Fondazione Italcementi | Urbanistica-rigenerazione urbana

Giampiero Pesenti: «Rigenerare città e territorio. È quello di cui il Paese oggi ha un gran bisogno»

Con le parole del presidente di Italcementi, a Bergamo, il convegno organizzato dalla Fondazione Italcementi sulla necessità, ormai indispensabile, di rigenerare le città e il territorio partendo dalle periferie urbane. Come dice Carlo Pesenti, consigliere delegato, «tema innervato nel sociale perché si parla della qualità della vita delle persone, della salvaguardia del territorio e dello sviluppo economico», sostenendo apertamente che «la creazione di valori è la precondizione necessaria per poter condividere il benessere generato dall’impresa».

Giampiero Pesenti | Presidente Italcementi
«Le nostre città e il nostro territorio hanno bisogno di grandi interventi di riqualificazione. Una rinascita che cambi in meglio le realtà urbane, le periferie in particolare, e la vita stessa delle persone che le vivono. È accaduto e accade in molte parti del mondo e dell’Europa: pensiamo a Marsiglia, Berlino, Londra e alle molte altre realtà urbane in cui zone vecchie e degradate dei centri abitati hanno lasciato il posto a quartieri più sostenibili, più belli, più vivibili, contribuendo alla rinascita economica e sociale di intere città.
È quello di cui anche il nostro Paese oggi ha grande bisogno: un’insieme di coraggiose operazioni di recupero di vaste aree inutilizzate o male utilizzate, che consentano di innescare un circolo virtuoso di sostituzione di quegli edifici che non garantiscono più standard accettabili di sicurezza strutturale, di efficienza energetica e anche di vivibilità dal punto di vista architettonico, urbanistico e sociale. Oggi l’innovazione nel campo dei materiali e delle tecnologie ci mette a disposizione soluzioni impensabili in passato ed è nostro dovere far sì che queste conquiste siano a disposizione di tutti, anche, forse soprattutto, di chi vive nelle aree più marginali
».

A Bergamo il convegno. Così, con le considerazioni del presidente di Italcementi >>, a Bergamo, ha avuto inizio un’attenta riflessione sulla rigenerazione urbana attraverso gli interventi sulle periferie, momento di confronto promosso dalla Fondazione Italcementi >>, che ha sicuramente amplificato l’attenzione sul concetto espresso dal senatore a vita Renzo Piano nel manifesto da lui ideato relativo al «rammendo e alla rigenerazione urbana per un nuovo Rinascimento del nostro Paese», azione capace di ridefinire il tessuto delle città e di includere quelle classi sociali che ora vivono in maniera conflittuale il processo di urbanizzazione.CONVEGNO_FONDAZIONE_ITALCEMENTI2015

Carlo Pesenti | Consigliere delegato Italcementi
«È un tema profondamente innervato nel sociale: parliamo della qualità della vita delle persone, della salvaguardia del territorio e dello sviluppo economico. Lo diciamo apertamente: la creazione di valore è la precondizione necessaria per poter condividere il benessere generato dall’impresa. Un’operazione dove gli interessi collettivi si intrecciano con gli interessi dell’impresa, verso un Rinascimento sociale ed economico del nostro Paese. Questa operazione, però, può essere declinata solo attraverso una grande visione politico-istituzionale che incoraggi l’innovazione sostenibile di prodotti e processi. Noi ci sentiamo in prima linea su questo fronte, insieme a molte altre imprese italiane».

Gruppo di lavoro G124. Come sopra scritto, in questo quadro l’architetto Renzo Piano ha realizzato un video manifesto (presentato in anteprima nel convegno) focalizzato sul concetto di rammendo e rigenerazione urbana, ovvero un intervento nelle periferie che sappia essere inclusivo, coinvolgendo la popolazione dei quartieri interessati. Questo manifesto si pone in linea con la decisione dell’arch. Piano di devolvere il suo emolumento come senatore a favore di alcuni gruppi di lavoro incaricati di studiare alcune periferie italiane. Ogni studio è guidato da un «tutor», allievo o collaboratore dell’arch. Piano, in un gruppo di lavoro complessivo chiamato G124 >>, che prende il nome dal numero dell’ufficio del senatore a Palazzo Giustiniani, trasformato in un laboratorio per progettare la riqualificazione delle periferie delle città italiane. Clicca qui per scaricare l’intervento di Renzo Piano >>

