Indagine | Guamari

Top 200 imprese di costruzioni

Le 200 imprese di costruzioni al vertice nel 2021 mostrano numeri a livello reddituale decisamente peggiori rispetto a quanto visto per le società di architettura e ingegneria: infatti se la cifra d’affari totale (27,1 miliardi, per il 31,7 percento realizzata in cantieri all’estero) aumenta del 18,9 percento, ebitda, ebit e utile netto scontano cali rispettivamente del 14,2, 32,7 e 92,3 percento.

Per concludere il quadro sull’offerta dell’industria delle costruzioni (dopo le analisi su architettura e ingegneria) in questo articolo vengono prese in esame le imprese di costruzioni, generali e specialistiche (armamento ferroviario, carpenteria metallica, pipelines, …), aggiornando ancora una volta quanto è stato pubblicato nelle 216 pagine del Report 2022 on the Italian Architecture, Engineering and Construction Industry, disponibile sia a stampa che nel sito www.guamari.it e presentato in un incontro-dibattito presso Confindustria a Roma il 15 dicembre.

La classifica delle top 200 realtà del settore vede l’inserimento di 12 imprese (generali e specialistiche) i cui bilanci 2021 sono stati reperiti nell’ultimo mese: si tratta in ordine alfabetico di Aleandri, Bonzi, Costruzioni Italia, D’Agostino Costruzioni Generali, Fast, Ingg. Loy Dona’ Brancaccio – LDB, Irgen Construction, Monaco, Sicea, Sicilsaldo, Strever, Vitruvius & Partners che alzano la soglia minima di fatturato 2021 per accedere a questa lista da 24,5 a 27,2 milioni.

La nuova, inedita, classifica è allegata. Si noti che mancano ancora per ritardi nel deposito del bilancio 2021 Armafer del Dr. Michele Morelli, Ferone Pietro e C., Impresa Edile Lonardi, Max Streicher (filiale dell’omonimo gruppo tedesco specializzata in pipelines), Romana Costruzioni, … oltre che imprese, un tempo ai vertici ma oggi interessate da procedure concorsuali come Cmc, Condotte, GLF (Grandi Lavori Fincosit), Mantovani.

Rileva premettere alla lettura dei dati di bilancio 2021 (e alla consultazione dei siti esplicativi delle singole società in classifica) che il mondo delle costruzioni è particolarmente polarizzato tra una sola realtà al vertice (Webuild) che distanzia in modo del tutto anomalo nel confronto europeo tutte le altre che possono fregiarsi del titolo di general contractors. Cioè quelle organizzate per poter affrontare le commesse (soprattutto pubbliche ma anche private) coordinando tutti i possibili subappalti e quindi una pletora di fornitori (di lavori e di prodotti).

Tralasciando le imprese specialistiche, il cui mercato è per sua natura ristretto a quelle che dispongono di specifiche qualifiche nonché risorse dedicate, la stragrande maggioranza delle altre generaliste (stimabili nell’impressionante numero di 800 mila), anche quando organizzate in forma imprenditoriale, nella realtà non sono riuscite a evolversi dalla loro matrice (e mentalità) artigianale.

In questa categoria di operatori della trasformazione permanente del territorio (a differenza che nell’imprenditoria di progetto che fornisce servizi anziché lavori) non si manifesta una tendenza all’integrazione con gruppi multidisciplinari di ben maggiori dimensioni che permettano di affrontare una concorrenza internazionale tanto agguerrita da poter potenzialmente rafforzarsi anche in Italia attratta dalle opportunità di investimenti del pnrr).

E inoltre non si vedono sforzi di diversificazione in mercati più redditizi quali quelli delle concessioni e delle gestioni. Mentre praticare alleanze (occasionali o permanenti a seconda delle opportunità ma anche delle complementarietà tra i soggetti) per partecipare insieme alle gare è la formula preferita, anche allo scopo di presentarsi al mercato in grado di farsi carico di contratti (soprattutto pubblici) per i quali le singole imprese non hanno adeguate qualifiche, ma è una “scorciatoia” che non fa crescere.

Non dimenticando l’opportunità, per le imprese di costruzioni più sofisticate, di candidarsi per “appalti integrati” nei quali, alleate con società di progetto, possano prevalere più per la qualità delle proposte che per gli aridi numeri delle offerte.

Peraltro, come già rilevato per le società di progettazione, le imprese attive in edilizia (privata) che peraltro sono oggetto di un’indagine ad hoc pubblicata dalla società Guamari, hanno fruito nel 2021 (e ancora per tutto il 2022) di un mercato vivace e in larga misura redditizio quale quello degli interventi sul patrimonio (abitativo) esistente con ricorso alle agevolazioni fiscali con diverse formule note al grande pubblico come superbonus finalizzate all’adeguamento esigenziale/prestazionale.

I nuovi numeri

Le 200 imprese di costruzioni al vertice nel 2021 mostrano numeri a livello reddituale decisamente peggiori rispetto a quanto visto per le società di architettura e ingegneria: infatti se la cifra d’affari totale (27,1 miliardi, per il 31,7 percento realizzata in cantieri all’estero) aumenta del 18,9 percento, ebitda, ebit e utile netto scontano cali rispettivamente del 14,2, 32,7 e 92,3 percento.

Questi numeri deficitari sono fortemente penalizzati dai risultati negativi di Webuild (ma già tornati positivi nella semestrale 2022): infatti le altre 199 imprese in classifica vedono sì ridursi l’utile netto del 38,4 percento, ma incrementano ebitda ed ebit del 10,2 e 10,3 percento.

Lo stato patrimoniale vanta andamenti notevolmente migliori: l’indebitamento finanziario netto si dimezza e il patrimonio netto (oltre otto volte maggiore dei debiti) sale del 2,2 percento.

Allegata a questo articolo, ecco in anteprima l’ultima versione della classifica (con le consuete indispensabili note esplicative) che resterà consultabile, sempre aggiornata in tempo reale (fino alla nuova pubblicazione di una graduatoria stilata in base ai dati di bilancio 2022) nel sito www.guamari.it.

di Aldo Norsa e Stefano Vecchiarino

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