Costruire in laterizio | Cino Zucchi Architetti

Isola della Giudecca a Venezia: edificio residenziale B

Facciate grafiche e dinamiche che interagiscono con il contesto, scavi morbidi e sensuali per graffiare i volumi di mattoni, vitali organicità dell'hortus conclusus, grande rifugio per proteggere attività umane, nuovi canali che portano dentro l'area la laguna: dopo aver strutturato gli episodi dell'intervento veneziano, Cino Zucchi completa il suo romanzo con un poema intimo.

Cil 175 – Quando si prende in esame il tema progettuale della residenza popolare non si possono fissare traguardi troppo ambiziosi: Cino Zucchi, avendo studiato il vicino intervento di Gino Valle del 1986 [1], è però  consapevole del fatto che anche dal poco si può trarre qualcosa, si può condensare un pensiero e trasformarlo in materia.

Così, lungo la Calle de le Erbe che costeggia il Rio del Ponte Longo, in posizione perimetrale e decentrata rispetto al masterplan complessivo dove i nuovi interventi di Podrecca/La Marca e Bellavitis compongono solide facciate accostando mattone, vetro e intonaco, Zucchi sceglie di rapportarsi in modo simbiotico con il contiguo corpo di fabbrica preesistente rivestendo l’edificio con una pelle di mattoni faccia a vista dal felice esito costruttivo (1), comparabile più agli esiti di un rigore luterano alla Lewerentz (2) che alla gaiezza alla MVRDV (3) per il silenzio eloquente del quale è intriso. [2]

L’edificio costituisce la ricostruzione integrale di un piccolo corpo stretto e lungo, perpendicolare al rio, in posizione interstiziale tra il maggiore, seppur di modeste dimensioni, corpo i fabbrica preesistente e ristrutturato a sud e la cortina di minuta edilizia residenziale veneziana a nord. Il nuovo sottile corpo in mattoni riprende il profilo generale dell’edificio preesistente, conservandone la silhouette sul rio attraverso una deflessione planimetrica e altimetrica (4).

Vista aerea.

Il prospetto est verso il canale si plasma così in un volume irregolare, dal carattere poetico, che eleva il carattere dell’intera opera destinata alla residenza convenzionata.

L’anomalia per sottrazione ispira un senso di mancanza, molto probabilmente non intenzionale, che però bene si intona all’edificio costituito da unità abitative per singoli o coppie (senza bambini): nella piccola loggia-terrazza al primo piano si sente l’assenza dell’oracolo silenzioso al riparo della tenda svolazzante (5).

Sul lato nord, un lungo muretto cieco in mattoni divide le piccole corti private d’accesso alle unità del piano terra (6) dallo stretto Campiello della Speranza, bordato sul lato opposto dalla schiera di case a due e tre piani: tre alberi si stagliano sulla fascia a verde centrale tra i due marciapiedi rappezzati in cemento che, assieme a qualche vaso di terracotta, compongono uno scenario per frammenti alla Pikionis (7).

Qui il lungo prospetto principale a tre piani diviene regolare, non soltanto in altezza con la sottile linea di gronda perfettamente orizzontale, ma anche nelle forometrie: piccole e quadrate per le camere da letto ed i corpi scala condominiali, grandi e dotate di pannelli scorrevoli nelle logge dei soggiorni che li definiscono.

Al termine del campiello il muretto svolta con un angolo acuto sullo stretto prospetto ovest, caratterizzato da un’unica finestra con pannello scorrevole ad illuminare la camera da letto del primo piano.

L’edificio inserito nel contesto.

Il prospetto nord, il retro, rimane aperto ma non invita all’accesso, essendo un percorso cieco pavimentato con  piastrelle la cui scelta fa rimpiangere la classica pavimentazione veneziana al di là della ringhiera di confine.

Qui la facciata, sempre in mattoni, si specchia con l’edificio industriale, riprendendone ancor di più il carattere rigoroso nel preciso allineamento orizzontale e verticale delle forometrie: piccole e quadrate per le scale condominiali ed i bagni, portefinestre con ringhiera dotate di pannelli scorrevoli per i soggiorni.

La poesia, in questo caso, non è opera dell’architetto ma dell’inquilino: perni in acciaio sono fissati nella parte bassa della parete, fili con il bucato steso ad asciugare li collegano da parte a parte (8).

Dal punto di vista spaziale, l’edificio è composto da una maggiore porzione regolare e dalla minore testata irregolare ad est. Nella porzione regolare sono allocati su tre piani dodici miniappartamenti, dotati di soggiorno-pranzo con angolo cottura minimo (quasi una cucina di bordo di stampo navale) e di un disimpegno che distribuisce gli altri due locali, il bagno e la camera da letto.