Progetto Rifo. Il tema posto dal «manifesto sul rammendo e sulla rigenerazione» è quello che sta alla base anche del progetto Rifo, promosso da Italcementi e realizzato dall’Università di Bergamo con il coordinamento dalla prof. Emanuela Casti, che in un video ha spiegato il percorso di ricerca che ha portato a individuare in diverse città lombarde, e tra queste in particolare Bergamo, gli spazi inutilizzati che potrebbero essere recuperati in un’ottica di «rigenerazione urbana». Strategia che prevede la demolizione di caseggiati ormai non più sostenibili dal punto di vista della sicurezza e delle qualità ambientali, architettoniche e urbanistiche e la loro sostituzione con edifici realizzati con nuovi materiali e tecnologie.

DIBATTITO

Arch. Mario Cucinella «A volte per migliorare la vita di un quartiere può bastare una nuova biblioteca, un giardino curato, un percorso pedonale tra una scuola e una palestra. Non interventi dall’alto, da «archistar», ma soluzioni che migliorano la vita quotidiana e favoriscono l’incontro tra le persone».
Arch. Mario Cucinella
«A volte per migliorare la vita di un quartiere può bastare una nuova biblioteca, un giardino curato, un percorso pedonale tra una scuola e una palestra. Non interventi dall’alto, da «archistar», ma soluzioni che migliorano la vita quotidiana e favoriscono l’incontro tra le persone».

L’arch. Mario Cucinella, da sempre attento ai temi della sostenibilità e del recupero urbano in ottica di place for people e fondatore dell’organizzazione no profit «Building green future», ha raccontato la sua esperienza «sul campo» nel rammendo delle periferie. Cucinella è infatti tra i «tutor» del progetto G124 e il suo gruppo di lavoro si è concentrato sull’area urbana di Catania, in particolare il quartiere di Librino.

È intervenuto Silvano Petrosino, filosofo e professore associato dell’Università Cattolica, spiegando «l’impossibilità dell’uomo di non abitare, ovvero di prendersi cura dei luoghi e della loro buona gestione. Una legge ormai capovolta che occorre ripristinare per aprire le possibilità del nuovo Rinascimento».

Lo scrittore ed economista Geminello Alvi ha invece proposto un’originale analisi del tema della città e della necessità di funzioni e forme, volte a ridefinire comunità concrete. Alvi ha comparato il nuovo Rinascimento a quello antico, mettendo a confronto i diversi scenari demografici e lanciando un’ipotesi di rigenerazione spirituale e politica per l’Italia, immaginando un futuro confederale retto da uno stato minimo liberista.

Il confronto si è poi concentrato sulla creazione di valore economico associata ad iniziative di rammendo e rigenerazione urbana, con il contributo di Francesco Daveri (economista ed editorialista del Corriere della Sera), che ha portato l’analisi di due casi. Il primo, un’esperienza: Harlem, il quartiere di New York dove il passaggio da una situazione di immobili in affitto per categorie tradizionalmente in transizione (come studenti o immigrati) ad una politica a favore delle case di proprietà ha segnato anche la crescita del senso di appartenza, permettendo la rigenerazione. Il secondo, un auspicio: un sistema d’incentivi per spingere i migliori professori a lasciare i quartieri centrali per quelli periferici.RELATORI CONVEGNO FONDAZIONE ITALCEMENTI

Nel ricordare come l’evoluzione del concetto di riuso, iniziata negli anni ottanta con il recupero dei centri storici e giunta finalmente alla rigenerazione e ricucitura dei tessuti urbani periferici, richieda la diffusione di nuovi strumenti operativi e gestionali, sia finanziari che urbanistici, Aldo Mazzocco (Ceo di Beni Stabili Siiq spa e presidente di Assoimmobiliare) ha illustrato due esempi concreti di tale evoluzione: la rigenerazione sostenibile del complesso Torri Garibaldi in area Porta Nuova a Milano, recentemente ultimata, e il progetto Symbiosis, che andrà a ricucire il territorio urbano in area Porta Romana, sempre a Milano, in adiacenza con il nuovo Museo della Fondazione Prada e con l’area dismessa dell’ex scalo ferroviario.

