SPECIALE | SAIE BARI 2023 | LE AZIENDE di Pietro Mezzi

Concluso il biennio d’oro, è l’ora del Pnrr

Terminata la fase di forte crescita degli ultimi due anni, se ne sta aprendo un'altra all'insegna del Piano nazionale di ripresa e resilienza e delle altre numerose opere pubbliche, soprattutto infrastrutturali. Ma non sono pochi quelli che prevedono un futuro incerto. Intanto, ottimisti e dubbiosi si ritrovano al Saie di Bari per confrontarsi su qualità e sostenibilità. E con loro abbiamo parlato

“Anni irrepetibili, quelli appena trascorsi”. “Un biennio da ricordare”. “Incrementi a due cifre percentuali”.
Sono questi i commenti più ricorrenti degli operatori delle costruzioni per descrivere i successi di mercato del mondo dell’edilizia nel biennio 2021-2022.
E in effetti così è andata. Il post Covid ha visto il decollo di un settore, quello delle costruzioni, con incrementi prima d’ora sconosciuti. Una crescita che ha trascinato il Pil nazionale, complici le agevolazioni dei vari bonus edilizi e del 110% in particolare.
Ma la corsa pare giunta al termine.
Il quadro macroeconomico di oggi è decisamente cambiato, a causa dell’alta inflazione a livello globale, dell’innalzamento dei tassi di interesse e del costo del denaro, della contrazione dei mutui, che colpiscono in particolare le compravendite di abitazioni e quindi il settore residenziale, che nel biennio dorato ha rappresentato la spina dorsale dell’edilizia.
Oggi, ce lo raccontano i manager delle società che abbiamo intervistato, prevalgono i dubbi sul domani, anche se dietro l’angolo, forse non per tutti ma sicuramente per molti, ci sono gli appalti miliardari del Piano nazionale di ripresa e resilienza, alcuni dei quali messi già a terra, mentre altri lo dovranno essere a breve pena la perdita del contributo europeo nato dal Next Generation Eu di qualche anno fa.
Ma il futuro non è solo Pnrr. Svoltato un altro angolo sta per partire la massa di risorse legate alle grandi opere infrastrutturali, ferroviarie in particolare.
Per questo, nonostante permanga la nostalgia per il biennio andato, le prospettive delle costruzioni non sono così male.

Il Rapporto Cresme

Ce lo dice anche il recente Rapporto congiunturale del Cresme, giunto alla sua XXXIV edizione, che non nasconde certo i problemi, ma che mostra, per l’industria italiana delle costruzioni, prospettive interessanti.
“I dati delle economie mondiali – si legge nel Rapporto – mostrano un rallentamento, con valori di Pil tra i più bassi di questo inizio secolo, anche se l’Italia, a differenza di altri Paesi, ha avuto performance migliori delle attese”.
Lo stesso centro di ricerche romano loda l’operato del nostro Paese.
“Alla luce dei dati macroeconomici possiamo dire che in questi anni l’Italia ha operato bene dal punto di vista degli indicatori. In questo contesto favorevole, è stato il settore delle costruzioni a essere protagonista della crescita del Paese, sia nel 2021 che nel 2022”.
Per l’anno in corso Cresme prevede un leggero calo della produzione del comparto edilizio, in cui stanno rallentando i lavori di riqualificazione. Un effetto dovuto anche all’onda alta dei due anni precedenti.
Ma per l’industria nazionale delle costruzioni si sta aprendo una nuova fase di sviluppo, rappresentata dall’attuazione dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che devono essere realizzati in tempi stretti.
Ma non c’è solo il Pnrr, ricordano i ricercatori dell’istituto romano.
“Il mercato delle opere pubbliche è cambiato anche senza il Pnrr. Basti osservare i dati del triennio 2019-2021: in questi tre anni sono stati messi a gara, in media, qualcosa come 40 miliardi di euro all’anno. E nel 2019 e anche nel 2020, di Piano nazionale ancora non se ne parlava. Quello che abbiamo di fronte, con il consistente ammontare delle risorse, è un quadro di modernizzazione del Paese, che riguarda le reti ferroviaria e stradale, le infrastrutture aeroportuali, i porti, i nodi di connessione, lavori che sono maturati proprio in quegli anni. L’onda delle opere pubbliche ha iniziato a muoversi e avrà tempi realizzativi differenti da Pnrr. Di queste tendenze il mondo delle costruzioni dovrà tenerne conto”.
Il quadro dominante, anche dei prossimi anni, sarà quello delle opere pubbliche. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è importante, ma il mondo delle opere pubbliche è un’altra cosa ancora.
Con il 2023 lo scenario è però cambiato. Ieri la competizione si svolgeva in un contesto favorevole all’interno del quale tutti vincevano, ora non è più così. Oggi si riaffacciano temi come competitività, qualità, produttività, digitalizzazione, che per qualche anno erano stati messi da parte. E affiorano i primi dubbi e le incertezze.

I commenti

Commenti differenti, quelli raccolti nell’inchiesta che il nostro giornale ha svolto nelle scorse settimane con una ventina di operatori e che riportiamo in questo speciale. C’è chi si dice preoccupato per l’anno che si sta per chiudere e per il prossimo, chi invece guarda al domani con grande ottimismo confidando nel Pnrr e nel pacchetto di opere pubbliche prossime all’avvio.
Opinioni divergenti, non tanto sul trend macroeconomico che caratterizza il settore, ma dipendenti dal tipo di prodotto: chi produce e vende caldaie, ad esempio, molto apprezzate con il Superbonus e per l’efficientamento energetico delle nostre case, si mostra ora preoccupato per il futuro; chi può invece vantare una vasta gamma di prodotti, in particolare per la ristrutturazione edilizia e il restauro infrastrutturale, vede il futuro ancora rosa, in attesa delle opere pubbliche in programma.

Tutti a Bari

Giudizi unanimi invece circa la presenza al Saie di Bari. Tutti desiderosi di esserci, di farsi vedere, di tornare al rapporto diretto, alla stretta di mano, di essere al Sud, in Puglia in particolare, che rappresenta per molti un mercato dinamico e interessante.
Esserci anche per presentare nuovi prodotti, gli sforzi fatti in materia di sostenibilità, con soluzioni attente alla riduzione delle emissioni di CO2 e sistemi costruttivi sempre più leggeri e sempre più realizzati off-site.
Cresce infine il mercato dei prodotti e dei sistemi per la sicurezza sul lavoro. Un segnale positivo non solo per le aziende, ma anche per chi in cantiere ci lavora tutti i giorni.

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