Le quattro unità abitative di piano sono abbinate a due corpi scala, senza ascensore, e si differenziano al piano terra per gli ingressi separati, attraverso piccole corti verdi private, e per la dotazione di logge a doppia altezza, usufruibili dagli inquilini del secondo piano.

Nella testata irregolare ad est, il piano terra è occupato da un alloggio tipo adattato alla pianta trapezoidale e con accesso diretto dalla Calle de le Erbe. Ai piani primo e secondo, un miniappartamento duplex accessibile dal Campiello della Speranza per mezzo di una scala privata, aperta ma coperta, posizionata in testa al corpo edilizio (9).

Pur rispettando i limiti economici imposti Cino Zucchi qui realizza un’opera di architettura (10) che dona una raffinata dignità alla povertà che, come scrisse Goffredo Parise, «si cominci a impararlo, è un segno distintivo infinitamente più ricco, oggi, della ricchezza.

Ma non mettiamola sul  mercato anche quella, come i blue jeans con le pezze sul sedere che costano un sacco di soldi. Teniamola come un bene personale, una proprietà privata, appunto una ricchezza, un capitale: il solo capitale nazionale che ormai, ne sono profondamente convinto, salverà il nostro paese». [3]

Prospetti.

Chi ha fatto Cosa

Oggetto: Edificio residenziale B area ex-Junghans
Localizzazione: Giudecca, Venezia, Italia
Committente: Judeca Nova spa
Progetto architettonico: Cino Zucchi Architetti (Cino Zucchi, Alessandro Acerbi, Ida Origgi, Franco Tagliabue, Federico Tranfa)
Collaboratori: Mariavera Chiari, Matteo Moretti, Caroline King, Chiara Aliverti
Impresa di costruzione: F.lli Carnieletto costruzioni
Superficie: 658,8 mq (sup. Fondiaria) – 885 mq  (sup. lorda di pavimento)
Costo complessivo 805mila euro
Fotografie: Studio Orch, Cino Zucchi

Note

1. Il perimetro dell’edificio residenziale B, avente angoli retti o ottusi a differenza dei vicini edifici G1-G2, delinea con il rivestimento in mattoni faccia a vista spigoli verticali netti e puliti.
2. Cfr. con le opere ecclesiastiche di Sigurd Lewerentz.
3. Cfr. con MVRDV, “Hagen Island”, Ypenburg, The Hague, The Netherlands, 2000-2003.
4. Estratto dalla relazione di progetto.
5. Riferimento all’opera “L’enigma dell’oracolo” di Giorgio De Chirico, 1910, Firenze, Olio su tela, cm 42 x 61, Collezione privata.
6. Da notare l’accesso diretto delle unità al piano terra tramite gradini, diversamente dall’accesso alle scale condominiali (non dotate di ascensore per ovvi motivi economici) tramite rampe. Invertendo l’approccio progettuale si sarebbero potute ottenere delle residenze senza barriere architettoniche per persone diversamente abili.
7. Cfr. con Dimitris Pikionis, “Percorsi paesaggistici nell’area circostante l’acropoli”, Atene, Grecia, 1957.
8. Da sottolineare il tema non affrontato. «Se in un disegno storico trovate panni stesi sopra le strade, allora lo scenario è indiscutibilemente l’Italia!», insegnava Vincenzo Lucchese a noi studenti del corso di Disegno all’Istituto Iuav di Venezia, a.a. 2002/2003. Nel vicino intervento di edilizia popolare a firma di Carlo Aymonino (1983-2004) lo stesso è accaduto nella corte interna coperta, dove gli inquilini hanno fissato i fili per il bucato da parte a parte tramite tasselli a muro.
9. «Toccate l’architettura, accarezzatela con le vostre mani!», intimava Antonio Foscari Widmann Rezzonico a noi studenti del corso di Storia dell’architettura all’Istituto Iuav di Venezia, a.a. 2002/2003.
10. Louis Kahn affermava: «Prima di tutto voglio dirvi che l’architettura non esiste. Esiste un’opera di architettura. E un’opera di architettura è un’offerta all’architettura nella speranza che quest’opera possa diventare parte del tesoro dell’architettura. Non tutti gli edifici sono architettura.»

Bibliografia

[1] “[…] di cui lo stesso Zucchi aveva avuto modo di apprezzare il «mimetismo al grado zero». […]”, in Marco Biraghi e Silvia Micheli, “Storia dell’architettura italiana 1985-2015”, Piccola Biblioteca Einaudi, 2013, p. 225 e in Cino Zucchi, “Gino Valle”, in “Domus”, 2004, n. 866, p. 49.
[2] Carlos Martì Arìs, “Silenzi eloquenti”, Christian Marinotti Edizioni, Milano, 2002.
[3] da Goffredo Parise, “Il rimedio è la povertà”, in “Corriere della sera” del 30 giugno 1974, ora nell’antologia a cura di S. Perrella, “Dobbiamo disobbedire”, Adelphi 2013.

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