Giorgio Gori con Mario Cucinella
Giorgio Gori con Mario Cucinella

Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha segnalato, infine, come la ricerca di nuove prospettive di sviluppo nel settore della mobilità e del trasporto e il recupero e la restituzione di aree dismesse e periferiche risultino elementi centrali anche nell’azione amministrativa di una media città storica italiana come Bergamo, scelta anche come «caso studio» del progetto di ricerca Bergamo 2.035, condotto da Università di Bergamo e Harvard University con il supporto della Fondazione italcementi. Il sindaco di Bergamo si è soffermato poi sulla volontà e la necessità di rigenerazione degli spazi periferici anche attraverso l’efficientamento degli edifici pubblici e privati, la qualità e la sostenibilità del costruire, lavorando ad un Rinascimento urbano che riesca a coinvolgere direttamente la cittadinanza.

L’architetto Michele Molè, progettista del Padiglione italiano a Expo 2015, ha illustrato il progetto architettonico di «Palazzo Italia», dalla genesi come idea di coesione, intesa come forza di attrazione che genera un ritrovato senso di comunità e di appartenenza (elemento chiave di ogni progetto di rigenerazione urbana), fino alla concreta realizzazione, resa possibile da straordinari elementi di innovazione tecnologica e sostenibilità, assieme al know-how e al saper fare delle imprese italiane coinvolte, tra cui Italcementi, che ha ideato per la struttura di Palazzo Italia un innovativo cemento biodinamico.

LA RICERCA ITALCEMENTI: PALAZZO ITALIA A EXPO 2015

Infatti, all’Esposizione universale di Milano, in programma da maggio a ottobre 2015, Italcementi è presente con un nuovo materiale, frutto della capacità di ricerca e di innovazione del Gruppo: il cemento biodinamico. Un prodotto unico per proprietà e caratteristiche, con cui sono realizzati l’intera superficie esterna e parte degli interni di Palazzo Italia, luogo-icona di Expo 2015. Con il cemento biodinamico, Italcementi porta l’innovazione in un settore solo all’apparenza «tradizionale» come quello dei materiali per le costruzioni e conferma la dimensione innovativa e creativa del made in Italy, sempre pronto ad accogliere le sfide proposte dal mondo dell’architettura.
Quello che lega le Esposizioni universali a Italcementi, del resto, è un legame storico: dalla medaglia d’argento all’Expo del 1867 di Parigi, passando per il successo internazionale del Padiglione Italiano in cemento trasparente simbolo di Expo Shanghai 2010, fino al nuovo cemento biodinamico che caratterizza Palazzo Italia a Expo Milano 2015. Italcementi dunque di nuovo protagonista, con performance e soluzioni che danno corpo alla qualità architettonica e ingegneristica che l’Italia è in grado di esprimere.

I numeri della pelle di Palazzo Italia.

  • 9.000 mq superficie esterna
  • oltre 750 i pannelli tra piani e curvi, tutti diversi l’uno dall’altro
  • 4 x 4,20 metri la dimensione tipica dei pannelli
  • 10.560 le ore di ricerca dedicate al progetto
  • 15 i ricercatori coinvolti nella messa punto del nuovo prodotto
  • 2.000 le tonnellate di cemento biodinamico utilizzate.

