Edilizia residenziale | Scelte costruttive

Risanamento conservativo e nuove funzioni per il complesso colonico Podere Aiaccia

A Rignano sull’Arno è stato realizzato un intervento di conservazione di un patrimonio storico fortemente degradato dall'incuria e dal tempo, per recuperarne valori e memoria. «Rispetto» e «misura» sono state le due componenti del progetto di recupero: rispetto dell'esistente, ascolto delle sue qualità e della sua storia, sensibilità nello scoprire le sue peculiarità e i suoi valori; misura nell'adeguare questi spazi riscoperti a nuovi usi ed esigenze, anche se dettati dalle normative.

Il complesso colonico denominato «Podere Aiaccia», a Rignano sull’Arno in località Volognano (Fi), è di proprietà dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero Diocesi di Fiesole, classificato al vigente strumento urbanistico comunale come «Edificio di valore architettonico e/o ambientale», di rilevante interesse dal punto di vista morfologico/testimoniale e di notevole significatività paesaggistica. Sorge sul limitare della Strada provinciale n. 90 «Torri Volognano Rosano», in corrispondenza di un crinale estremamente ventoso, come ricorda anche il toponimo. Il complesso è costituito da un edificio principale e un annesso, ex-fienile.

La corte interna del complesso colonico
La corte interna del complesso colonico

L’edificio principale si dispone prevalentemente su due livelli ed è caratterizzato da uno sviluppo volumetrico articolato, conseguente alla realizzazione in epoche diverse dei vari volumi che, ad iniziare dal nucleo centrale (riconoscibile dal maggiore spessore murario e dalla maggiore altezza, a tre piani) si sono andati ad aggiungere.
Tipologicamente, il complesso edilizio si può ricondurre al «Tipo del Valdarno». La formazione di tale tipologia è spiegata, da alcuni autori (cfr. G. Salvagnini; R. Stopani, «Medioevali case da lavoratore nella campagna fiorentina», Salimbeni, Firenze), nel fenomeno del declassamento di diverse vecchie case da signore, avvenuta a seguito della crisi economica e demografica del Trecento; tipologicamente, tali edifici si distinguono nettamente dalla casa da lavoratore nata come tale, costituita da volumi elementari. Ne risulta un organismo volumetricamente articolato e, al contempo, architettonicamente compatto.
L’edificio principale è composto da un nucleo centrale, costruttivamente unitario, sviluppato su tre livelli e per un’altezza maggiore rispetto agli altri corpi di fabbrica; quest’ultimi risultano invece svilupparsi su due soli livelli e realizzati in appoggio a tale nucleo principale, in epoche successive e diverse. I vari corpi si presentano anch’essi come volumi elementari, con copertura ad un’unica falda, mentre il nucleo centrale presenta attualmente una copertura a due falde. La tessitura muraria del nucleo centrale, visibile a causa dell’ormai completo distacco degli intonaci, rivela come probabilmente l’attuale assetto altimetrico non sia originario, ma risultato di una successiva parziale sopraelevazione (o riedificazione).

Vista laterale del complesso colonico prima dell'intervento
Vista laterale del complesso colonico prima dell’intervento

ANALISI STORICA

Le ricerche svolte presso l’Archivio di Stato di Firenze e l’Archivio diocesano non hanno consentito una datazione certa dell’insediamento edilizio; se ne ha prima notizia dal Decimario ecclesiale dell’anno 1692. Un fondamentale elemento di ricostruzione della storia del fabbricato è stato lo studio degli spessori e delle tessiture murarie, che hanno consentito l’individuazione di cinque fasi distinte di crescita. Tali fasi sono state quindi ricostruite nel modello virtuale, dove ogni corpo unitario è evidenziato con colore distinto:

  • la fase iniziale, coincidente con la realizzazione del nucleo centrale, probabilmente costituito da una torre di avvistamento (ocra);
  • una seconda fase, corrispondente alla realizzazione del volume posto sul fronte affacciantesi sull’attuale Strada provinciale (bianco), la cui porta di accesso presenta un’architravatura di foggia trecentesca;
  • una terza fase, corrispondente alla realizzazione del corpo di fabbrica prospiciente il fabbricato ex-fienile (marrone), che al piano terra, nella conformazione originaria, doveva costituire il portico carraio, di cui sono ancora visibili l’arco di accesso e gli archi dei vani di comunicazione, successivamente tamponati;
  • le ultime due fasi corrispondono alla realizzazione dei due volumi posti sul lato valle del nucleo principale (verde chiaro e verde scuro).

