per saperne di più
Si veda Mgsv (a cura di), «Monumento ai caduti di Borzoli. Guerra 1915-18. Restauro e ricollocazione», ed. Mgsv, Genova 2012.
Sito Web: www.luigivenzano.it

Chi ha fatto Cosa
Committente ed enti promotori dell’intervento Municipio VI Medio Ponente vice sindaco di Genova Stefano Bernini presidente municipio VI Giuseppe Spatola, Museo Gipsoteca Studio Venzano
Direzione artistica e progetto della collocazione della statua a Palazzo Fieschi arch. Gianni Bozzo
Restauro della scultura in marmo ed esecuzione della copia Nielsen Restauri
Sponsor principale Rotary Club Genova Nord, presidente Giorgio Schiano di Pepe
Sponsor tecnico Autogru Vernazza
Alta sorveglianza soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici della Liguria Soprintendente dott. Luisa Papotti, funzionario di zona arch.Cristina Pastor, soprintendenza ai Beni storici, srtistici ed etnoantropologici della Liguria, Soprintendente dott. Andrea Muzzi funzionari di zona dott. GianLuca Zanelli, dott. Caterina Olcese Spingardi

Autori
Axel Nielsen, restauratore, specialista in Restauro dei Monumenti
Daniela Pittaluga, Dsa, Università degli Studi di Genova

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