Il cemento biodinamico. Il Padiglione italiano sarà il cuore pulsante di Expo 2015. Il progetto architettonico dello studio Nemesi & Partners ha previsto la realizzazione di una struttura complessa, che richiama nel suo aspetto esteriore e in alcuni spazi interni le forme di una foresta ramificata. L’intera superficie esterna e parte degli interni saranno costituiti da pannelli di cemento biodinamico i.active Biodynamic, realizzati con tecnologia Styl-Comp utilizzando il nuovo materiale concepito in i.lab, il cuore della ricerca e dell’innovazione di Italcementi.
Il nome del prodotto racchiude le sue innovative caratteristiche. La componente «bio» è data dalle proprietà fotocatalitiche del nuovo cemento, ottenute grazie al principio attivo Tx Active brevettato da Italcementi. A contatto con la luce del sole, il principio attivo presente nel materiale consente di «catturare» alcuni inquinanti presenti nell’aria, trasformandoli in sali inerti e contribuendo così a liberare l’atmosfera dallo smog. La malta, inoltre, prevede l’utilizzo per l’80% di aggregati riciclati, in parte provenienti dagli sfridi di lavorazione del marmo di Carrara, che conferiscono una brillanza superiore ai cementi bianchi tradizionali. La «dinamicità» è invece una caratteristica propria del nuovo materiale, che presenta una fluidità tale da consentire la realizzazione di forme complesse come quelle che caratterizzano i pannelli di Palazzo Italia. Grazie alla sua particolare lavorabilità, i.active Biodynamic può penetrare nei casseri (progettati uno ad uno), messi a punto da Styl-Comp, fino a formare il disegno finale del pannello, il tutto garantendo una straordinaria qualità superficiale.
Il nuovo materiale presenta, inoltre, caratteristiche di lavorabilità e resistenza straordinarie se confrontato con le malte classiche. Ha una fluidità iniziale di tre volte maggiore (300 mm contro 100 mm), è due volte più resistente alla compressione (oltre 60 MPa a fronte di 30 MPa delle malte classiche) e due volte più resistente alla flessione (oltre 10 MPa a fronte di 5MPa delle malte classiche).

Palazzo Italia a Expo 2015 | ©Nemesi & Partners
Palazzo Italia a Expo Milano 2015 | ©Nemesi & Partners

Le innovazioni di Italcementi. L’impegno di Italcementi Group nella ricerca e nell’innovazione riveste un’importanza strategica per il suo sviluppo, la sua competitività e la sua capacità nel contribuire a migliorare la qualità della vita delle comunità. Essere innovativi, per Italcementi, significa sviluppare prodotti e applicazioni per costruire in modo più efficiente e a costi più bassi opere che siano sostenibili, sicure, confortevoli e ad alto contenuto estetico, con una forte attenzione al territorio e alla riduzione dell’uso di materie prime. Dal 2005 il tasso di innovazione è più che triplicato, passando dall’1,5% al 5,3%, in termini di fatturato dei prodotti innovativi rispetto al fatturato complessivo. Un tasso significativo in un settore considerato tradizionale come quello dei materiali per le costruzioni.
La spiccata propensione all’innovazione di prodotto ha portato negli anni allo sviluppo di molti prodotti unici e innovativi:

  • il cemento fotocatalitico a base del principio attivo Tx Active, con le sue proprietà disinquinanti e autopulenti, in grado di contribuire al miglioramento della qualità dell’aria
  • il cemento trasparente i.light, usato per le pareti esterne del Padiglione italiano all’Expo di Shanghai 2010 e particolarmente apprezzato dal mondo dell’architettura
  • il cemento per la creatività i.design Effix, utilizzato dai designer per realizzare complementi d’arredo e di design
  • il cemento drenante i.idro Drain, che consente di realizzare strade e pavimentazioni che rispettano il ciclo naturale dell’acqua
  • il cemento biodinamico i.active Biodynamic, un innovativo prodotto che viene utilizzato per la realizzazione di Palazzo Italia a Expo 2015: una malta innovativa caratterizzata da alta resistenza meccanica e fluidità, destinata alla realizzazione di elementi architettonici non strutturali dalle geometrie complesse e a sezione sottile.

Prodotti, quelli sviluppati da Italcementi, che l’azienda mette a disposizione del mondo dell’architettura, con il quale esiste da decenni una stretta collaborazione. Ricercatori e architetti fianco a fianco nella ricerca di soluzioni e materiali in grado di affrontare nuove sfide e andare oltre le stesse caratteristiche tradizionali dei materiali per le costruzioni, all’insegna della sicurezza, della durabilità, del design e della sostenibilità.
Cuore dell’innovazione del Gruppo è i.lab, il Centro ricerca e innovazione, progettato dall’architetto americano Richard Meier e situato all’interno del Parco scientifico tecnologico KilometroRosso di Bergamo. L’edificio si sviluppa su uno spazio di 23mila metri quadrati e ospita ingegneri, tecnici e ricercatori impegnati quotidianamente nello studio e nello sviluppo di innovazioni tecnologiche, funzionali ed estetiche dei nuovi materiali per le costruzioni. i.lab, costruito in linea con la concezione di Italcementi di innovazione, di sostenibilità e di eccellenza architettonica, è la sintesi della più avanzata tecnologia in termini di qualità dei materiali e di tecnologie per la green construction. Un luogo della conoscenza e del sapere scientifico.