Gli ambienti interni corrispondono all’elementarità volumetrica dei corpi di fabbrica, pur presentando delle modeste alterazioni, costituite perlopiù da tramezzature di spessore non significativo. Lo schema distributivo risultava invece fortemente alterato.
Il fabbricato ex-fienile, separato dall’edificio principale, è costituito da un unico corpo di fabbrica, a pianta rettangolare, con copertura a due falde; è presente un portico carraio, con arco di accesso, probabilmente costruito in epoca successiva.
Tutte le finiture dell’edificio sono informate alla massima semplicità, con l’unica eccezione di un capitello in pietra scolpita, di datazione incerta, posto in corrispondenza della scala esterna prospiciente il fabbricato ex-fienile.

L'ex-fienile prima dell'intervento
L’ex-fienile prima dell’intervento

STATO DI CONSERVAZIONE ANTE INTERVENTO

Tutto il complesso versava in uno stato di profondo degrado, con lesioni alle strutture murarie derivanti in parte da cedimenti fondali e in parte da infiltrazioni dalle coperture. Le strutture di copertura risultavano in gran parte ammalorate, con diffusi fenomeni d’infiltrazione che, limitatamente al corpo di fabbrica posto lato valle, hanno portato al dilavamento delle strutture murarie e al crollo parziale della copertura; da imputarsi alla medesima causa la deformazione muraria, pronunciata, presente al piano secondo del nucleo centrale. Le restanti parti dell’edificio presentavano alcune fessurazioni visibili in corrispondenza dei giunti murari.
Gli impianti tecnologici risultavano in cattive condizioni, con vistosi interventi di manutenzione provvisoria; sono stati rilevati notevoli fenomeni d’infiltrazione, dovuti alla cattiva tenuta delle tubazioni di scarico.
Alcuni solai, corrispondenti al primo piano di calpestio, risultano non originali e realizzati in laterocemento (nucleo centrale e corpi antistanti l’ex-fienile) o con struttura lignea e soprastanti tavelle, interventi probabilmente realizzati nell’immediato dopo-guerra; non originali anche parte delle scale esterne. Le finiture esterne risultavano in pessimo stato, con superfici intonacate vistosamente degradate, riquadrature delle aperture lesionate e infissi fatiscenti. I piani superiori risultavano utilizzati a civile abitazione, mentre i piani terra e il fienile erano utilizzati per l’attività di conduzione dei campi limitrofi.

Dettaglio del prospetto a valle
Dettaglio del prospetto a valle

LA FILOSOFIA DI PROGETTO

La prima preoccupazione è stata quella di conservare le peculiarità e le caratteristiche proprie di questo singolare complesso, liberandolo dall’incuria e dalle manomissioni ma evitando interventi che si sovrapponessero alla sua specifica identità e memoria, consentendogli di mantenere il proprio ruolo nel territorio e, così, proseguire il suo viaggio nella storia. Conservare è forse proprio questo; consentire a un luogo di continuare il proprio racconto, a volte interrotto dall’incuria, a volte strappato dall’inciviltà. Come ogni persona anche un fabbricato ha una sua storia; la sua conformazione non è mai casuale ma figlia di situazioni che si sono forse perse o cancellate nel tempo e di cui il fabbricato rimane, non più muto, testimone; la disposizione dei suoi volumi nasce dalla natura del terreno, la collocazione delle sue aperture dai venti dominanti e dal paesaggio.
«Rispetto» e «misura» sono necessariamente le due componenti del progetto di recupero: rispetto dell’esistente, ascolto delle sue qualità e della sua storia, sensibilità nello scoprire le sue peculiarità e i suoi valori; misura nell’adeguare questi spazi riscoperti a nuovi usi ed esigenze, anche se dettati dalle normative. Spesso si concepisce la ristrutturazione di un immobile come un mezzo per ottenere un nuovo fabbricato, completamente estraneo all’esistente; s’intraprende così un processo di distruzione di tutti i valori dell’edificio, valori che la storia ci regala; un processo estremamente costoso, non sostenibile, senza memoria e senza luogo.

