Recupero conservativo / Consolidamento

Fasciature con fibre in carbonio

Lo stato di abbandono in cui versava da lunghi anni il Convento di San Domenico e gli interventi scarsamente rispettosi della struttura originaria che si sono succeduti nel tempo, hanno determinato uno stato di degrado sia a livello delle finiture che a livello delle strutture murarie.

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Nel Convento di San Domenico, nel comune di San Giorgio Morgeto, lavori di consolidamento delle fondazioni con micropali e delle murature lesionate con tecniche di cuci e scuci e interventi di iniezioni colmate. Rinforzo di volte, archi, solai e ripristino dei collegamenti in testa alle murature con cordoli di copertura integrati.

Il Convento di San Domenico costituisce in Calabria uno dei pochi complessi monastici “Basiliniadi” di origine bizantina ancora integri. É un manufatto di grande valore storico, le cui origini si fanno risalire al 1393, anno in cui Giovanni Caracciolo, barone di S. Giorgio Morgeto edificò la Chiesa della SS. ma Annunziata sullo stesso luogo ove sorgeva l’immagine della Madonna dell’Odegitria.
Lo stato di abbandono in cui versava da lunghi anni il Convento di San Domenico (nel comune di San Giorgio Morgeto, in provincia di Reggio Calabria) e gli interventi scarsamente rispettosi della struttura originaria che si sono succeduti nel tempo, hanno determinato uno stato di degrado sia a livello delle finiture che a livello delle strutture murarie.
Sulle strutture principali si erano manifestate lesioni attribuibili a cedimenti fondali mentre sulle strutture orizzontali (volte e solai) si evidenziava uno stato di degrado molto elevato. Tutto ciò ha reso necessario un radicale intervento di recupero conservativo e adeguamento sismico che ha garantito il mantenimento statico-strutturale del monumento.
È stato effettuato un piano diagnostico, condotto dalla Sgm srl, che ha compreso queste attività:

  • la determinazione delle geometria delle fondazioni mediante carotaggi;
  • le prove di carico statiche sulle volte e sugli archi in muratura;
  • le prove non distruttive sulle murature (prove microsismiche ultrasoniche, penetrometro Windsor ed indagini endoscopiche);
  • le prove con martinetti piatti e doppi e prove di resistenza a taglio in situ;
  • le prove di laboratorio volte alla caratterizzazione meccanica dei materiali costituenti le murature ed alla verifica di eventuali processi di degrado di natura chimica in atto sui materiali di finitura.

I risultati ottenuti dai martinetti piatti hanno permesso di stimare tassi di lavoro dei maschi murari compresi tra 4 e 8 kg/cm² e hanno individuato un modulo elastico compreso tra 5600 e 9800 kg/cm².
Le prove di resistenza a taglio hanno permesso di individuare una tk=23 t/mq.

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