Il Padiglione italiano a Expo Shanghai 2010
Il Padiglione italiano a Expo Shanghai 2010

Italcementi e l’architettura. Con i suoi materiali e il suo know-how, Italcementi Group è da sempre protagonista di progetti innovativi e ad alto contenuto tecnologico. Oggi il Gruppo raccoglie e rilancia la sfida dell’innovazione, offrendo alla building community una piattaforma integrata di servizi, prodotti e soluzioni per un’architettura intesa come strumento di trasformazione sostenibile del territorio. Un impegno che si è tradotto nel sostegno ai principali appuntamenti di confronto e dialogo con il mondo della progettazione in Italia e all’estero. Citiamo come esempi la partecipazione alla Biennale di Venezia, la collaborazione con Triennale di Milano, la sponsorizzazione del congresso mondiale degli architetti di Torino, la partnership con il Maxxi sul progetto espositivo dedicato alla figura di Pier Luigi Nervi.
Tra le iniziative sostenute da Italcementi Group a livello internazionale, il premio d’architettura al femminile arcVision Prize Women and Architecture, ideato per promuovere i migliori progetti di visione del sociale.
Gli studi e le sperimentazioni di Italcementi, in laboratorio e sul campo, hanno permesso di affrontare le complesse tematiche progettuali proposte dai grandi architetti contemporanei, dallo sviluppo di prodotti sempre più sofisticati a soluzioni strutturali e tecnologiche avanzate, dall’ottimizzazione delle tecniche costruttive della prefabbricazione a metodologie e modelli green per edifici sostenibili.

Una considerazione. Partiamo dall’aspetto visivo: alcune pellicole dei principali registi italiani (tra questi Fellini e Visconti) ci hanno presentato straordinarie immagini delle periferie italiane negli anni ’50 e ’60, gli anni che vanno dalla ricostruzione post-bellica al boom economico. Erano periferie che possiamo definire nude e crude, non organizzate, luoghi che ci facevano considerare assurdi i confini delle città, con una condizione suburbana inaccettabile, in preda all’abusivismo, spesso soggetta ad una specie di rassegnazione sociale. Se quelle periferie erano lo sfondo urbano delle città diffuse e per lo più proletarie, ora sono la cornice dove chi vi abita è salito nell’ipotetico gradino della scala del ceto sociale, divenendo ceto medio ma, purtroppo, espressione di un ceto che si sta impoverendo e che subisce oltre misura il sistema economico che lo sta assediando e gli effetti di una conseguente crisi alla quale non si riesce a porre fine.
Quella era una periferia, architettonicamente parlando, frutto della programmazione dell’incoerenza urbanistica, degna esemplare ora e conferma di uno sviluppo incontrollato che si è via via protratto su tutto il territorio nazionale con differenze legate esclusivamente alle caratteristiche e alle concezioni politiche delle amministrazioni comunali che si sono succedute.
L’attenzione della Fondazione Italcementi è la conferma di quanto sia urgente tornare a parlare dell’emergente centralità della periferia. Emergente centralità proprio perché la periferia ha assunto ormai un ruolo di inequivocabile spessore nella vita di chi vi abita e lavora, specifiche funzioni urbane. Sovente si è parlato di megalopoli, sovente di paesaggio malato. La condizione urbana nell’Italia contemporanea è divenuta un classico del confronto politico-sociale, eppure genera una situazione paradossale che produce difficoltà insormontabili anche quando le amministrazioni si pongono l’ambizione di far rispettare le regole, la valorizzazione delle aree urbane e con essa la coesione sociale. Se è vero che le città e con esse soprattutto le periferie deindustrializzate sono in cerca di economie, allora è il momento di fare della questione urbana-periferica in Italia un’asse affinché le economie vadano in cerca delle città e delle periferie.

a cura di Livia Randaccio e Angela Canullo

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here