Smontaggio delle murature ammalorate
Smontaggio delle murature ammalorate

Le scelte progettuali. Le scelte progettuali sono quindi uniformate all’obiettivo di recuperare la leggibilità degli spazi ripristinando l’originario assetto distributivo, eliminando superfetazioni ed elementi incongrui e restaurando gli elementi di valore architettonico e testimoniale della storia e dell’evoluzione del fabbricato. Sono quindi ripristinate le antiche arcate poste al piano terra, così come il portale in pietra, lasciato a vista l’originario muro angolare del nucleo centrale e mantenuti i fuori-piombo delle pareti; nell’edificio ex-fienile vengono ripristinati i grigliati e le originarie aperture.
Inevitabile l’inserimento di nuovi elementi, comunque chiaramente databili e che consentano la leggibilità del manufatto edilizio originario. Le nuove funzioni sono collocate sì con riguardo alla funzionalità delle soluzioni distributive ma innanzitutto a partire dalle peculiarità dei singoli spazi recuperati, dalla qualità degli affacci, dal loro ruolo nell’insieme.

Sostituzione delle murature perimetrali ammalorate
Sostituzione delle murature perimetrali ammalorate

Su richiesta della committenza, tutto il complesso viene destinato alla funzione abitativa, con la creazione di un’unità immobiliare nell’ex-fienile e di tre appartamenti all’interno del fabbricato principale. Lo schema distributivo rispetta quello originario, mantenendone i caratteri essenziali. Nell’edificio principale, l’unitarietà del nucleo centrale è quindi ricostruita accogliendo una delle tre unità immobiliari e valorizzata dalla scala interna che ne collega tutti e tre i livelli restituendone la leggibilità e la continuità verticale; al piano terra la riapertura delle arcate accoglie il secondo appartamento mentre al piano primo è ubicato il terzo appartamento.

Consolidamento della muratura portante mediante sostituzione di uno dei paramenti murari
Consolidamento della muratura portante mediante sostituzione di uno dei paramenti murari
Recupero e consolidamento del vecchio arco
Recupero e consolidamento del vecchio arco

LE SCELTE COSTRUTTIVE

Gli interventi di consolidamento sono stati previsti sempre nell’ottica del recupero del fabbricato nei suoi caratteri originari. Al fine di consolidare le strutture murarie si è dovuto procedere alla realizzazione di fondazioni speciali (micro-pali) e all’esecuzione di sotto-fondazioni. Lo stato di ammaloramento di alcuni tratti murari ne ha richiesto la sostituzione; si è quindi proceduto allo smontaggio, cernita e riuso di tutto il pietrame, ricostruendo le porzioni ammalorate utilizzando per il paramento murario esterno le vecchie pietre mentre internamente è stato usato il mattone pieno.
Gli interventi sono stati eseguiti rispettando le fasi di crescita del fabbricato, come a ripercorrerne la storia. Il paramento murario perimetrale è stato quindi integralmente realizzato con la pietra precedentemente smontata e stoccata in cantiere dopo opportuna cernita; non una bozza di pietra utilizzata proviene da cava, anche locale, essendo stato utilizzato esclusivamente materiale di recupero.

