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Riforma appalti: per i sindacati è un grave errore cancellare il limite al subappalto

Le rappresentanze sindacali esprimono forte perplessità sulle voci emerse secondo le quali le nuove norme sugli appalti consentirebbero un ricorso più vasto al subappalto. Non condivisa è anche l’ipotesi di portare a 1 milione di euro la soglia per l’attestazione Soa.

I segretari generali di FenealUil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil, Vito Panzarella, Franco Turri e Walter Schiavella, commentando la norma del codice degli appalti che contempla l’abolizione dell’obbligo di non superare il 30% dei lavori in subappalto per chi vince una gara pubblica hanno espresso forte preoccupazione per le conseguenze del provvedimento.

Franco Turri |Segretario generale Filca-Cisl
Franco Turri | Segretario generale Filca-Cisl.

A parlarcene è Franco Turri: «siamo molto preoccupati, perché se le voci che circolano corrispondessero al vero le nuove norme sugli appalti consentirebbero un ricorso più ampio all’utilizzo del subappalto, con inevitabili ripercussioni sulla qualità del lavoro e sulla ricomposizione del ciclo delle lavorazioni.
La conseguenza del provvedimento sarebbe una ulteriore frammentazione delle imprese edili, e a farne le spese sarebbero i lavoratori, sempre più precarizzati e a maggiore rischio di infortunio. Inoltre dare all’impresa generale totale libertà di subappalto si tradurrebbe nella concreta possibilità di non ricorrere solo alle aziende specializzate del settore edile, come invece è auspicabile. Un altro aspetto che non condividiamo è l’ipotesi d’innalzare da 150mila a 1 milione di euro la soglia per l’attestazione Soa. Una nota positiva, invece, è l’introduzione dell’obbligo, per le stazioni appaltanti, di effettuare controlli, almeno a campione, sulla reale sussistenza dei requisiti oggetto dell’attestazione, segnalando all’Anac eventuali irregolarità. Su appalti e subappalti sono inaccettabili ulteriori cali di attenzione, e invece sono sempre più necessari controlli efficaci tesi al miglioramento del sistema di qualità delle imprese e delle opere realizzate, e alla tutela dei lavoratori e delle loro professionalità».

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