Locali al piano terra ad avvenuto recupero delle arcate e della leggibilità degli spazi originali
Locali al piano terra ad avvenuto recupero delle arcate e della leggibilità degli spazi originali

Si è optato per mantenere tali porzioni in pietra «faccia-a-vista» con stuccatura dei giunti in calce antica, per le seguenti motivazioni:

  • sincerità architettonica: le porzioni di muratura che sono state oggetto di sostituzione degli elementi strutturali degradati vengono così evidenziate nella loro contemporaneità, pur conservando i caratteri dell’edilizia storica;
  • migliore soluzione esecutiva: le murature oggetto di interventi di consolidamento sono a piombo, diversamente dalle murature che non hanno necessitato di tali interventi ma che presentano fuori-piombo anche notevoli; è stato quindi più agevole armonizzare le singole porzioni murarie.
    Piano primo, preparazione dei piani di posa pavimenti e posa manto anti-calpestio
    Piano primo, preparazione dei piani di posa pavimenti e posa manto anti-calpestio

Nei locali al piano terra, interessati da fenomeni di umidità di risalita, sono stati realizzati solai areati con canalizzazioni condotte fino alla copertura, al fine di assicurare il processo deumidificante.
L’avanzato stato di degrado ha reso necessaria l’integrale sostituzione dei solai e delle coperture, che sono state realizzate con la conformazione tipica dell’architettura rurale fiorentina, ovvero travi e travicelli in legno di castagno e scempiato con pianelle in cotto imprunetino, con in aggiunta soprastante soletta di ripartizione in calcestruzzo armato e manto anticalpestio in polietilene espanso estruso Polycell 30 Bluestar spessore 5 mm. La sostituzione dei solai orizzontali ha richiesto uno studio della loro collocazione in quota dato il loro maggiore spessore, al fine di non alterare i volumi preesistenti e ottimizzare l’inserimento degli impianti sotto-pavimento.
Il disegno della sala interna che collega i tre livelli del nucleo centrale è proposto dalle linee essenziali che consentano la leggibilità dei volumi utilizzando materiali della tradizione come il legno di castagno e profili in ferro pieno.

Prove intonaci a calce
Prove intonaci a calce

Una particolare attenzione è stata rivolta all’inserimento degli impianti, prevedendo la loro distribuzione verticale in cavedi opportunamente collocati e armonizzati con gli ambienti interni. Gli impianti di riscaldamento sono, su richiesta della committenza, di tipo tradizionale, con caldaia a condensazione e corpi radianti; quest’ultimi, al fine di ottimizzarne l’inserimento, sono in acciaio dalle linee essenziali. Gli impianti elettrici e speciali sono in parte sotto-traccia e in parte esterni realizzati con cavo a treccia rivestita in tessuto e isolatori in ceramica.
Le superfici interne sono finite a intonaco a calce naturale altamente traspirante KeraKoll linea Biocalce, senza imbiancatura; per gli ambienti posti al piano terra si è utilizzato Biocalce Zoccolatura, ai piani superiori Biocalce Intonaco e successiva finitura superficiale a grana media con rasante traspirante Biocalce Intonachino Granello.
I paramenti esterni sono stati mantenuti a pietra faccia a vista o ripristinati a intonaco a calce come gli ambienti interni. Tutte le strutture lignee sono lasciate a vista, e trattate con vernici all’acqua atossiche. Le riquadrature di porte e finestre sono ricostruite in massello di pietra serena, rigato con nastrino. Gli infissi sia interni che esterni sono artigianali e realizzati in legno di castagno.

L'apertura originale ripristinata
L’apertura originale ripristinata

Per le pavimentazioni è stata usata la classica pianella in cotto imprunetino (cotto Manetti arrotato), valorizzata nel disegno della posa a spina reale con fasce e ricorsi perimetrali.

Posa pavimentazione in cotto imprunetino valorizzata nel disegno della posa a spina reale con fasce e ricorsi perimetrali
Posa pavimentazione in cotto imprunetino valorizzata nel disegno della posa a spina reale con fasce e ricorsi perimetrali
La corte interna, posa del lastricato in Pietra di Santa Brigida
La corte interna, posa del lastricato in Pietra di Santa Brigida

I nuovi elementi, in particolare i locali bagno, sono stati proposti in chiave moderna, proprio ad assicurarne la databilità e la leggibilità nella storia del fabbricato; per i rivestimenti, al fine di contenere il budget di spesa, si è optato per un mix di elementi di particolare pregio (come la serie Azulej di Mutina, combination bianco, estrela, flores, disegnata da Patricia Urquiola, o i mosaici di Porcellanosa) con materiali di ottima qualità ma di fascia più commerciale; ove possibile i piatti doccia sono realizzati a filo pavimento; sanitari marca Globo serie Relais, Space Concept, Bowl e Grace, rubinetteria Gessi serie Small e Ozone.
A recupero della memoria del luogo, negli ambienti di soggiorno sono ricostruiti o riproposti i tradizionali focolari, realizzati in parte con materiale recuperato e precedentemente smontato.

Gli spazi esterni recuperati, il vecchio pozzo
Gli spazi esterni recuperati, il vecchio pozzo

Gli spazi esterni sono recuperati conservandone o ricostruendone l’originale carattere di luogo delle relazioni, relazioni tra gli spazi interni e quelli esterni, relazione degli edifici con il paesaggio e relazioni tra chi questi spazi li abita. Sono quindi ripristinati gli originali muri in pietra e un antico pozzo, a pianta circolare, del quale, dopo accurata ricerca filologica, è stata ricostruita la tipica copertura a falsa cupola. Le pavimentazioni esterne sono in Pietra di Santa Brigida, una cava situata a pochi chilometri dal cantiere, con finitura «fiammata» e posate «a correre».

La nuova scala di collegamento dei vari piano del nucleo centrale
La nuova scala di collegamento dei vari piano del nucleo centrale

Particolare attenzione si è infine posta nella scelta dei corpi illuminanti e nel progetto illuminotecnico. L’illuminazione notturna è di fatto un elemento estraneo all’architettura rurale, ove al massimo era presente un piccolo lume posto in prossimità dell’accesso principale. Si sono pertanto scelti dei corpi illuminanti dal design essenziale (Ares, serie Midna), denunciandone la contemporaneità, con finitura tipo «corten» che ben s’inserisce nella gradazione cromatica dei paramenti murari in pietra. L’illuminazione della corte interna è invece a pavimento con apparecchi a incasso a pavimento con ottica basculante (Ares, serie Petra), che discretamente valorizza le superfici e i volumi del complesso.

Piano primo, il focolare ricostruito con le mensole originali
Piano primo, il focolare ricostruito con le mensole originali
Arch. Silvia Nanni
Arch. Silvia Nanni

Chi ha fatto Cosa
Progettazione architettonica, direzione lavori architettonica, coordinamento sicurezza, progettazione ed esecuzione: arch. Silvia Nanni, San Casciano in Val di Pesa
Progettazione e direzione lavori opere strutturali: ing. Daniele Lapi, Firenze
Progettazione impianti riscaldamento e risparmio energetico: ing. Giacomo Migliorini – 3E Servizi di Ingegneria srl
Opere edili, posa pavimenti e rivestimenti: Piana dei Giaggioli srl
Impianti idro-termo-sanitari: Mp Hydro di Papi Massimiliano – Acomanni Sauro
Impianti elettrici e speciali: S.N. Impianti elettrici di Simone Nannucci – Pierazzini Donello
Imbiancature, verniciature: Ragusa Daniele
Trattamenti: M.M. Di Mauro Magi e Massimo Talozzi snc
Fornitura e posa di infissi interni ed esterni: Omnibus di Sassolini Sergio
Fornitura e posa di infissi interni ed esterni, scala in legno: Falegnameria R.F.
Opere da fabbro: Nardoni Mauro e C. snc
Impianto di depurazione: Idroservice di Pisanu Leonardo

Chi ha fornito Cosa
Pavimenti, rivestimenti, sanitari: Berni srl – Ermini srl
Pavimenti in cotto imprunetino: Becattini Antonio
Pavimentazioni in Pietra di Santa Brigida: Raggi Cave srl
Corpi illuminanti: Comet Marini Pandolfi spa.

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